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	<title>Lions Palermo dei Vespri</title>
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		<title>ROSA D&#8217;ARGENTO 2013</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 16:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Ester Mazzoleni]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa d'Argento 2013]]></category>

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		<description><![CDATA[( Gaetano Albergamo) 

Salvatore Aiello e Stefano Ranzani
Coniugare storia e contemporaneità alla ricerca della bellezza era il motivo ispiratore che ha animato l’organizzazione della Rosa d’argento 2013, premio istituito dall’Associazione Amici dell’Opera Lirica Ester Mazzoleni ed attribuito al maestro Stefano Ranzani. La cerimonia si è svolta il 15 aprile nei magnifici saloni del palazzo Lanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">( Gaetano Albergamo) </p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/clip_image0021.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image002" border="0" alt="clip_image002" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/clip_image002_thumb1.jpg" width="244" height="193" /></a></p>
<p align="center">Salvatore Aiello e Stefano Ranzani</p>
<p align="justify">Coniugare storia e contemporaneità alla ricerca della bellezza era il motivo ispiratore che ha animato l’organizzazione della <i>Rosa d’argento 2013</i>, premio istituito dall’Associazione Amici dell’Opera Lirica Ester Mazzoleni ed attribuito al maestro Stefano Ranzani. La cerimonia si è svolta il 15 aprile nei magnifici saloni del palazzo Lanza Filangeri principi di Mirto. Un parterre di intellettuali e di amanti dell’Opera hanno salutato con partecipe gioia ed emozione l’incontro col direttore, in questi giorni,impegnato con l’<i>Aida</i> al Massimo. Significativa l’introduzione del presidente Salvatore Aiello che ha illustrato e la motivazione del riconoscimento e l’alto curriculum del premiato. Un omaggio particolare poi è stato il Concerto che ha avuto come tema <i>“Verdi: un Italiano a Parigi”</i> con la presenza del soprano Linda Campanella e del pianista Andrea Albertini impegnato a suonare su uno storico Pleyel. Ad animare e a delineare la linea del concerto un mattatore d’eccezione Matteo Peirone che con verve scintillante ha catturato gli ascoltatori illuminando il senso dei brani in genere assai particolari.</p>
<p> <span id="more-8166"></span>
<p align="justify"> Il programma spaziava dal Donizetti francese della <i>Lucie de Lammermoor</i> al Verdi di <i>Les vespres sicilienne</i>, <i>Jerusalem</i> e <i>Traviata</i> a <i>Mireille</i> di Gounod. Albertini è stato applaudito solista di <i>Plainte d’amour</i> di Chopin – Viardot e della rara composizione verdiana, dedicata a Giuseppe Mazzini, <i>Suona la tromba</i>. </p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/clip_image0024.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image002[4]" border="0" alt="clip_image002[4]" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/clip_image0024_thumb.jpg" width="244" height="149" /></a></p>
<p>Andrea Albertini, Linda Campanella, Stefano Ranzani, Matteo Peirone</p>
<p align="justify">Belcantismo, morbidezza di emissione, linea musicale e stili aderenti non disgiunti da coinvolgente vis interpretativa hanno caratterizzato la performance di Linda Campanella che ha confermato ancora una volta le sue doti di lirico di coloratura sostenuta dal pianismo attento e di equilibrate dinamiche di Andrea Albertini. </p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/clip_image0026.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="clip_image002[6]" border="0" alt="clip_image002[6]" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/clip_image0026_thumb.jpg" width="244" height="184" /></a></p>
<p align="center">Linda Campanella</p>
<p align="justify">La serata è proseguita poi con la consegna della <i>Rosa</i> (splendida opera di maestri argentieri siciliani) e della pergamena che riportava la motivazione: <i>A Stefano Ranzani, uomo di profonda sensibilità ed umanità, erede della tradizione direttoriale italiana dei Votto e Gavazzeni, si è imposto nell’agone lirico per esecuzioni fedeli, vibranti e accese, frutto di alacre fantasia ed intensa passione interpretativa. </i>A conclusione, piacevole sorpresa, il bis tratto da <i>Orphée aux enfers</i> di Offenbach: “Duo de la mouche”di cui Matteo Peirone e Linda Campanella hanno dato un saggio anche delle loro capacità sceniche. Ovazioni e consensi hanno siglato il successo dell’evento.</p>
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		<title>RIGOLETTO</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 16:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[opera lirica]]></category>
		<category><![CDATA[Rigoletto]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Aiello]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Massimo Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[( Salvatore Aiello)
&#160;
Questo Rigoletto farà certamente epoca nella mia vita” Così Verdi viveva la stagione della sua creazione artistica nel convincimento profondo di aver scolpito con mano michelangiolesca un personaggio nuovo, per tanti aspetti del tutto originale. All’orgoglio del bussetano si univa l’approvazione incondizionata di V. Hugo autore del Roi s’amuse che alludendo al memorabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">( Salvatore Aiello)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image22.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb22.png" width="244" height="164" /></a>&#160;</p>
<p align="justify"><i>Questo Rigoletto farà certamente epoca nella mia vita”</i> Così Verdi viveva la stagione della sua creazione artistica nel convincimento profondo di aver scolpito con mano michelangiolesca un personaggio nuovo, per tanti aspetti del tutto originale. All’orgoglio del bussetano si univa l’approvazione incondizionata di V. Hugo autore del <i>Roi s’amuse</i> che alludendo al memorabile quartetto del terzo atto così dichiarò: <i>“Anch’io se avessi potuto far parlare nel’istesso tempo quattro persone, avrei ottenuto il medesimo effetto”.</i> Rigoletto in altri termini segnava il profondo cambiamento del musicista che dall’ondata eroica-patriottica dei primi capolavori, via via si lasciava attirare da soggetti più umani e dalla psicologia assai complessa.</p>
