Il tradimento dei poteri o il suicidio della libertà

(di Carmelo Fucarino)

Per chi, come me, ha vissuto il momento di trapasso dalle società organizzate sotto l’ideologia nazi-fascista (non ne erano esenti nemmeno la cosiddetta democrazia inglese e i libertari Stati Uniti, dove si erano subdolamente infiltrati elementi chiaramente illiberali) e ha seguito gli entusiasmi e le promesse libertarie del dopoguerra, pur con le dovute resistenze e le frenate di assestamento, percepisce l’angosciante e disperata sensazione di deriva delle odierne società, globale, come lo sono i sistemi politici e le organizzazioni economiche, perfino i semplici stili di vita quotidiana. È in ciascun individuo di ogni angolo della terra un senso disarmante di confusione e di dubbio, la percezione di grave turbamento davanti alle ingiustizie e alla sopraffazione di una piovra che stritola i cittadini. Non c’è società che ne sia immune. Il banditismo finanziario ha coinvolto tutti gli Stati e non se ne intravede la fine. A cominciare dalla mitica frode di Enron, ai pazzeschi inganni della finanza statunitense e ai recenti crac bancari mondiali, la follia del guadagno criminoso è giunta fin dentro le stanze dell’insospettabile Stock House di Wall Street con la beffa di Bernie Madoff che con il celeberrimo schema Ponzi ha alleggerito di 50 miliardi le tasche dei gonzi (oltre alla solita Florida, qualche spericolata banca europea ed italiana e l’ingenuo Steven Spielberg). L’altro ieri la turpe truffa di 50 milioni di dollari da parte di sette ospedali newyorkesi (qualcuno cristiano) ai danni del Medicaid, istituto di aiuto dei tossicodipendenti. Ancora ieri in India il crac della Satyam Computer per una frode contabile di 1,4 miliardi di dollari da parte del suo fondatore. Perciò l’attesa fideistica, la speranza messianica in Obama, che ben poco potrà fare, perché generato e sostenuto dallo stesso sistema. Il suo seggio dell’Illinois è stato offerto al migliore pagante dal governatore Blagojevich che, incriminato, ha rifiutato fino all’impeachment di dimettersi. In tutti gli Stati del mondo, con qualsiasi sistema politico, si assiste ad un crescendo di rapine, malversazioni e truffe da parte di finanzieri, capitani d’industria e politici che ci atterrisce e riempie di disperazione e di sconforto. Il denaro è divenuto strumento e simbolo unico di potere e di dominio.
In questo contesto malavitoso in cui il pericolo proviene dagli organi democraticamente eletti che per statuto dovrebbero tutelare e salvaguardare i diritti degli elettori, i media e soprattutto la televisione che si sperava al suo apparire strumento di diffusa democrazia culturale, di libertà e di emancipazione delle masse, è distorta a macroscopico e globale fenomeno di persuasione occulta e non, di lavaggio del cervello. Oggi siamo schiacciati da un tale ed esorbitante sistema scientifico di falsificazione della realtà che è estremamente difficile distinguere l’informazione dalla propaganda e dalla mistificazione. Impera una subdola ed accattivante coercizione degli animi, tanto che i mezzi di comunicazione di massa sono divenuti strumenti per eccellenza di mercificazione della mente e di asservimento delle volontà. Così più drammaticamente l’Internet dell’assoluta libertà, fin dall’origine definitasi tragicamente world wide web, “la vasta rete di ragnatela universale”, fagocita chi, mosca imprudente, incautamente vi si impiglia. La rete propaganda come certe opzioni false di libertà, salvo a non svelare la sua natura di autorità vigilatrice che interviene subito con l’oscuramento dei dissidenti o dei disturbatori. Si può però immettere in rete tutta l’immondizia, il trash, che si vuole, madornali bugie o falsità o pura prova di asineria esibizionistica, spacciata, sotto la copertura dell’anonimato, per libera e formatrice informazione culturale (non esente Google, ma anche l’immensa ed assai insicura Wikipedia). La massa delle informazioni che vi circolano è così immensa che, se si volesse controllarle e correggerle, non basterebbe una vita. Ultima arrivata e non meno dirompente, facebook, pervasiva e pericolosa, perché si vale del più convincente dei linguaggi, l’immagine. Davanti al sadico piacere dell’apparire, dell’esserci, che non si ferma neppure davanti all’autolesionismo sadico (De Filippi docet), dal turpe furto di immagine del telefonino, fugace, locale e personale, si è passati alla vergogna della gogna mediatica o della falsificazione cosmica, in qualunque selva o deserto ci sia un punto internet. Fa sbellicare dalle risate la polemica se in rete è osceno il seno di una madre che allatta (censurato nella pruriginosa Inghilterra), le tante Madonne Galactousai, o il volto di Riina e i suoi fan (in-censurati). C’è ormai una massa di schiavi dell’informazione mediatica, priva di libertà di scelta e di decisione, che ha svenduto la propria intelligenza al migliore offerente imbonitore. Essere al Grande Fratello è un onore, come si vantano allo Zen. E questo fa terribilmente paura, perché non si può immaginare fin dove si sposterà il limite della libertà individuale. Brandendo come clava il fatidico 11 settembre, si continua a togliere all’individuo ogni elementare diritto alla libertà personale. La monarchia inglese dell’habeas corpus e della privacy scheda e filma in ogni luogo, forse anche nel wc, ogni atto dei suoi cittadini, ne registra ogni gesto quotidiano. A quando anche i pensieri?
Perciò il senso di frustrazione e di terrore davanti all’invadenza dello Stato Moloch, che affida nelle sole mani di un individuo i dati personali e la vita dei cittadini del mondo, che vieta le intercettazioni del suo clan di potere, ma le usa indiscriminatamente nei riguardi dei sudditi (occorsero dieci anni per sincerarsi di De Andrè). Pensate se li avesse avuto Hitler! E la follia di Hitler è stata soltanto un incidente di percorso? Basta uno sguardo alle odierne valvole di sfogo, le selvagge e ferine stragi localizzate in siti vicini e lontani.

0 pensieri riguardo “Il tradimento dei poteri o il suicidio della libertà

  • 12 gennaio 2009 in 01:46
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    Per passione ho una certa dimestichezza con entità virtuali, gestite secondo i principi della community e del social network e devo confessare che la riflessione di Carmelo offre un interessante spunto di discussione.
    Quando nacque, internet era prevalentemente un mezzo per scambiare informazioni, nato in ambito universitario con finalità esclusivamente didattiche.
    Lo svilupparsi delle sue potenzialità è stato però spesso accompagnato da una demonizzazione di un mondo intricato ritenuto pericoloso perchè vasto e difficile da esplorare.
    Internet come le colonne d’Ercole.
    La rete è un mezzo e come tutti i mezzi può essere usato bene o male.
    Un coltello può essere una posata o un’arma.
    Quante volte leggendo un quotidiano, scopro di essere venuto a conoscenza delle stesse notizie il giorno prima su internet?
    Quante volte su un blog mi è stato possibile esprimere liberamente la mia opinione su fatti e notizie piuttosto che subirli passivamente?
    Facebook nacque da un gruppo di studenti universitari che lo usavano per scambiarsi i compiti.
    Oggi è un fenomeno di costume,che personalmente ritengo non abbia nè infamia nè lode.

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