RE CHICCHINELLA

Gabriella Maggio

Ph. Masiar Pasquali

Il Pentamerone  ovvero Lo cunto de li cunti ovvero lo Trattenimento de’ piccerille  una raccolta di fiabe popolari, che si fingono narrate da dieci vecchiette di G.B.Basile ( 1575-1632) da tempo attrae Emma Dante. Dopo La scortecata e Pupo di zucchero  in apertura della stagione del Teatro Biondo la regista propone Re Chicchinella. « Giambattista Basile, dice la Emma Dante, è un narratore, anzi un affabulatore, un inventore di favole che sempre molto hanno a che fare con la realtà. È un grandissimo creatore di visioni, grazie soprattutto al linguaggio intriso di magia, ma nello stesso tempo è molto concreto, estremamente terreno. Ho sempre rintracciato, nelle sue favole, elementi che corrispondevano alla nostra realtà. Pertanto mi piace di Basile, la verità nonostante l’architettura straordinaria che costruisce attraverso il linguaggio, mantiene sempre qualcosa di fortemente realistico…La verità di questa novella ha a che fare con l’avidità, l’anaffettività, la mancanza di empatia che, a volte, si trova all’interno delle famiglie. Si ha sempre un po’ di paura a parlare delle famiglie, dei loro segreti, della loro intimità. Anche questa famiglia ha le sue miserie, prima di tutte la solitudine, all’interno di una comunità apparentemente felice nel benessere. Il protagonista, che pure è il re, è solo, malato, abbandonato…la sua famiglia è interessata alle uova d’oro che incidentalmente produce quando si ritrova dentro di sé una gallina che non vuole uscire dalle sue interiora. Nella mia rivisitazione, questo è diventato il nodo drammaturgico dello spettacolo che a poco a poco si trasforma in un incubo…sconfina nell’irreale….parla anche della solitudine del potere, della sua ottusità…che produce distanza e morte». Le parole di Emma Dante sono illuminanti. Lo spettacolo mescola elementi grotteschi, comici e tragici e si avvale della suggestione delle scene e dei costumi della stessa regista e delle luci di Cristian Zucaro. Molto bravi gli attori che animano la corte di pollastrelle tondeggianti, che ostentano calzamaglie, nudità e tutù barocchi; che ripetono all’infinito gli stessi suoni e gesti, con dialoghi ciancicati conditi di risate e guaiti, di toni acuti e urletti forzati, facendo dell’imitazione pedissequa e priva di pensiero l’unico cieco motore della loro azione. Di particolare rilievo l’interpretazione, incentrata sulla fisicità, di Carmine Maringola nelle vesti del re Re Carlo III d’Angiò, re di Sicilia e di Napoli, principe di Giugliano, conte d’Orleans, visconte d’Avignon e di Forcalquier, principe di Portici Bellavista, re d’Albania, principe di Valenzia e re titolare di Costantinopoli. Lo spettacolo richiede un pubblico attento a cogliere il complesso intreccio di cultura letteraria e teatrale, di variegate note umane, di metafore e iperboli barocche.

 

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