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	<title>Lions Palermo dei Vespri</title>
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		<title>IL GIORNO DELLA MEMORIA</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 22:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Camarrone]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Levi]]></category>
		<category><![CDATA[shoà]]></category>

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		<description><![CDATA[(Gabriella Maggio)
 
Oggi ricorre il sessantasettesimo anno dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Lo ricordiamo per non dimenticare . Soltanto alla memoria possiamo affidare la speranza del futuro. Primo Levi in Se questo è un uomo scrive : “ Già ci troviamo all’aperto, e scalzi e nudi, con tutto il corredo in mano, dobbiamo correre fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Gabriella Maggio)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image34.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb34.png" width="241" height="244" /></a> </p>
<p align="justify">Oggi ricorre il sessantasettesimo anno dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Lo ricordiamo per non dimenticare . Soltanto alla memoria possiamo affidare la speranza del futuro. Primo Levi in <i>Se questo è un uomo</i> scrive : “ Già ci troviamo all’aperto, e scalzi e nudi, con tutto il corredo in mano, dobbiamo correre fino ad un’altra baracca, a un centinaio di metri. Qui ci è concesso vestirci.. ..In un attimo con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti…i capelli, …ci toglieranno anche il nome…..sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e di discernimento, poiché accade facilmente a chi ha perso tutto, di perdere se stesso……Meditate che questo è stato”.</p>
<p> <span id="more-5938"></span>
<p align="justify"> Lo scrittore Davide Camarrone nel 2009 ha pubblicato per Sellerio <i>Questo è un uomo</i> singolare storia di un giovane giornalista negro, figlio di immigrati, provenienti dall’Africa e residenti a Milano, che decide di percorrere a ritroso il cammino dei genitori. Passa quindi dalla condizione di lavoratore clandestino in Sicilia al campo di detenzione di Kefra in Libia ( Kenafra nel romanzo). Nel corso di questo viaggio all’inferno subisce la stessa sorte di Primo Levi ad Auschwitz : la perdita della dignità umana che implica lo smarrimento di sé. La storia s’intreccia e si snoda uguale ad anni di distanza, ripetendo gli orrori. Pur narrando eventi diversi e lontani nel tempo i due scrittori sono accomunati dalla fiducia nella forza della memoria che custodisce le atrocità accadute .</p>
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		<title>Storia di due soldati- Prima parte</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 18:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[soldati]]></category>

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		<description><![CDATA[( Eleonora Salvaggio)

La campanella squillò e qualche istante dopo la porta del bar si richiuse, sospinta dal vento. L’anziano signore si sfilò la giacca bagnata e l’appese ad un gancio, insieme al cappello. La pioggia scrosciava forte e lampi sinistri solcavano il cielo blu.
-Un caffè, per favore.-
Beh, sarebbe potuta andare peggio. Il locale era poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">( Eleonora Salvaggio)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/clip_image0027.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image002" border="0" alt="clip_image002" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/clip_image002_thumb5.jpg" width="244" height="227" /></a></p>
<p>La campanella squillò e qualche istante dopo la porta del bar si richiuse, sospinta dal vento. L’anziano signore si sfilò la giacca bagnata e l’appese ad un gancio, insieme al cappello. La pioggia scrosciava forte e lampi sinistri solcavano il cielo blu.</p>
<p>-Un caffè, per favore.-</p>
<p>Beh, sarebbe potuta andare peggio. Il locale era poco affollato e uno sgabello era ancora libero.</p>
<p>-Questo tempo è proprio strano, vero?-</p>
<p>Si era avvicinato un altro uomo, coetaneo del primo, e adesso i due stavano appoggiati al bancone aspettando le bevande calde.</p>
<p>-Non me lo dica. Dannazione a me, mi ostino sempre a non portare l’ombrello.-</p>
<p>-Già, speriamo che smetta presto. La mia macchina è qui di fronte&#8230;-</p>
<p>-Sono sicuro che con una bella corsa la può raggiungere.-</p>
<p>Una risata scosse le spalle dell’uomo.</p>
<p>-Ho preso così tanta acqua durante la Grande Guerra! La macchina potrà aspettare.-</p>
<p>-Anche lei ha partecipato alla Grande Guerra?!-</p>
<p>Il soldato pensò che nella vita avrebbe potuto fare qualsiasi altro mestiere, poi impugnò il fucile e uscì. Il nemico uccise anche lui.</p>
<p> <span id="more-5935"></span>
</p>
<p align="justify">Il corpo inerme cadde a terra sollevando una nuvola di polvere. Il compagno inveì sottovoce contro chi l’aveva privato di un caro amico e si buttò al suolo, cercando di sottrarsi come meglio poteva alla vista del cecchino, appostato dall’altra parte del campo. Un fulmine illuminò per un istante la scena e confermò le paure dell’uomo: erano rimasti solo lui e il nemico. L’attimo passò e tutto ripiombò nell’oscurità. Il tempo riprese a scorrere come la pioggia che scrosciava violenta quella notte. Da quanto erano lì? Sapeva di essere spacciato. Non poteva uscire allo scoperto e una brutta ferita alla gamba non gli dava la possibilità di correre. Un altro lampo squarciò il cielo nero, e i muri di una vecchia baracca vicina tremarono. L’uomo si appiattì sul terreno coperto di foglie bagnate e guardò nel mirino. L’uniforme verde si distingueva appena nel buio della notte. Tutto sommato non erano poi tanto diversi, lui e quel tale: entrambi avevano lasciato amici e famiglia per andare a combattere in nome della patria, ed entrambi erano bloccati lì. Si concesse un attimo per inquadrare la testa del suo bersaglio, quando con sgomento si accorse di essere preso di mira a sua volta. Uno scatto velocissimo, e già si trovava accasciato poco lontano dal riparo, ansimante. Il proiettile lo aveva sfiorato e l’uniforme all’altezza del braccio sinistro era stata ridotta in brandelli. Ci voleva un buon piano per riuscire a scappare, ma non era bravo in questo. Finchè si trattava di sparare se la cavava, ma quando veniva il momento di usare il cervello non era un granchè. L’ennesimo tuono lo fece trasalire. L’unica luce rimasta, che proveniva da una lampadina appesa al soffitto di una baracca vicina, tremolava quando si abbattevano fulmini di quella potenza. Era evidente che senza quella fonte di luce il cecchino non sarebbe riuscito e colpirlo, e così un piano modesto e dall’esito incerto si fece strada nella sua mente.</p>
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		<title>&#8220;La dannazione&#8221; di Gilliam</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 15:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Berlioz]]></category>
		<category><![CDATA[faust]]></category>
		<category><![CDATA[Mefistofele]]></category>

