POCO EMOZIONANTE IL MAHLER DI FERRO PER FESTEGGIARE IL MASSIMO

( Salvatore Aiello)

 

Vivo successo per la serata celebrativa del doppio anniversario: i 120 anni dell’inaugurazione del Teatro Massimo di Palermo e i venti dalla sua riapertura avvenuta il 12 maggio 1997, dopo un ventennio di vergognosa chiusura le cui responsabilità e motivazioni, a tuttora, non sono del tutto chiare. Simbolica la scelta della Seconda Sinfonia di Gustav Mahler “Resurrezione”.  Soffermandoci nel sofferto percorso compositivo non si può prescindere da quanto dichiarava l’autore  che sosteneva d’aver racchiuso in suoni, esperienze, sofferenze, verità e poesia. Mahler aveva così piena consapevolezza di vivere un iter umano e musicale difficile e laborioso, intento a conciliare la tradizione intrisa di nostalgia per i perduti mondi lontani e l’urgenza di sentirsi partecipe di un cambiamento  decisivo per la storia del secolo cui apparteneva. Assai lunghi, ben sei, anni per elaborare questa Sinfonia che dopo il  felice movimento iniziale del 1888  si concluse nel 1893. Dopo la stesura del “Totenfeier”, solo nel 1893 tornò alla composizione dell’Andante Moderato, dello Scherzo e dell’orchestrazione di Urlicht.  Il risultato non sembrò del tutto omogeneo e nel 1894 la poesia di Klopstock,  i cui versi erano stati inseriti nella cerimonia commemorativa per la morte di Hans von Bulow,  lo colpirono e illuminarono la sua anima. Il termine redentrice segnò lo spunto iniziale per la definitiva scrittura  del finale. La complessità e la discontinuità che vi serpeggiano raccontano l’ansia del musicista di racchiudere un mondo intento ad abbattere la tradizione.

(ph. Fr. Lannino)

La direzione di questa “cantata sinfonica” veniva affidata a Gabriele Ferro a capo di un’orchestra di grandi proporzioni con l’aggiunta di corni e trombe. Sin dall’Allegro Maestoso ci si inoltrava in un’atmosfera drammatica e austera con una vena di funebre canto dove il fortissimo e il pianissimo ne avrebbero dovuto concludere  gli esiti e da quel momento abbiamo compreso che la scelta delle sonorità e una certa distratta attenzione ai segni della partitura toglievano l’armonia richiesta; anche l’Andante Moderato mostrava lo stesso squilibrio tra gli archi e i fiati maggiormente evidenziato nello Scherzo denso di angoscia che però non veniva rischiarato della presenza degli agitati ottoni. In tanta atmosfera poco emozionante, Urlicht, breve poesia popolare, ci ha riconciliato con la grande musica: Marianna Pizzolato con il suo canto nobile, timbrato, dal fraseggio duttile, dall’emissione morbida ha lasciato il segno di una cantatrice completa nell’Opera e nella Musica Concertistica. Nel quinto tempo emergeva il pletorico organico orchestrale al servizio di una musica che coniuga slanci selvaggi e nobile corale eseguiti in lontananza da corni e trombe esagitate. A conclusione Aufersteh’n affidato alle voci della Pizzolato e della ben inserita Rachel Harnisch; apprezzabile l’attacco del Coro. Sold out la sala, folla davanti al maxischermo allestito nell’antistante piazza.

 

 

 

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