<p> <span id="more-8159"></span>
<p align="justify"></p>
<p align="justify">L’opera con uno sguardo socio &#8211; politico, la si può leggere anche come rivolta solitaria di un servo contro la borghesia rinascimentale arrogante, fondata sulla sete di potere e violazione di ogni legge. Molti altri spunti e letture se ne possono dare nel rispetto però sempre di un testo legato indissolubilmente alla sua musica. Siamo ormai stanchi ed adirati per il continuo oltraggio che per una malintesa voglia di attualità altera la fisionomia e lo spirito di ciò che l’autore ha concepito e ci ha consegnato. Al Massimo di Palermo l’omaggio a Verdi persevera in una decisa provocazione da parte di regie che ci danno la netta sensazione di amare poco l’Opera. Henning Brockhaus si è permesso di stravolgere il senso dell’ordito verdiano offrendoci una visione distorta dove si accampava principalmente un erotismo becero e gratuito, complice la scenografia di Alessandro Camera che recuperando la cavea usata per le precedenti Aida e Nabucco, trasformava la reggia dei Gonzaga prima in un postribolo e poi in un mercato delle pulci. Ci rifiutiamo di addentrarci nei dettagli, in ciò che abbiamo dovuto subire e vedere; uno per tutti Sparafucile e Rigoletto, nel drammatico incontro del primo atto, si preoccupavano di porgere delle sedie accatastate a dei pagliacci del retrostante circo e ci fermiamo qui, mentre ci chiediamo se è arrivato anche in Italia, patria gloriosa del melodramma, l’uso proditorio di ucciderlo. Alcuni giovani debuttanti che ci hanno avvicinato ci hanno manifestato delusi il loro disappunto e disorientamento nel non riconoscere nulla di quanto appreso dalle letture preparatorie. Se Rigoletto ha perso la gobba, se la casa di Gilda si è ridotta ad una pedana sospesa sulla cavea del circo e se il duca di Mantova intonava “Questa o quella” cavalcando un cavallo di troiana memoria, a salvarci dalla noia : la Musica. Giuseppe Finzi guidava l’orchestra con una certa risolutezza e con la voglia di non perdere di vista il palcoscenico alternando ritmi serrati a momenti di poca compattezza ma soprattutto con poca duttilità espressiva. Dimitri Platanias dalla interessante vocalità per omogeneità dei registri, timbro e volume, pure in un contesto infelice, è riuscito a disegnare un personaggio di sangue e lacrime con intelligenza, con un fraseggio espressivo ed una presenza scenica dominante, con lui Desirèe Rancatore, una Gilda non più bambola o solo fanciulla in balia di forze estranee ma donna determinata, protagonista delle proprie scelte e del proprio destino il tutto reso con una vocalità lirica che si è fatta più corposa nei centri, con abbandoni di esperta, tenera e calda vocalità. Meno brillante il Duca di Massimiliano Pisapia che ha affrontato il ruolo con poca adesione al personaggio per carenza di nobiltà d’accenti e frequenti cedimenti nella resa vocale. Andrea Mastroni (Sparafucile) si è imposto con possente voce così come Nicolò Ceriani (Monterone). Di buone risorse il canto di Chiara Fracassi una Maddalena assai proclive ad assecondare il gioco erotico col Duca. Completavano il cast adeguatamente Patrizia Gentile (Giovanna), Paolo Orecchia (Marullo), Aldo Orsolini (Matteo Borsa), Claudio Levantino (Conte di Ceprano), Pinuccia Passarello (Contessa di Ceprano). Buona la prova del coro istruito da Piero Monti. Nonostante tutto consenso di pubblico per il cast.</p>
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		<title>Una confessione sul progetto Martina</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 12:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Martina]]></category>

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		<description><![CDATA[(Natale Caronia)

Devo confessarlo. Inizialmente non ho creduto nel Progetto Martina, lanciato in grande stile dai lions, ricevendone consensi. Ritenevo che i ragazzi, destinatari del messaggio, fossero in altre faccende affaccendati. E poi, statisticamente, i giovani sono meno colpiti dai tumori rispetto agli adulti ed agli anziani. D’altro canto non poteva essere ignorata la volontà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Natale Caronia)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/clip_image001.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image001" border="0" alt="clip_image001" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/clip_image001_thumb.jpg" width="244" height="165" /></a></p>
<p align="justify">Devo confessarlo. Inizialmente non ho creduto nel Progetto Martina, lanciato in grande stile dai lions, ricevendone consensi. Ritenevo che i ragazzi, destinatari del messaggio, fossero in altre faccende affaccendati. E poi, statisticamente, i giovani sono meno colpiti dai tumori rispetto agli adulti ed agli anziani. D’altro canto non poteva essere ignorata la volontà di una giovane donna, cosciente di dover morire per un male terribile perchè ne ignorava i segni premonitori, che ha messo a disposizione dei coetanei la sua terribile esperienza e gridare loro: “state attenti ragazzi”. Chi ha frequentato un malato neoplastico cosciente del suo stato, (ed io lo sono stato per motivi professionali), rimane colpito dalla metamorfosi psicologica di chi sa di dover morire: cambia completamente la misura ed il valore delle cose, il pensiero si fa profondo e le preoccupazioni di ogni giorno divengono inezie rispetto all’incognito del futuro imminente; il dialogo si spinge su problemi eterni vecchi quanto l’uomo ed il carattere, anche più scontroso, si ammorbidisce ed affiora l’amore per gli altri. Questo è il messaggio d’amore che Martina ha voluto lanciare ed i lions raccolto, affinchè i giovani conoscano i segni premonitori del male per evitare la prova che Martina non ha potuto superare. Ma forse è altro il motivo recondito che ha cercato rimuovere dalla mia mente il progetto Martina: perché nel mio cuore c’è sempre, mai sopito, il dolore per la morte in giovane età di mia madre, scomparsa per questa malattia.</p>