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		<description><![CDATA[(Carmelo Fucarino)
 
Peter Hoare e Christopher Purves (credit T. Kenton)- Edizione ENO &#8211; Coliseum

A Palermo &#8211; PhotoGallery Massimo
Difficile, quasi impossibile, trattare in un blog di un’opera, se: 1. la storia è stata rielaborata da una decina di testi letterari, a partire da Johann Spies, inventore del tema nel 1587, e da Christopher Marlowe (Il dottor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Carmelo Fucarino)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image31.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb31.png" width="244" height="164" /></a> </p>
<p>Peter Hoare e Christopher Purves (credit T. Kenton)- Edizione ENO &#8211; Coliseum</p>
<p><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image32.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb32.png" width="244" height="165" /></a></p>
<p align="center">A Palermo &#8211; PhotoGallery Massimo</p>
<p align="justify">Difficile, quasi impossibile, trattare in un blog di un’opera, se: 1. la storia è stata rielaborata da una decina di testi letterari, a partire da Johann Spies, inventore del tema nel 1587, e da Christopher Marlowe (<i>Il dottor Faust</i>, 1589-1592) fino a Thomas Mann (1948), attraverso le edizioni pentimenti ampliamenti di Goethe (dall’<i>Urfaust</i> del 1780, alla II parte del 1832); 2, il tema è stato di ispirazione a qualcosa come circa 190 opere musicali di ogni genere, massima fra tutte il <i>Mefistofele</i> di Arrigo Boito (Wagner, Schumann, Liszt, Mahler); 3, l’originale di Goethe è stato adattato e trasformato da Berlioz in dannazione, troncati la redenzione e l’amore salvifico di Margherita (mi turba sempre la vicenda di Michail Bulgakov con il suo<i> Il Maestro e Margherita</i>, rivissuto in diverse stesure dal 1928 al 1940 e pubblicato postumo a puntate nel 1966-67); 4, lo stesso Berlioz ha oscillato tra poema sinfonico o improbabile opera, elaborando il tema musicale a partire dalle <i>Huite scenes de Faust</i> del 1829, che l’anno successivo gli ispirò la geniale e portentosa <i>Symphonie fantastique</i> («Immediatamente dopo le otto <i>Scènes de Faust</i>, e sempre sotto l&#8217;influsso di Goethe, scrissi la <i>Symphonie fantastique</i>), a <i>La damnation de Faust</i>, eseguita in forma di concerto nel 1846 con un fiasco sonoro, fino all’ultima lettura «<i>La damnation de Faust</i>, <em>Légende dramatique en quatre partie e dieci quadri su libretto </em><em>di </em>Hector Berlioz, Almire Gandonniére e Gerard de Nerval dal Faust di Goethe», per dire esattamente che il capolavoro tedesco è solo un pretesto e il soggetto è creazione originale di Berlioz, un suo mostruoso ibrido, opera non opera, con un certo effetto <i>pompière</i>; 5, infine e non per ultima entra in campo la genialità inventiva e creativa di Terry Gilliam, balzato alla ribalta cinematografica con la rilettura dissacrante di Orwell in <i>Brazil</i> del 1985, divenuto il “regista visionario” degli effetti speciali con <i>Le avventure del Barone di Münchausen</i>, passando per <i>La leggenda del re pescatore</i> e approdando nella fantascienza delle dodici scimmie e nella fantasia di <i>I fratelli Grimm e l’incantevole strega</i>. Allo <i>standing ovation </i>finale l’urlo da stadio è andato proprio al registra di cinema nel primo cimento con un’opera lirica. </p>
<p> <span id="more-5932"></span>
<p align="justify">Si deve dire che il tema doveva essergli congeniale, se l’ultima sua fuga nel fantastico e nell’immaginifico aveva a che fare con Mefistofele. Il suo <i>Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo</i> era la prova di questo straniamento attraverso il dono del diavolo, il viaggio magico nello specchio, concluso tragicamente con la morte a 29 anni del sorprendente Heath Ledger (per tutti gli scandalosi <i>Segreti di Brokeback Mountain</i>). Perciò da Gilliam bisogna partire e finire. Già collaudata all’ENO (English National Opera, London Coliseum), la <i>Dannatione</i> è opera originale del regista che vi ha trasferito le sue ossessioni oniriche sulla guerra. Sua la identificazione di Mefistofele, Male assoluto, nel Nazismo, scelta ovvia e banalizzata. Sua la lettura scenografica, dal cubo pensatoio della scienza indirizzata ai numeri allo sfondo dell’orrida vallata magiara, ai travestimenti grotteschi e ridondanti di gnomi e silfi, ai continui cambi di divise e di vestiti, ma soprattutto sua la lettura della vicenda in una sarabanda allucinante e trascinante di strumenti multimediali, che si precipitano sulla scena, tutta la recente tragedia del popolo tedesco (solo?), nella tregenda dei campi di battaglia in crudo bianco e nero, nell’invenzione della spartizione della torta, nelle performance ginniche dello spettacolo <i>Olympia</i> (vinse la Coppa Mussolini a Venezia nel 1938), confezionato da Leni Riefenstahl per le Olimpiadi di Berlino del 1936, la turbinosa cavalcata verso l’abisso su sidecar (i due cavalli neri Vortex e Giaour) verso un impossibile inseguimento, e infine la svasticazione a testa in giù (come san Pietro?) nella versione della tragedia ebraica marcata dal sarcasmo di «Arbeit macht frei». Cosa è rimasto dell’opera, già per se stessa di difficile collazione? Cosa è rimasto di Berlioz? Forse è un&#8217;altra vendetta di Mefistofele che egli riceva lo stesso trattamento che aveva riservato a Goethe, da lui vanamente citato come fonte.</p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image33.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb33.png" width="244" height="165" /></a> </p>
<p align="justify">La grandiosità della realizzazione, il Kolossal, è stata da tutti percepita, <i>aficionad</i><i>os</i> e semplici spettatori, in questo sforzo grandioso di rendere il “grandioso”, già insito nell’impianto orchestrale. Forse nella “meraviglia” mediatica di stampo barocco marinista, come di solito, è passata in secondo ordine la musica, diretta da un Abbado, Roberto, figlio di Marcello e nipote di Claudio. Perché in questa prova è stata la vera rivoluzione musicale che, dato un taglio alle creazioni ottocentesche a cominciare dalla grandiosa fortuna della sinfonia, oscillava tra la soluzione sonora di paesaggi e stati d’animo e imprecisate forme operistiche, nel preannunzio di Mahler. Probabilmente era il poema sinfonico che sollecitava il genio di Berlioz (del 1893 il <i>Prélude à l’après-midi d’un faune </i>di Debussy e <i>Nuovo Mondo </i>di Dvorak). Pertanto spesso sono eseguiti separatamente i tre pezzi orchestrali, la <i>Marche Hongroise</i>, una geniale versione della Marcia di Radoczi, che si sovrappone al canto dei contadini, la parodia della Fuga <i>Amen</i>, il portentoso <i>Ballet des sylphes</i> e il <i>Menuet des folles</i>. Perfetto Lucio Gallo nella canzone della pulce, <i>Une puce gentille</i>, e con il coro di folletti <i>Que fais-tu? Ha!</i>, incantevole Anke Vondung nella ballata <i>Autrefois, un roi de Thulé</i>, e in <i>D&#8217;amour l&#8217;ardente flamme</i>, dolci le sonorità di Gianluca Terranova (sarà Caruso nella miniserie RAI) in <i>Merci, doux crépuscule!</i> e in <i>Nature immense, impénétrable et fière</i>.</p>
<p align="justify">«The irony of Gilliam’s <em>Damnation of Faust</em> is that audiences who might otherwise howl with rage at more original, challenging work will applaud Gilliam’s indifference to the original. Self referential gags are peppered throughout the production so the audience don’t forget they’ve come for Monty Python, not Goethe or Faust. This is an example of the much maligned but usually misunderstood “Director opera” with a vengeance, but audiences take it because the director happens to be someone popular (and not German)» (Anne Ozorio, <i>Opera Today</i>, 9 May 2011).</p>
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		<title>Blocco del carburante a Palermo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>

