PADRE PINO PUGLISI, IL SORRISO CHE SFIDÒ LA MAFIA
Francesco Pintaldi
Il 15 settembre 1993, davanti alla sua casa nel quartiere Brancaccio di Palermo, veniva assassinato dalla mafia Padre Pino Puglisi. Quel giorno compiva 56 anni. La sua morte segna ancora oggi una ferita profonda nella città, ma anche una luce che continua a illuminare le coscienze. Nato a Palermo nel 1937, ordinato sacerdote nel 1960, Padre Puglisi dedicò tutta la sua vita all’educazione dei giovani e alla cura delle periferie. La sua vera sfida cominciò nel 1990, quando fu nominato parroco della chiesa di San Gaetano a Brancaccio, quartiere dominato da Cosa Nostra. Invece di piegarsi al silenzio, aprì spazi di libertà e di riscatto: fondò il Centro Padre Nostro, offrì ai bambini luoghi di incontro, gioco e formazione e ricordò a tutti che la vita poteva essere diversa. Non alzava la voce, non cercava scontri diretti. Il suo coraggio era fatto di mitezza, di educazione, di un sorriso che non si lasciava spegnere. Insegnava che il Vangelo non è parola astratta, ma forza concreta capace di cambiare la storia. Per questo era temuto: perché liberava i ragazzi dall’asservimento alla cultura mafiosa. Il 15 settembre di trentadue anni fa, i sicari di Cosa nostra lo aspettarono sotto casa. «Me l’aspettavo», furono le sue ultime parole, pronunciate con un sorriso che resta indelebile nella memoria di chi lo ricorda. Dieci anni dopo, la Chiesa lo ha riconosciuto martire, proclamandolo Beato il 25 maggio 2013. Ma già da subito, il popolo palermitano lo aveva custodito come simbolo di speranza e libertà. Oggi, nel Giubileo della Speranza, la sua testimonianza appare più attuale che mai. Padre Puglisi non ha lasciato ricette politiche né strategie sociali, ma un messaggio semplice e rivoluzionario: «Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto». È un invito che parla ancora a Palermo, alla Sicilia e all’Italia intera: non rassegnarsi al male, ma scegliere la via della speranza, con gesti concreti di responsabilità e di fraternità. Perché la memoria di Padre Puglisi non è solo commemorazione, ma seme di futuro.