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		<title>I CLUB SERVICE IN UNA SOCIETA&#8217; IN EVOLUZIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 14:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario di Club]]></category>
		<category><![CDATA[Club service]]></category>

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		<description><![CDATA[(Attilio Carioti)
 
Giovedì 2 maggio 2013 i Governatori del Distretto Rotary 2110 Sicilia- Malta e del Distretto Lions 108 YB Sicilia e il Soroptimist International di Palermo hanno organizzato col patrocinio del Comune di Palermo, presso il Centro Sperimentale di Cinematografia Scuola Nazionale del Cinema ai Cantieri Cultuali alla Zisa, una Tavola Rotonda sul tema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Attilio Carioti)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image19.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb19.png" width="244" height="139" /></a> </p>
<p align="justify">Giovedì 2 maggio 2013 i Governatori del Distretto Rotary 2110 Sicilia- Malta e del Distretto Lions 108 YB Sicilia e il Soroptimist International di Palermo hanno organizzato col patrocinio del Comune di Palermo, presso il Centro Sperimentale di Cinematografia Scuola Nazionale del Cinema ai Cantieri Cultuali alla Zisa, una Tavola Rotonda sul tema <i>I Club Service in una società in evoluzione</i>. Dopo il saluto di Eliana Lo Castro Napoli, presidente Soroptimist International Club Palermo, e di Alessandro Algozzini, presidente Commissione Distrettuale Rotary per i Rapporti con i Club service, ha aperto i lavori Gaetano Lo Cicero Governatore Rotary; ha moderato la Tavola Rotonda Pietro Busetta, presidente Comitato regionale Lions “Dall’associazionismo alla società civile”. </p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image20.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb20.png" width="244" height="139" /></a> </p>
<p align="justify">Sono intervenuti Giusto Catania, assessore alla Partecipazione del Comune di Palermo, Santi Consolo, procuratore generale di Catanzaro, Claudio Corbino, presidente Associazione <i>I Diplomatici, </i>Egle Palazzolo, presidente<i> </i>Comitato Palermo Capitale della cultura 2019, Giuseppe Savagnone , editorialista. </p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image21.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb21.png" width="244" height="139" /></a> </p>
<p align="justify">I relatori hanno messo in luce il fatto che la crisi dell’associazionismo è legata alla crisi della società odierna per cui è inevitabile che gli interventi che i Club service compiono nel sociale siano percepiti dalla collettività come troppo particolari e talvolta anche irrilevanti. Il percorso che i Club service intendono delineare per superare tale crisi è quello di puntare sull’educazione politica, non partitica, della società, di lavorare in sinergia, di curare l’informazione con mezzi tecnologici efficaci. Questi concetti sono stati ripresi da Maurizio Triscari, governatore incoming Distretto 2110 Sicilia -Malta. Gianfranco Amenta , primo vicegovernatore Distretto Lions 108 YB, ha sottolineato anche l’importanza della cultura della formazione . </p>
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		<title>CONGRATULAZIONI</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 18:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario di Club]]></category>
		<category><![CDATA[lions club palermo dei vespri]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
&#160;
 
&#160;
Vincenzo Ajovalasit , presidente del Lions CLub Palermo dei Vespri , esprime a nome proprio e di tutti i Soci del Club le più vive congratulazioni al P.D.G. Governatore Amedeo Tullio per il riconoscimento ricevuto dal Presidente Internazionale Wayne A. Madden “In a world of service”.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image18.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb18.png" width="244" height="230" /></a> </p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="justify">Vincenzo Ajovalasit , presidente del Lions CLub Palermo dei Vespri , esprime a nome proprio e di tutti i Soci del Club le più vive congratulazioni al P.D.G. Governatore Amedeo Tullio per il riconoscimento ricevuto dal Presidente Internazionale Wayne A. Madden “In a world of service”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il fascino degli ex-voto   (La religiosit&#224; popolare)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 18:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache culturali]]></category>
		<category><![CDATA[ex voto]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Aiello]]></category>

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		<description><![CDATA[( Tommaso Aiello *)
 
Uno dei fatti più notevoli in questi ultimi anni è stata la riscoperta della religione popolare che la cultura corrente aveva sempre tenuto in poco conto . Permeata di razionalismo illuminista,di storicismo idealista e di evoluzionismo progressista,essa ha giudicato con disprezzo la religione popolare ritenendola un insieme di superstizioni,quasi una forma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">( Tommaso Aiello *)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image9.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb9.png" width="244" height="185" /></a> </p>