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Come leggiamo sulla stampa accreditata i libri mastri sequestrati ai clan mafiosi non lasciano dubbi sul fatto che circa l’80% delle attività commerciali in Sicilia è soggetto al racket delle estorsioni, meglio noto come pizzo. Secondo stime ufficiali questo pervasivo sistema criminale sottrae al PIL del Sud 7.5 miliardi di euro l’anno. Tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Gabriella Maggio)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image29.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb29.png" width="244" height="139" /></a> </p>
<p align="justify">Come leggiamo sulla stampa accreditata i libri mastri sequestrati ai clan mafiosi non lasciano dubbi sul fatto che circa l’80% delle attività commerciali in Sicilia è soggetto al racket delle estorsioni, meglio noto come pizzo. Secondo stime ufficiali questo pervasivo sistema criminale sottrae al PIL del Sud 7.5 miliardi di euro l’anno. Tuttavia gli esponenti del movimento dei “forconi” rispondono ai giornalisti, che domandano se nel movimento ci sia la possibilità di infiltrazioni mafiose, con un secco e candido “ la mafia è a Roma”. Come se molti di loro non subiscano quotidianamente i danni di un sistema economico drogato dalla mafia. Non mi risulta che nella storia della Sicilia siano state fatte proteste così incisive, come i blocchi stradali di questi giorni, per ribellarsi al giogo della criminalità che non risparmia certo gli autotrasportatori. Certamente il prezzo del carburante ad 1,8 euro a litro è un ostacolo allo sviluppo economico, ma sicuramente meno di quanto lo sia mafia s.p.a.</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image30.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb30.png" width="244" height="139" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>ATAHUALPA: BUON RE O TIRANNO SANGUINARIO?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 18:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Atahualpa]]></category>
		<category><![CDATA[Cuzco]]></category>
		<category><![CDATA[Inca]]></category>
		<category><![CDATA[Spagnoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(Gianfranco Romagnoli*)

