IL MITO DI SHAHRAZĀD
Elsa Ippolito
Le Mille e una notte sono un insieme di racconti di diversi autori di varia provenienza orientale tenuti insieme da un racconto- cornice. La composizione risale probabilmente al X sec., ma l’opera giunge ufficialmente in Europa ai primi del 18° sec. attraverso la libera traduzione francese di A. Galland. Certamente la circolazione dei racconti è avvenuta già nei secoli precedenti attraverso gli scambi di persone e merci tra Oriente ed Occidente. Le mille e una notte hanno origine storia del re persiano Shahriyār, che, dopo avere giustiziato la moglie colpevole d’averlo tradito, ha fatto un terribile giuramento: ogni sera sposerà una vergine e all’alba la farà decapitare. La principessa Shahrazād, figlia del Gran Visir, chiede al padre di essere data in sposa al re, perché ha in mente un piano ingegnoso che metterà fine all’ossessione sanguinaria del re e alla morte di tante giovani innocenti. Dopo le nozze Shahrazād deve essere mandata a morte, ma chiede ancora un po’ di vita e comincia a raccontare una storia. Il re accetta di ascoltarla e affascinato dalle parole della donna, dimentica il giuramento . Dopo mille e una notte il re sposa Shahrazād che gli ha dato un figlio. La voce incantatrice di Shahrazàd , che smonta la violenza, solca tempi, spazi e culture e continua ad essere presente nella creazione letteraria. La storia di Shahrazād oggi , alla luce dei noti fatti di cronaca che ci mostrano tante donne uccise dai mariti o dai compagni, assume quasi la funzione di un mito. Shahriyār rappresenta una certa “ visione misogina” che attraversa la storia, si può dire universale, ma nello stesso tempo rappresenta anche l’uomo che riesce a “ crescere ” attraverso le parole sapienti di Shahrazād. I racconti educano la nostra sensibilità ed i nostri sentimenti. Ma spesso lo dimentichiamo.