<p align="justify">Uno dei fatti più notevoli in questi ultimi anni è stata la riscoperta della religione popolare che la cultura corrente aveva sempre tenuto in poco conto . Permeata di razionalismo illuminista,di storicismo idealista e di evoluzionismo progressista,essa ha giudicato con disprezzo la religione popolare ritenendola un insieme di superstizioni,quasi una forma inferiore dello spirito . Per questa ragione la cultura ufficiale dominante l’ha considerata la”religione delle plebi”e quindi frutto di ignoranza e di arretratezza spirituale e sociale . Non a caso ancora nel 1925 Benedetto Croce,nella sua <i>Storia del Regno di Napoli,</i>opponeva la religione esteriore e superstiziosa delle plebi meridionali alla religione della ragione . Alla svalutazione della religione popolare ha contribuito anche il rinnovamento biblico e liturgico,soprattutto del periodo conciliare e postconciliare . Ma quando sembrava che la religione popolare fosse entrata in una crisi irreversibile,ci si è trovati di fronte al fenomeno della “persistenza della religione” che ha spinto teologi e non teologi a rivedere le vecchie posizioni e ad avvicinarsi con nuovo interesse alla religione popolare . Non è in questa sede che ci compete approfondire la tematica relativa al rapporto tra religione popolare e religione ufficiale,ci limitiamo ad osservare che ogni classe sociale elabora una “sua” religione che tutto sommato non è in contrasto con la religione ufficiale anche perché la Chiesa ha sempre cercato di frenare e correggere quelle che vengono definite deviazioni . </p>
<p> <span id="more-8141"></span>
<p align="justify">Nella religione popolare occupano un grande posto Maria e i santi e gli atti di culto e di devozione in loro onore : si va in pellegrinaggio ai loro santuari,si onorano le loro immagini e le loro statue,si fanno offerte di denaro e di oggetti preziosi,si accendono candele e luci,si partecipa alle feste in loro onore e si compiono altri atti di devozione . Ma per la religione popolare chi sono Maria e i santi ? Sono principalmente coloro che fanno le grazie e cioè i benefici temporali : come la guarigione dalle malattie e la protezione contro di esse e contro gli altri mali che possono sopravvenire e non crediate che questa visione della vita sia del tutto scomparsa,nonostante viviamo ormai in una società che guarda più all’apparire che all’essere . Nella religione popolare Maria è vista come mediatrice di grazie,autrice di miracoli,di prodigi,proprio perché le sue sofferenze e i suoi dolori la rendono più sensibile alle miserie dell’uomo . Ciò spiega perché i santuari più celebri e più frequentati sono quelli che hanno fama di miracoli in essi compiuti e di grazie in essi ottenute . Di qui la fame di miracoli e di prodigi ; di qui la facilità con cui si crede ai racconti di fatti prodigiosi ; di qui l’accorrere nei luoghi in cui si dice che siano avvenuti fatti miracolosi,come apparizioni della Madonna,sorgenti che sgorgano improvvisamente dal suolo e la cui acqua ha virtù terapeutiche . Infatti,il pellegrinaggio ai santuari della Madonna,che è una delle espressioni più tipiche della religione popolare,è compiuto principalmente ai santuari sorti in seguito ad un’apparizione di Maria,anche se oggi quelli più frequentati sono quelli che ci impongono i tour operator e il turismo religioso . C’è la convinzione,comunque,che in tali luoghi la presenza della Madonna sia più efficace,che cioè nel luogo dove essa è apparsa o si è in qualsiasi modo manifestata,sia più vicina agli uomini e più disposta ad ascoltarne le suppliche ed a venire in loro aiuto . La nostra ricerca si è soffermata sul santuario della Madonna del Ponte che rientra perfettamente in questa tipologia di santuari e i cittadini del comprensorio di Partinico venerano da secoli la sua immagine e a testimonianza delle grazie ricevute hanno offerto gli ex-voto . Un’immensa suggestione è quella che attraversa la visione di queste tavolette,perché la realtà da cui provengono è la vita e la morte,la luce e le tenebre . Attraverso le loro immagini si entra in un mondo diverso ; è come avere tante storie davanti,o meglio una sola,quella dell’intervento miracoloso della Madonna del Ponte e i gruppi sono sempre correttamente collegati a questa figura salvifica . Il racconto : in campagna è facile cadere dal carro e finire sotto le sue ruote ; ma ci sono anche le malattie dalle quali spesso non è facile guarire e ci sono poi tante altre occasioni di incidenti nella vita quotidiana . E allora l’uomo che si sente impotente,chiede grazia alla Madonna e questa grazia la si deve far dipingere,naturalmente,da un artefice locale,ma non secondo uno schema inventato da lui,ma stabile da tanto tempo . La Madonna sia pure ridotta da un’opera d’arte o da un’immagine nota,è spesso chiara ; se si scende al basso delle tavolette(e basso e alto hanno valori simbolici : il cielo e la terra),i particolari degli arredi sono veri,identificabili,sono quelli del vissuto . Nelle tavolette troviamo pertanto nella parte superiore l’immagine aulica(la figura della Madonna),come sospesa in cielo,mentre sotto c’è il danno,il disastro .</p>
<p><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image10.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb10.png" width="244" height="175" /></a>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; <i>V.P.G.A(Voto per grazia avuta)-1855 &#8211; Foto T.Aiello</i></p>
<p align="justify">La tecnica pittorica è quasi sempre molto semplice,il tratto è ingenuo e talvolta infantile,segno che non si tratta di veri pittori ma di dilettanti locali che eseguono queste opere su commissione . Manca la tridimensionalità,il soggetto principale è appiattito sullo sfondo di un paesaggio anonimo,di tanto in tanto ravvivato dalla presenza di alberi . Qualche tavoletta denota invece una maggiore padronanza della tecnica,come nella tavoletta del 1949 in cui, come vedremo ,il mare in tempesta è reso con toni cupi dalle onde che si abbattono sul motopeschereccio . I colori sono sempre vivaci specialmente quando è di scena il carretto siciliano,tanto da presumere che gli autori di queste tavolette siano proprio i pittori di carri che si adattavano a fare questi lavori . Del resto nelle tavolette degli anni ’60 e ’70 troviamo la firma di un pittore di carri : Giuseppe Manfrè che lavorò molti anni a Partinico.</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image11.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb11.png" width="244" height="179" /></a> </p>