&#160;
Nelle opere letterarie scritte dagli indios peruviani, di cui ho fornito qualche cenno e traduzione in precedenti articoli, Atahualpa, l’imperatore Inca ucciso dagli Spagnoli per impadronirsi del suo regno, è presentato come mite e buon sovrano, vittima dell’ingiustizia. Ma un quadro ben diverso risulta da quanto ne scrive uno storico “bipartisan”: Garcilaso de la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Gianfranco Romagnoli*)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/clip_image001.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image001" border="0" alt="clip_image001" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/clip_image001_thumb.jpg" width="170" height="244" /></a></p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="justify">Nelle opere letterarie scritte dagli indios peruviani, di cui ho fornito qualche cenno e traduzione in precedenti articoli, Atahualpa, l’imperatore Inca ucciso dagli Spagnoli per impadronirsi del suo regno, è presentato come mite e buon sovrano, vittima dell’ingiustizia. Ma un quadro ben diverso risulta da quanto ne scrive uno storico “<i>bipartisan”</i>: Garcilaso de la Vega, detto El Inca perché figlio di un Conquistador spagnolo e di una principessa di sangue reale Inca, vissuto in Perù fino all’età di venti anni, a ridosso dei fatti che poi narrerà nei <i>Commentari reali degli Incas </i>in base a suoi ricordi e a testimonianze dirette raccolte.</p>
<p> <span id="more-5919"></span>
</p>
<p align="justify">E’ da premettere che le regole per la successione al trono degli Inca erano rigide e inviolabili: il capostipite Manco Capac era ritenuto figlio del Sole Inti e della sua sorella-moglie Mama Occlo, e ogni suo successore doveva essere di pura discendenza da tale ceppo sia dal lato paterno che materno: per assicurare l’osservanza di questo requisito, gli imperatori sposavano le loro sorelle, ciò che era invece vietato ai sudditi. Atahualpa aveva come padre il dodicesimo Inca Huayna Cápac, l’ultimo della dinastia secondo la profezia che prevedeva la fine dell’Impero e l’avvento di una nuova religione; tuttavia, avendo come madre una straniera, la figlia del re ed erede al trono di Quito, paese conquistato dall’Inca, mai avrebbe potuto diventare imperatore. Però suo padre, che lo amava molto, in danno del legittimo erede Huáscar, che fu indotto ad acconsentire, gli assegnò il regno di Quito, dove egli stesso andò a vivere i suoi ultimi anni. Morto Huayna Cápac, Huáscar salì al trono degli Incas e, temendo che il fratellastro, ora anche egli re, gli facesse concorrenza ingrandendo i propri domini e addirittura aspirasse a impossessarsi del suo impero, gli intimò di venire a Cuzco per rendergli atto di vassallaggio. Atahualpa, descritto da Garcilaso della Vega come bello e dotato di grande intelligenza, ma astuto e malvagio, finse di sottomettersi in tutto, chiedendo soltanto che ai funerali del padre, da tenersi nella capitale imperiale Cuzco, potessero partecipare, secondo gli usi dei funerali reali di Quito, adeguate rappresentanze delle varie province del suo regno, che avrebbero presenziato anche all’atto di sottomissione. Huáscar acconsentì ed Atahualpa, con questa scusa, raccolse un ingente esercito, che per non dare nell’occhio fece avvicinare a Cuzco da varie direzioni e diviso in piccoli gruppi. Riunite le forze nei pressi della capitale Inca, intentò battaglia e vinse Huáscar, avvertito dell’inganno troppo tardi per poter difendersi adeguatamente, facendolo prigioniero.&#160; Segue il racconto delle malvagità di Atahualpa il quale, per non avere più altri possibili concorrenti, con il pretesto di voler restituire il trono a Huáscar stipulando pubblicamente un patto sui rapporti tra i due regni, convocò a Cuzco tutti gli Incas maschi di sangue imperiale, che fece uccidere tra i più feroci tromenti. Non contento di ciò, fece scovare da ogni dove e radunare a Cuzco tutte le donne e i bambini di sangue reale, che anch’essi furono uccisi tra atroci e prolungate torture. Volse poi la propria furia contro i domestici della casa reale, che venivano forniti a turni da vari villaggi, sterminando tutti gli abitanti dei villaggi stessi e radendone al suolo le case.Giunsero frattanto gli Spagnoli e imprigionarono Atahualpa. Questi, approfittando del tempo necessario per raccogliere il favoloso riscatto che aveva offerto in cambio della sua liberazione, fece uccidere Huáscar, sempre in modo particolarmente feroce e crudele. Fu poi processato dagli Spagnoli e messo a morte, ciò che fu visto da molti come un atto di giustizia contro un bastardo usurpatore e una liberazione da un feroce tiranno. Pochi furono i superstiti della famiglia reale Inca. Garcilaso de la Vega racconta dell’odio espresso dai suoi parenti verso Atahualpa, ritenuto un bastardo, e i suoi discendenti.&#160; E allora, come interpretare i giudizi positivi che su di lui sono stati dati nelle opere letterarie che ho all’inizio richiamato? Da una parte lo stesso Garcilaso, pur qualificandolo tiranno sanguinario, ammette che anche Atahualpa, come i suoi predecessori, governò bene adottando molte iniziative a favore del popolo. D’altro lato, credo che la risposta stia nella nostalgia, sentita dai Peruviani, non tanto di Atahualpa, quanto dell’epoca d’oro dell’impero, nella quale, a detta degli stessi storici spagnoli, gli Incas furono tutti ottimi e saggi sovrani benefattori del popolo, nonché nel risentimento, accentuato dal confronto, verso i nuovi dominatori che invece lo sfruttarono: sentimenti ancora oggi presenti nelle ideologie nazionaliste ed indigeniste.</p>
<p align="justify">*Vicepresidente e Delegato per la Sicilia del Centro Internazionale di Studi sul Mito</p>
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		<title>Un Ulisside a Milano</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 14:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[CONSOLO]]></category>
		<category><![CDATA[SCOMPARSA]]></category>
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		<description><![CDATA[(Carmelo Fucarino)
 
