PAROLA DI DANTE
Gabriella Maggio
Baratto
Virgilio spiega a Dante tutto l’ordinamento dell’estrema cavità infernale che stanno per visitare. Nell’abisso concentrico di Malebolge sono dannati per l’eternità i fraudolenti contro chi non si fida, distinti dai traditori di chi si fida, nell’ultimo cerchio infernale. Nel catalogo di colpe la parola baratto compare in quest’unico passo della Commedia.
[…] ipocresia, lusinghe e chi affattura,
falsità, ladroneccio e simonia,
ruffian, baratti e simile lordura.
(Inferno XI, 60)
Il termine, dal verbo barattare, di origine controversa e svariata semantica, non è adoperato nel senso di “scambio di beni senza uso di moneta”, ma in quello negativo di “inganno”. Baratteria indica il peccato, i barattieri, coloro che praticano sordidi maneggi. Truffa, ribalderia e azzardo: ma soprattutto qui, in accezione più specifica, la baratteria è il commercio della cosa pubblica, il reato di corruzione per il quale Dante fu condannato. I barattieri, che usarono il proprio ufficio per illeciti guadagni, sono puniti nella quinta bolgia (Inferno XXI e XXII), custodita da diavoli neri con ali di pipistrello e acuminati uncini: demoni e peccatori della terra, invischiati in un affannoso, avido agitarsi nell’aria buia e densa di pece bollente.