<p><i>Miracolo fatto il 22-7-1972 a D’Orio Andrea di Partinico e dipinto da Giuseppe Manfrè.(Foto Aiello)</i></p>
<p align="justify">Cronologicamente le tavolette vanno dal 1852(ma è probabile che le più antiche si siano perdute per incuria o siano state acquistate da pseudo studiosi- turisti,ignari del danno fatto alla comunità e alla storia) al 1978 per essere però negli ultimi anni sempre più frequentemente sostituite da cuori d’argento e da modellini in cera delle parti malate del corpo . Qualcosa è cambiato . La tecnologia ha distrutto non solo la giornata del contadino regolata dal sole,ma anche quella di tanta altra gente ; la scienza ha spiegato i fatti,le cause . Tuttavia resta questo ampio affresco di oltre un secolo attraverso il quale è possibile cogliere diverse notazioni sugli usi,sui costumi,persino sull’evoluzione tecnologica della società. Una lettura per capire meglio queste tavolette va fatta raggruppandole per argomenti . Ben 16 tavolette riguardano gli “<i>Incidenti col carro” .</i> Le prime tre tavolette che rappresentano questo tipo di incidente sono del 1855 . La situazione è sempre la stessa : il contadino va a finire per disgrazia sotto la ruota del carro e l’intervento della Madonna del Ponte salva il malcapitato da sicura morte.</p>
<p><i>Miracolo fatto a Giuseppe Fiorino nel 1897. (Foto Aiello)</i></p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image12.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb12.png" width="244" height="196" /></a> </p>
<p align="justify">Seguono poi quelle degli anni 1857,1879,1882,1889,1897,1909 . Quella del 1909 è interessante perché nella tavoletta viene inserita un’automobile che comunque non è direttamente coinvolta nell’incidente,ma rappresenta certamente una notazione attenta,da parte dell’ignoto artefice,all’evoluzione tecnologica e cioè la presenza delle prime macchine a motore a Partinico.</p>
<p align="justify"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image13.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb13.png" width="244" height="168" /></a> </p>
<p align="center"><i>Miracolo fatto a Di Trapani Vito nel 1909 &#8211; (Foto T.Aiello)</i></p>
<p align="justify">Al secondo posto bisogna registrare le 10 tavolette riguardanti le “<i>Malattie”</i> . Si comincia con quella del 1852 che è la più antica della raccolta .</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image14.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb14.png" width="244" height="176" /></a> </p>
<p align="justify">Interessante notare gli abiti che indossano i personaggi che certamente appartengono al ceto sociale dei cosiddetti”<i>civili”</i> e l’enorme baldacchino su cui giace la miracolata Teresa Trapani . Complessivamente 13 sono poi le tavolette che riguardano gli <i>“Incidenti con macchine e autocarri “</i>e vanno dal 1951 al 1978 . La dinamica si ripete con lo stesso clichet,un ciclista o un pedone o un uomo sull’asino vanno a finire sotto le ruote del <i>camion</i> ,o ancora la macchina che sbanda e va fuori strada e sempre l’intervento salvifico della Madonna,che si manifesta anche fuori dell’ambito territoriale in cui viene venerata,( per esempio a Milano) . Le altre tematiche sono molto varie e danno lo spunto per alcune osservazioni . Analizziamo infatti le tavolette che riguardano <i>“Le corse dei cavalli”,</i>uno spettacolo da sempre inserito nei festeggiamenti in onore di M.SS.del Ponte,a testimonianza della passione dei partinicesi e della gente dei paesi vicini che in tale occasione si riversano a migliaia lungo il Corso dei Mille dove fino agli anni ’70 si sono svolte queste corse .</p>
<p align="justify"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image15.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb15.png" width="244" height="175" /></a> </p>
<p align="center"><i>“Corsa libera dei giannetti”1872 &#8211; Foto T.Aiello </i></p>
<p align="justify">In particolare la tavoletta del 1872 rappresenta la corsa libera(senza fantino) dei <i>“giannetti” </i>(cavalli giovani da corsa),che travolgono un incauto spettatore che comunque viene salvato per grazia della Madonna . Ancora qualche notazione di costume è possibile rilevare da quattro tavolette(1889,1890,1893,1946) in cui la gente è salvata dall’assalto dei banditi e mafiosi che in vari periodi hanno spadroneggiato,terrorizzando il paese(La storia continua con la moderna mafia) . Anche i marinai,nei momenti di pericolo,invocano la Madonna del Ponte e per tre volte il miracolo è compiuto(1907,1949,1951).Vediamo in particolare la tavoletta del 1949 in cui 10 marinai di Trappeto vengono salvati nel canale di Tunisi.</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image16.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb16.png" width="244" height="176" /></a> </p>
<p><i>10 marinai vengono salvati dalla tempesta nel canale di Tunisi,1949 &#8211; Foto T.Aiello</i></p>
<p align="justify">Vi sono poi tante altre occasioni in cui la povera gente,la gente umile chiede l’intervento salvifico della Madonna e sono sempre occasioni quotidiane,talvolta banali:<i>”Cavalli imbizzarriti,crollo di case,incidenti con armi” .</i>Negli incidenti con armi sono vittime i contadini che si recano in campagna armati di fucile per evitare qualche spiacevole incontro con banditi;dall’arma parte un colpo accidentale che avrebbe potuto essere mortale,ma c’è la Madonna che protegge e salva .</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image17.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb17.png" width="244" height="178" /></a> </p>
<p align="center"><i>Miracolo fatto a Caleca Vito nel 1915. Foto T.Aiello</i></p>