Triste mestiere scrivere, a caldo, il consueto “coccodrillo”, in genere preconfezionato, per un uomo che, preso dalla passione per la sua isola, ne riviveva giorno per giorno, allora nelle sue prime scritture, oggi nella percezione dell’addio la nostalgia attraverso il «destino d&#8217;ogni ulisside di oggi», come soleva dire. Perché da ieri sera, quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Carmelo Fucarino)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image28.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb28.png" width="244" height="185" /></a> </p>
<p align="justify">Triste mestiere scrivere, a caldo, il consueto “coccodrillo”, in genere preconfezionato, per un uomo che, preso dalla passione per la sua isola, ne riviveva giorno per giorno, allora nelle sue prime scritture, oggi nella percezione dell’addio la nostalgia attraverso il «destino d&#8217;ogni ulisside di oggi», come soleva dire. Perché da ieri sera, quando si è diffusa la notizia della sua scomparsa, tutta la stampa è stata inondata da <i>encomia post mortem</i>, da analisi ed esaltazioni della sua carriera letteraria. Certamente in questi suoi ultimi giorni angosciosi di annientamento ha rielaborato e rivissuto sulla propria carne quella sua esperienza letteraria, «l&#8217;uomo più solo sulla terra, senza un compagno, un oggetto, l&#8217;uomo più spoglio e debole, in preda a smarrimento, panico in quel luogo estremo, sconosciuto, che come il mare può nascondere insidie, violenze». Si chiedeva: «Chissà se Ulisse ha toccato il punto più basso dell&#8217;impotenza umana, della vulnerabilità. Come una bestia ora, nuda e martoriata, trova riparo in una tana, tra un olivo e un olivastro (spuntano da uno stesso tronco questi due simboli del selvatico e del coltivato, del bestiale e dell&#8217;umano, spuntano come presagio d&#8217;una biforcazione di sentiero o di destino, della perdita di sé, dell&#8217;annientamento dentro la natura e della salvezza in seno a un consorzio civile, una cultura), si nasconde sotto le foglie secche per passare la notte paurosa che incombe». Chissà se anche lui come il suo Ulisse ha rivissuto «grida gioiose e aggraziate di fanciulle, di Nausicaa e delle sue compagne». </p>
<p> <span id="more-5916"></span>
<p align="justify">Io oso immaginare che, come il sublime Edipo che svanisce nell’amato Colono, anche lui si è dileguato fra i prati profumati e il fruscio del grano nella sua Sant’Agata di Militello, assordata dal frinire delle cicale. <i>L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro</i> è del 1994. Già da allora sentiva struggente quella condizione di “sradicato” nella speranza del ritorno. Gli era rimasta lontana quella Milano che lo aveva accolto come dipendente dalla RAI (il radioso 1968), tra la spinta, si dice di Sciascia, ad emigrare e l’amore sanguigno per la sua isola, che ultimamente amava percorrere intera da un capo all’altro, « con un volo di un&#8217;ora e mezza». Dichiarava: «Dalla costa d&#8217;oriente o d&#8217;occidente, ogni volta, come per ossessione, vizio, coazione a ripetere, celebrazione d&#8217;un rito, percorro l&#8217;isola da un capo all&#8217;altro, vado per città e paesi, sperduti villaggi, deserte campagne, per monti e per piane, per luoghi visti e rivisti non so quante volte». E ancora «Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all&#8217; interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d&#8217;addio, di volerla vedere prima che uno dei due sparisca» (<i>Le pietre di Pantalica</i>). Presago tragico miraggio che atterrisce.</p>
<p align="justify">La forma dell’anima che dettava le sue raffinate e originali pagine letterarie era stata sempre l’isola, a cominciare dalla sua opera prima <i>La ferita dell’aprile </i>del 1963, le avventure e le ribellioni di un ragazzo in un collegio cattolico di un paese siciliano (i ricordi delle bombe sul paese). La sua vera iniziazione era avvenuta con quel misterioso Antonello del Museo Mandralisca sul quale costruisce la storia di Enrico Pirajno, barone di Mandralisca, nello sfondo del 1860 e della rivolta contadina di Alcàra Li Fusi, una Bronte messinese, dopo le promesse garibaldine nel suo <i>Il sorriso dell’ignoto marinaio</i> del 1976. Siamo agli anni dell’Einaudi (1977), quelli della scoperta della prosa ritmica, quell’elegiaca risultanza di prosa poetica che già aveva fatto la prova in <i>Conversazione in Sicilia </i>di Vittorini (<i>Letteratura</i>, 1938-39). Da allora la sua esperienza di scrittura e di vicende sarà all’insegna del ritorno verghiano (suo accostamento) o, diciamo, della <i>rêverie</i> trasognata di tanti altri emigrati della cultura che hanno ripercorso e rivissuto la Sicilia. Così dopo nove anni in <i>Lunaria</i> (1985) e poi in <i>Retablo </i>(1987), così in <i>Le pietre di Pantalica </i>(1988), <i>Lo Spasimo di Palermo</i> (1998), <i>Di qua dal faro </i>(1999), fino all’ultimo <i>Il corteo di Dioniso </i>del 2009. Tutto verificabile in quella portentosa autobiografia di <i>Nottetempo casa per casa </i>(Premio Strega 1992). Su tutta la sua produzione onnipresente la sua terra, in una elaborazione del ricordo, che spesso diventa nostalgia e si mitizza in elegia, in stati d’animo, si dice rivissuti da lontano (resi veri dalla distanza?), attraverso un linguaggio che si tinge di elegia e acquista i ritmi della rimembranza poetica. In questo riandare nei ricordi dell’età dell’oro, nell’infanzia perduta e mitizzata la radice di quel “male di vivere”, il “male oscuro” (prova del grande Giuseppe Berto del 1964), quel malessere esistenziale che si è perfezionato tragicamente nel rifiuto degli ultimi giorni. A me piace ricordarlo negli anni del premio Mondello e della mia prima uscita poetica con <i>Città e ancora città</i>, in quel volto radioso che ancora si illuminava di gioia al sole di Mondello dei primi anni Ottanta. Senza odiosi e insensati paragoni con siciliani di successo poliziesco e di linguaggio surreale e inesistente, come il dialetto di Verga, senza eccessi definitori («Consolo “padrino” della lingua barocca», <i>Il Giornale </i>di oggi titola il “coccodrillo” di Giuseppe Conte o il fantasioso paradosso “sperimentatore tradizionalista” di Eleonora Lombardo in <i>La Repubblica</i>).</p>
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		<title>Da Cesare al parto cesareo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 14:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[Macduff]]></category>
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		<description><![CDATA[( Irina Tuzzolino)
 
