LE OTTO MONTAGNE

 ROMANZO DI PAOLO COGNETTI-ED. EINAUDI

(Gabriella Maggio)

 

Il titolo del romanzo autobiografico di Paolo Cognetti  “Le otto montagne”  viene dal racconto di un vecchio nepalese, come si legge  nel capitolo “Nove”, ed acquista  il suo pieno  significato  soltanto alla fine della narrazione, quando si compie la vita di Bruno, uomo di montagna, nell’inverno del 2014, tra i più nevosi dell’ultimo mezzo secolo. Piero, il narratore in prima persona, aveva conosciuto Bruno durante l’infanzia , quando con la famiglia aveva cominciato a trascorrere le vacanze  estive a Grana ai piedi del Monte Rosa, presto erano diventati amici. C’era qualcosa di assoluto, in Bruno, che mi aveva sempre affascinato. Qualcosa di integro e puro che fin da quando eravamo ragazzini ammiravo in lui. Il suo modo di vivere era essenziale, poco cibo, il lavoro delle sue mani, che sapevano costruire, i suoi pensieri schietti, indifferenti  a quanto avveniva nella città. Pietro, al contrario, stava in bilico tra l’essenzialità assoluta della montagna, alpina o himalayana, ed il mondo esterno ad essa, la città, il fascino della scuola di cinema, la passione per i documentari. La montagna col suo habitat e le sfide che pone all’uomo  è il tema principale dell’opera. Ad esso   s’ intreccia quello dei rapporti familiari, in particolare tra padre e figlio, fatto di  affetto spesso reciprocamente incompreso. Ma anche  il tema città- montagna,  smog e rumori contrapposti a cieli limpidi e silenzi. Il  padre di Pietro lo vive drammaticamente  come  contrasto tra  costrizione e libertà, innocenza originaria da riconquistare  con una scalata. Ampiamente  indagato è il  rapporto uomo-donna, troncato da Pietro non appena le cose si facevano serie; accettato in silenzio dalle madri che trovano compensazione negli interessi personali, l’orto della madre di Bruno, e l’amicizia e la solidarietà della madre di Piero. Spezzato con rammarico  da  Lara quando comprende che per Bruno conta veramente solo la vita da montanaro. Il racconto è condotto in uno stile stringato e fluido che mantiene il  pieno controllo emotivo della narrazione in prima persona. Piacevole e gratificante la lettura per il ritmo ascensionale della storia che guida, dove non c’è sentiero, verso la comprensione di quello che è essenziale nella vita. Ben assegnato il Premio Strega 2017.

 

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