<p align="justify">Altri temi(<i>corrente elettrica,annegamento,incendio,scoppio di mine)</i>li troviamo nei vari anni. Da questa ampia panoramica che,come si diceva,abbraccia oltre un secolo di storia,si ha impressione di quanto sia stata salda la fede dei ceti popolari che nella Madonna hanno visto la possibilità di avere esaudite le loro preghiere,la certezza di essere da Lei aiutati nelle difficoltà della vita quotidiana,mentre Dio è e resta lontano ed inaccessibile . Ma non si può negare che in questa religiosità esistano anche elementi e comportamenti precristiani e pagani . La Chiesa ufficiale ha il compito di correggere queste deviazioni,cogliendo gli aspetti positivi che ci sono nella religiosità popolare,ma non certamente nel senso del retorico recupero della <a name="_GoBack"></a>fede dei semplici,perché tutto sommato da queste immagini si può trarre un discorso nella sostanza amaro,in quanto la religione di questa gente è vissuta nell’incubo della fine:le malattie,gli incidenti,le tempeste,gli incendi,la guerra.</p>
<p>*Lion Tommaso Aiello, Consulente del Distretto per la cultura, Storico e studioso di etnoantropologia</p>
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		<title>GIULIO ANDREOTTI</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 14:28:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[arcana regni]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[( Daniela Crispo)
 
All’età di novantaquattro anni è morto Giulio Andreotti, che per sessant’anni è stato protagonista della vita politica italiana. Negli ultimi anni in posizione più defilata perché senatore a vita e offuscato da gravi processi penali, di ambigua sentenza. Figura enigmatica ed ironica, anche autoironica, è stato identificato dall’immaginario popolare come la personificazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">( Daniela Crispo)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image8.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb8.png" width="210" height="244" /></a> </p>
<p align="justify">All’età di novantaquattro anni è morto Giulio Andreotti, che per sessant’anni è stato protagonista della vita politica italiana. Negli ultimi anni in posizione più defilata perché senatore a vita e offuscato da gravi processi penali, di ambigua sentenza. Figura enigmatica ed ironica, anche autoironica, è stato identificato dall’immaginario popolare come la personificazione degli “arcana regni”. Da vivo come da morto divide gli Italiani. In questo incarna pienamente la caratteristica della storia italiana : la sua indecidibilità, perché le qualità dei vari protagonisti della scena politica si mescolano a tal punto ai loro vizi in un groviglio inestricabile e talvolta inquietante, che non è possibile che su di loro emerga un chiaro giudizio, universalmente condiviso.</p>
<p> <span id="more-8122"></span>
<p align="justify"> Dobbiamo quindi aspettare ancora qualche anno, che la cronaca diventi storia, per capire, se è possibile, chi ci ha governato per un tempo così lungo e soprattutto a chi abbia dato il proprio voto buona parte di noi. Perché tutto questo avvenga deve riemergere da un oblio eccessivamente lungo e colpevole la <i>politica</i> nel senso pieno e coinvolgente del termine. Dobbiamo tornare ad appassionarci alle idee ed ai progetti. E’ facile recriminare “ post eventum” , spero che non diventi, come rischia di accadere, un altro aspetto caratteristico dell’essere italiani.</p>
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		<title>Festa dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 21:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Festa dell'Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[(Gabriella Maggio)
 
Ieri 9 maggio si è celebrata&#160; la festa dell’Europa, per ricordare quel giorno del 1950 in cui Robert&#160; Schuman&#160; presentò il piano di cooperazione economica, ideato da Jean&#160; Monnet&#160;&#160; che ha segnato l&#8217;inizio del processo dell’integrazione europea. La data appare ancora più significativa se si ricorda che il 9 maggio 1943 ebbe termine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Gabriella Maggio)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image7.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb7.png" width="244" height="166" /></a> </p>
<p align="justify">Ieri 9 maggio si è celebrata&#160; la festa dell’Europa, per ricordare quel giorno del 1950 in cui Robert&#160; Schuman&#160; presentò il piano di cooperazione economica, ideato da Jean&#160; Monnet&#160;&#160; che ha segnato l&#8217;inizio del processo dell’integrazione europea. La data appare ancora più significativa se si ricorda che il 9 maggio 1943 ebbe termine la Seconda guerra mondiale, ultima guerra guerreggiata tra gli Stati dell’Europa. La prima data della Festa dell’Europa è stata fino al 1964 il 5 maggio in onore della fondazione del Consiglio d’Europa. Successivamente nel summit del 1985 a Milano la Comunità Economica Europea&#160; ha adottato il 9 maggio per mettere in rilievo la proposta che Robert Schuman presentò il 9 maggio 1950 per la creazione di un nucleo economico europeo, a partire dalle riserve di carbone e acciaio. </p>
<p> <span id="more-8119"></span>
<p align="justify">Primo concreto passo verso una futura Europa federale indispensabile al mantenimento della pace. Questa la storia. Oggi l’uomo della strada appare scettico o contrario all’Europa, di cui conosce poco la storia perché è ostaggio della cronaca e della sua esperienza quotidiana. A lui l’Europa sembra soltanto quella della finanza e dei sacrifici che questa impone , almeno secondo quanto riportano i media. Ma non era questo lo spirito dei padri fondatori che prevedevano un processo di unificazione che culminava in un’Europa politica organizzata in maniera federale. La crisi dell’idea europea è legata soprattutto al fatto che non si è ancora realizzata l’unione politica e che il cammino appare ancora lungo in questo momento, in cui mancano idee originali, coraggiose, ma soprattutto di ampio respiro, tali da operare un cambiamento di rotta. Talvolta manca anche una corretta informazione. Le notizie annegano nei commenti di parte, spesso in contraddizione gli uni con gli altri, per cui ci si sente confusi e sfiduciati e ci si illude che la piccola patria sia la soluzione di tutti i problemi.</p>
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		<title>LA CROCE DI CRISTO : RIFLESSIONI</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 11:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lions Club Bari Host]]></category>