Statua di Cesare di Nicolas Coustou, 1696
Nel Macbeth di Shakespeare ( atto V, scena VIII), il protagonista dice di essere protetto da un incantesimo: “ Non può essermi tolta ( la vita) da nessuno nato di donna” . Gli risponde Macduff : “ Dispera del tuo incantesimo e l’angelo che hai servito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">( Irina Tuzzolino)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image27.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb27.png" width="139" height="244" /></a> </p>
<p align="center">Statua di Cesare di Nicolas Coustou, 1696</p>
<p align="justify">Nel Macbeth di Shakespeare ( atto V, scena VIII), il protagonista dice di essere protetto da un incantesimo: “ Non può essermi tolta ( la vita) da nessuno nato di donna” . Gli risponde Macduff : “ Dispera del tuo incantesimo e l’angelo che hai servito fin qui ti dica come fu tratto con un taglio innanzi termine Macduff dal grembo di sua madre”. Queste parole esprimono l’opinione antica sulla nascita per parto cesareo, cioè non nato. Infatti secondo il diritto romano i nati exsecto ventre erano ritenuti <i>non nati</i>. </p>
<p> <span id="more-5909"></span>
<p align="justify">Nell’antichità il taglio del ventre per far nascere il bambino era praticato per tutelare la sua speranza di vita ( spes animantis) e si praticava sulla madre morta come nel caso di Scipione l’Africano. Cesareo riconduce a Cesare, che però non è nato in questo modo, perché al momento della sua nascita la madre Aurelia era in vita. Caesar comunque ha la stessa radice di caedo ( tagliare) e probabilmente l’attribuzione di questo tipo di nascita a Cesare è legata alla sua fortuna personale ed all’eccellenza delle sue azioni, per tradizione qualità proprie dei nati exsecto ventre. Nel XVI sec. un medico francese, François Rousset, dette il nome di cesareo a questo genere di parto e lo praticò non sulla madre morta,come sino ad allora si era fatto, ma per salvare la madre ed il bambino che rischiavano la vita durante il parto.</p>
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		<title>Medicina e dintorni</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 21:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Barbieri]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>

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		<description><![CDATA[(Renata De Simone)