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		<description><![CDATA[( Pietro Vitale*)
 
La Chiesa, festeggia la SS.Pasqua, celebrando “la morte e la resurrezione” di Gesù, con tutti i riti e le tradizioni di questa grande festa del mondo cristiano. La Pasqua ci hanno insegnato, o abbiamo letto, è una parola di origini antichissime. Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall’aramaico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">( Pietro Vitale*)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image6.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb6.png" width="186" height="244" /></a> </p>
<p align="justify">La Chiesa, festeggia la SS.Pasqua, celebrando “<i>la morte e la resurrezione”</i> di Gesù, con tutti i riti e le tradizioni di questa grande festa del mondo cristiano. La Pasqua ci hanno insegnato, o abbiamo letto, è una parola di origini antichissime. Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall’aramaico pasha, che corrisponde all’ebraico pesah, il cui senso generico è “passare oltre”. Un gruppo di Padri della Chiesa d’origine asiatica (tra i quali Tertulliano, Ippolito, Ireneo) collegano la parola pascha al termine greco pàschein, che significa soffrire. In quest’ipotesi vengono colti i significati intrinseci della Pasqua: il sacrificio e la salvezza. Orbene, gli abitanti dei comuni appartenenti a S.G. Rotondo intrattengono da moltissimi anni un forte e saldo legame con la fede cristiana. Il sentiero della fede sarà apprezzato da coloro che desiderano arricchire il riposo vacanziero con una coinvolgente esperienza spirituale, capace di sollevare l’animo e portare il visitatore a conoscere il lato mistico delle vallate-monti del Gargano.</p>
<p> <span id="more-8116"></span>
<p align="justify"> Durante l’anno, numerose sono le manifestazioni religiose, come le suggestive processioni e le curate rappresentazioni sacre, espressione concreta di un’antica devozione popolare. Negli anni, essa si è manifestata anche attraverso la costruzione di numerose abitazioni per accogliere il pellegrino che sorgono nelle piazze e lungo le strade del paese, alcune delle quali molto antiche, nonché pregevoli esempi di architetture moderne, come la nuova chiesa e l’ospedale della casa sollievo della Sofferenza, dedicato al Santo-“costruttore” di Pietralcine. Quest’ultime sono frutto di devozione e donazione da parte dei fedeli. Il sentiero della fede è un percorso unico nel suo genere, che vi permetterà di trascorrere una vacanza diversa, ricca di emozioni profonde e indimenticabili, in luoghi in cui la spiritualità e sentita da tutti i partecipanti. La croce è un simbolo che molti cristiani ormai hanno in tutto il mondo, simbolo conosciuto anche dalle altre religioni come oggetto sacro e importante. Ma cos&#8217;è la croce? Che cosa può fare la croce? Perché molti la portano al collo? Ci sono croci esposte dovunque con sopra Cristo crocifisso, e ce ne sono altre vuote. È su di essa che il mio Signore, Salvatore e Redentore è morto per me, dove ha pagato per tutti i miei peccati, per le mie malattie e trasgressioni prendendo su di Lui ogni mia colpa e portandola su quella croce. In poche parole, Gesù ha preso il mio posto e il tuo. Ma in realtà, cosa è una croce? Una croce è uno strumento di tortura, il più tremendo e infamante dell&#8217;epoca, perché chi veniva crocifisso era cosciente fino alla fine. Potete immaginare la sofferenza della crocifissione. I tempi sono avanzati e si sono evoluti e ci sono altri metodi per uccidere o torturare le persone, c&#8217;è stata l&#8217;impiccagione, la decapitazione, fino ad arrivare ai giorni nostri con sedia elettrica, camera a gas e iniezione letale. La domanda è: ti metteresti al collo uno di questi strumenti di tortura come collana? Cari amici Lions, i tempi passano e anche in fretta, ma Dio non cambia. Sapete una cosa, la croce è stato solo uno strumento sul quale Gesù è morto, ma adesso Egli non è più su quella croce, Egli è vivente! La cosa più giusta ed eloquente potrebbe essere una tomba, un sepolcro. Si, proprio questo. È ciò che è rimasto: una tomba vuota. Cristo Gesù è risorto, ed è vivente!</p>
<p align="justify">*Socio Lions Club Bari Host</p>
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		<title>Rigoletto, &#171;l&#8217;uomo son io che ride&#187;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 14:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vesprino</dc:creator>
				<category><![CDATA[opera lirica]]></category>
		<category><![CDATA[G. VERDI]]></category>
		<category><![CDATA[Rigoletto]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Massimo Palermo]]></category>

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Dopo un’Aida da dimenticare assolutamente e della quale non contava parlare, l’ennesima ripresa del testo verdiano più celebre e rivisitato in questi passaggi obbligati delle stanche genuflessioni commemorative, non facevano presagire niente di buono. Certo si era arruolata la diva nostrana, la bella e brava Desiré Rancatore, per cui ci si aspettavano ovazioni da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Carmelo Fucarino)</p>
<p align="center"><a href="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image5.png"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/image_thumb5.png" width="244" height="165" /></a>&#160;</p>
<p align="justify">Dopo un’<i>Aida</i> da dimenticare assolutamente e della quale non contava parlare, l’ennesima ripresa del testo verdiano più celebre e rivisitato in questi passaggi obbligati delle stanche genuflessioni commemorative, non facevano presagire niente di buono. Certo si era arruolata la diva nostrana, la bella e brava Desiré Rancatore, per cui ci si aspettavano ovazioni da stadio e richieste di bis e ter. Pur tuttavia ancor più si temeva un altro tonfo, dal momento che dopo gli strascichi della presidenza Cognata e la gestione commissariale, anche se di alto livello, annunziavano gravi temporali in vista. Si sentono ancora in questi giorni tuoni e fulmini di cancellazione dal tabellone di opere già pagate dagli abbonati a causa dei tagli dei fondi regionali. Ma osanna alle piogge benefiche su tanti piccoli enti e club e associazioni di non pubblica utilità e di “elettive affinità” con approvazione grillina. Lo spettacolo invece ha superato ogni aspettativa per una felice sorpresa almeno per me che non seguo e sconosco le cronache e i gazzettini teatrali. Si sa che l’opera, la prima della cosiddetta “trilogia popolare”, vide le scene del delizioso teatro <i>La Fenice </i>di Venezia l’11 marzo 1851. Da allora non c’è stato teatro che non l’abbia tenuto in cartellone a rotazione negli anni, dopo che, ritenuta, come tutta la trilogia, ingenua e grossolana, rispetto al magmatico e grandioso Wagner, è stata rivalutata da Igor Stravinskij per la sua “genuina invenzione” rispetto alla “vociferazione” della <i>Tetralogia</i>.</p>
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<p align="justify"> Verdi ne aveva preteso il cambiamento di registro e l’adozione di questo originale modulo narrativo, con la minaccia, che, se non si adottava, non poteva «più farvi musica». Alla centralità del <i>Roi s’amuse </i>del dramma di Victor Hugo, perciò a lui censurato dalla monarchia che non accettò un re cinico e dovette contentarsi di un duca di Mantova, Verdi volle fermamente che in posizione chiave si sostituisse il re con il buffone nella sua opera, che emblematicamente titolò in principio <i>La maledizione</i>, «così terribile e sublime al suo re libertino», «dramma originale, potente». Proprio con quel finale lamento sul corpo esanime si chiude il sipario: «Ah! la maledizione!». E a proposito del libretto richiesto a F. M. Piave, disse, per difendere il capovolgimento della tipologia dell’eroe protagonista, «bellissimo il personaggio estremamente deforme e ridicolo e internamente appassionato e pieno d’amore». E ne venne fuori un’atipica bellezza, quella sconvolgente dell’interiore purezza d’animo in un corpo deforme, sovvertendo tutti i canoni estetici che dai tempi di Fidia e di Apelle si era rappresentato nella statuaria con l’immagine dell’eroe nella forma dello splendore apollineo. In questo stravolgimento della tradizione estetica il dramma dell’amore paterno stuprato e vilipeso e il crudele orrore della vendetta beffata dal destino trovano una intensissima potenza lirico-drammatica, inattesa in un tema che era incentrato su una burla crudele. In questo contesto gli equilibri di tonalità erano assai difficili, si correva il rischio che la tragedia abissale di un cuore lacerato dal dolore e dalla vendetta (la sconvolgente parola d’ordine gridata da Verdi in molti suoi drammi e qui insistita e teatrale in <i>Sì, vendetta, tremenda vendetta</i>), scadesse nel ridicolo dell’opera buffa. Se non si fosse trovata la giusta misura nella miscela di parole e musica si poteva far ridere con quel manichino travestito da buffone, con tutti i segni tipici del nano deforme. Per inciso, è stato perciò subito notato dal pubblico di intenditori e non che il nostro buffone di questa performance non appariva con i suoi segni scenico-teatrali distintivi, non aveva la gobba posticcia e il naso grosso a patata e la casacca da clown, se non in un travestimento fuori scena, in un cambio di soli abiti, senza il cuscino per gobba. Irrideva il Coro: «Perduto ha la gobba? non è più difforme?». Dicevo, se si fosse oltrepassata la misura poteva scadere nei limiti dell’opera buffa mozartiana e rossiniana, il tragico dell’”umorismo” pirandelliano poteva portare alla risata. Lo stesso rischio che corse un altro grande baritono (allora Caruso, diretto da Toscanini), il Tonio-Taddeo di <i>I pagliacci</i> di Leoncavallo, che si concluse con il grido anche qui tragicamente beffardo: «La commedia è finita». Purtroppo la direzione orchestrale in qualche punto ha assecondato questi passaggi, dando un tono più andante alle modalità verdiane, in cui le consuete altalene dal basso al fragoroso di ottoni e piatti che esplodono, sono risultati troppo plateali. C’era qualcosa che non combaciava nella realizzazione musicale. Così qualcosa mancava, perché turbasse l’anima, nell’approccio di <i>Questa o quella per me pari sono</i>, o nella perfezione di innesto musica-parola di <i>La donna è mobile</i>, specificatamente elogiata da Stravinskij e che riesce sempre a commuovere, come se si ascoltasse per la prima volta. Grande, al di fuori delle simpatie del pubblico l’immedesimazione della Rancatore in Gilda, nella sua città natale, dopo tredici anni di frequentazione con il personaggio (<i>Tutte le feste al tempio</i>). Applausi meritati per il “malvagio” Andrea Mastroni. Ma veniamo alla sorpresa che ci ha fatto uscire dal teatro pienamente completi, con una sensazione di avere percepito sulla pelle la grandiosità dell’arte verdiana. È stato quel grosso grasso (?) greco di Kalamata, il sorprendente Dimitri Platanias, senza orpelli scenici, ma con una voce divina. Ancor più mi ha stupito la sua biografia, che comincia con lo studio di chitarra classica e una comune laurea in lingua e letteratura inglese, il debutto nel 2004 all’Opera di Atene e in Italia nel 2007 e l’approdo alla Royal Opera House Covent Garden nell’aprile del 2012. Certo, è mancato quel tocco di maliziosa ironia che è nella natura del buffone verdiano, ma la voce… La difficoltà del teatro verdiano è proprio in quella partitura del baritono, che egli amava tanto da farne un protagonista al posto del bel tenorino, proprio per il colorito possente, cupo, scuro, ma che è oggi difficile o impossibile trovare. Forte in <i>Cortigiani, vil razza dannata</i>. Chi ricorda Aldo Protti, il vero volto del gobbo, oppure il divino Tito Gobbi, solo nel nome, o il campione di stile Renato Bruson, per citare solo gli italiani e senza fare offesa ai tantissimi di altri tempi, fino a Leo Nucci, per qualcuno non adatto al ruolo? Tanti auguri e <i>ad maiora! </i>(per rivederlo, <i>Rigoletto</i>, film di David McVicar del 2012).</p>
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