Con privilegio datato Catania 3 aprile 1403, re Martino concede a Ruggero de Camma, dottore in arti e medicina, l’ufficio di Protomedicato del Regno, stante la lunga assenza di Blasco Scammacca, che ricopriva a sua volta la prestigiosa carica. Motivazioni morali della concessione regia sono indicate nell’atto le pratiche nefaste condotte da uomini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Renata De Simone)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/clip_image0025.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image002" border="0" alt="clip_image002" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/clip_image002_thumb4.jpg" width="195" height="244" /></a></p>
<p align="justify">Con privilegio datato Catania 3 aprile 1403, re Martino concede a Ruggero de Camma, dottore in arti e medicina, l’ufficio di Protomedicato del Regno, stante la lunga assenza di Blasco Scammacca, che ricopriva a sua volta la prestigiosa carica. Motivazioni morali della concessione regia sono indicate nell’atto le pratiche nefaste condotte da uomini incapaci e inesperti a danno e grave pregiudizio della sanità pubblica e condotte senza la dovuta autorizzazione che fa seguito a un adeguato esame di idoneità all’esercizio della professione. Intervenendo contro chi, con grave rischio per i malati, presumeva di esercitare impunemente la <i>medicina</i> <i>fisica </i>e<i> cerurgia</i> , re Martino d’Aragona, da appena un anno re di Sicilia, nomina un medico di sua fiducia addetto al controllo di tutti i medici del Regno; questi non avrebbero più potuto esercitare la loro arte senza l’ espressa licenza rilasciata dal protomedico e sarebbero stati soggetti al controllo e alla supervisione dell’alto magistrato, come pure gli speziali e i <i>barbitonsores,</i> i quali dovevano obbligatoriamente dipendere dai medici. In caso di irregolarità riscontrate nell’esercizio del loro mestiere, speziari<i>,</i> <i>barbitonsores, </i>ma anche medici, fisici e <i>cirurgici,</i> venivano giudicati da una corte alla quale, insieme al protomedico, era chiamato ad assistere un giudice della Magna Regia Curia, a garanzia del rispetto degli statuti e delle “ordinazioni” del Regno. </p>
<p> <span id="more-5906"></span>
<p align="justify"></p>
<p align="justify">Nel 1429 il terzo Protomedico di Sicilia, Antonio D’Alessandro, rese obbligatoria l’ispezione delle botteghe di speziali e aromatari con eventuale denunzia delle frodi. Compito del Protomedico era soprattutto quello di emettere o revocare licenze per l’esercizio di quelle arti che avevano a che vedere con la cura del corpo e di controllare i prodotti di genere sanitario in vendita. Nel 1558 il Protomedico Antonino Finoccharo dà licenza al magnifico Antonino Di Bologna, giudice della R.Gran Corte, di vendere <i>quoddam “electuarium”</i> , unguento medicamentoso già noto ai tempi di Plinio, motivando la concessione, sicuramente agevolata dalla fama del nobile personaggio palermitano che ne faceva richiesta, in quanto riconosceva l’unguento come costituito da elementi semplici utili alle malattie. Nel corso del XVI e XVII secolo l’ufficio di Protomedicato Generale del Regno fu ricoperto dal Pretore di Palermo, insieme ad altre cariche di grande prestigio, come Capo del Braccio Demaniale, Maestro Portulano del Regno e Console delle Arti. In qualità di protomedico il Pretore presiedeva una Commissione di medici che aveva il compito di visitare le botteghe in cui si vendevano preparati a scopo curativo e sottoscrivere le licenze a speziali, aromatari, barbieri e levatrici. Un interessante spaccato dell’attività di controllo dell’istituto in questione si trova in un volume manoscritto degli anni 1638/39 conservato all’Archivio di Stato di Palermo (T.R.P. “Termini e altri atti straordinari”vol.21) che riporta, per gli anni di cui tratta, annotazioni di Licenze e Privilegi, Visite nelle botteghe, Contraffazioni, Memoriali con <i>provvisione</i> tutti a firma del Protomedico del Regno, che in quegli anni era il dottore in Filosofia e Medicina Giuseppe Pizzuto. Varie le notizie riportate, relative a diverse località siciliane e al variopinto mondo di medici, speziali, barbieri e ciarlatani che lo popolavano, oggetto di attenzione e in qualche caso di indagine giudiziaria da parte dell’organo sanitario. Negli atti indicati come Memoriali c’è, tra l’atro, la supplica di Francesco Lo Cascio di Salemi, che dichiara di aver studiato cinque anni di filosofia da don Giovanni Lo Cascio e due anni di medicina dal dr. Giuseppe Galiano, e altri due anni dal dr.Agostino Furno. Chiede al protomedico la licenza di poter “liberamente medicare con tutti quelli onori competenti al detto officio” Gli viene accordato per nove anni, effettuato il dovuto pagamento richiesto per ottenere la licenza, di diversa entità in base al diverso tipo di autorizzazioni rilasciate (per la sola cura del corpo, per la piccola chirurgia, per interventi alla testa e all’addome, per la preparazione e la vendita di medicamenti o controveleni). Bartolomeo Chaggio, di nazionalità lombarda , avendo praticato l’arte di <i>barbero</i> per cinque anni continuativi a Palermo, chiede licenza per esercitare quell’arte. Gli viene concesso per cinque anni, dopo il pagamento della solita tassa. Ottiene la licenza di <i>mercerius,</i> nella cui bottega si vendevano preparati di uso sanitario, Francesco Christaldi di Aragona, quella di <i>barbetonsore</i> Santo Campana di Termini, di medico fisico il dr. Luca Monasteri di Ciminna. Sottoposto ad esame e riconosciuto idoneo, Vincenzo Lo Proto di Palermo ottiene la licenza di vendere i seguenti preparati : olio composito per dolori freddi, umidi e ventosi, così ottenuto:olio comune, onze 12, salvia ruta onze 2, erba bianca onze 2, rosa marina onze 5. Viene così descritto il procedimento: gli ingredienti si fanno bollire sino alla consumazione con un bicchiere di vino e poi si aggiungono: rosaspina onze 4, pece greca onze 3, mirra onza 1, galbano onza 1, colloquintida onza 1, cera gialla onze 3. Così fatto è un impiastro “per dolori frigidi, umidi e ventosi”: pece greca onze 6, terbentina onze 3, bolo armeno rosso onze 2 cera quanto basta. Questa invece è la ricetta di un unguento “per lo foco” (infiammazione ?), di cui è consentita la vendita: olio comune onze 6, grasso di ciararello onze 2, la seconda scorza del sambuco onze 3. Si mette tutto a bollire fino alla consumazione degli ingredienti, poi si aggiunge cera quanto basta. C’è poi una <i>conserva</i> per i denti fatta con tartaro di botte onze 2, pilatro onze 3, galanga onzi 2, calamo onzi 2, polvere di enula campana, onze 6, miele quanto basta e olio di fasso riempito dagli aromatari. E l’unguento per la rogna: olio comune onze 8, storaci liquido onze 3, polvere di enula campana onze 6, succo di erba bianca onze 2, solfaro onze 2, olio di lauro onze 2, cera quanto basta, poi grasso di vipera. Altri generi in vendita: imperatrice bianca, verbantilla, vitriolo di cipri, petri stillari, corallina sana. La licenza prevede inoltre l’estrazione di mole e denti “corrotti”. La concessione è data, termina il documento, dopo il solenne giuramento di esercitare l’arte al servizio di Dio e di Sua Maestà Cattolica e per la salute (almeno si spera) dei corpi umani. La data è: Palermo, 6 aprile 1638. Le visite ispettive alle botteghe di aromatari e speziali erano effettuate per lo più da commissari delegati dal protomedico e in certi casi dal Capitano d’arme. A Giangiacomo Pandolfo aromatario di San Fratello viene ingiunto di chiudere la bottega, in quanto non era presente alla visita. Si giustifica col dire che si era recato a Palermo a comprare materiale per la sua spezieria. Sanzioni per contravvenzioni alle costituzioni protomedicali sono comminate per “mancata sottoscrizione nel coperchio delle <i>bornie</i> nelle <i>composizioni solutive </i>o per contraffazioni: sciroppo di artemisia usato al posto del miele, unguento di sandalo aggiunto alla canfora, olio <i>hispericonis </i>unito alla <i>terebentina</i>, olio rosato o di nuova infusione usato come olio comune, uso di aromi “antichi e rancidi”. Il controllo si estende a chi non ha bottega ma esercita comunque l’arte di guaritore, preparando e vendendo prodotti curativi. Ci sono anche donne tra i guaritori di strada. A Caltagirone opera in quegli anni Vincenza Inchiodo, alias “la Chiazzisa”, insieme a speziali, barbieri e altre persone che vanno medicando e vendendo acquavite ed altro; il controllo si estende a particolari generi alimentari che erano venduti con specifica licenza: a Palermo viene sequestrata una certa quantità di cubaita venduta senza autorizzazione da Carlo Procita e si dispone la chiusura della bottega di mercerio di Nunzio Russo di Carini, per aver trovato in essa saponette vendute senza che l’interessato avesse conseguita la licenza di profumiere. Al Protomedico dottor Pizzuto, dopo aver disposto un apposito esame positivamente superato dall’esaminando, spetta concedere licenza a Placido di Stefano di Messina per la preparazione e vendita di elementi semplici e composti, secondo ricette (a dir poco di dubbia efficacia) dettagliatamente descritte, con finalità terapeutiche. Tra l’altro il <i>contraveleno</i> di Giovanni Celi detto volgarmente l’orvietano (probabilmente l’inventore del prodotto)dagli interminabili e misteriosi ingredienti: theriaca, genziana, imperatrice, dittamo bianco, bistorta, cardo santo, angelica odorata, mitridato, spezie di diambra, acqua di scorzonera, semenza e fiore di citro, avorio polverizzato, miele ed altro in un decotto fatto “ad arte”. Cinquanta onze la multa da pagare al regio erario se il prodotto non fosse stato realizzato esattamente come descritto.&#160; Si precisa per chi fosse interessato a questo genere di ricette che purtroppo non è indicato quale fosse il veleno dal quale si sarebbe dovuto guarire. </p>
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		<title>LE DOLCI FANTASTICHE CREAZIONI di Ornella Correnti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Noi Donne]]></category>
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		<category><![CDATA[fantasia]]></category>
		<category><![CDATA[torte]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
 
Torta Nemo, ispirata dalla lettura di Jules Verne
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#160;</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image26.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb26.png" width="184" height="244" /></a> </p>
<p align="center">Torta Nemo, ispirata dalla lettura di Jules Verne</p>
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		<title>DESCRIVI L&#8217;OGGETTO MISTERIOSO IN CINQUANTA PAROLE</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 22:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[concorso]]></category>
		<category><![CDATA[oggetto misterioso]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[CONCORSO&#160; DI SCRITTURA
 
 È cilindrico, realizzato in plastica. Alle due estremità ha da un lato un tappo e dall’altro una punta. Si può impugnare. Vediamo cosa succede se metto la mano sulla punta. Ops è uscito un liquido,sembra inchiostro. Si asciuga rapidamente e grazie al rotolamento di una sfera viene distribuito su un foglio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CONCORSO&#160; DI SCRITTURA</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image25.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/image_thumb25.png" width="216" height="217" /></a> </p>
<p align="justify"> È cilindrico, realizzato in plastica. Alle due estremità ha da un lato un tappo e dall’altro una punta. Si può impugnare. Vediamo cosa succede se metto la mano sulla punta. Ops è uscito un liquido,sembra inchiostro. Si asciuga rapidamente e grazie al rotolamento di una sfera viene distribuito su un foglio. Lo si può trovare di vari colori. <a name="_GoBack"></a>( N. L. C.)</p>
]]></content:encoded>
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