STORIA DELLA COTOLETTA ALLA MILANESE

Daniela Crispo

La storia della cotoletta è antica. Pare che se ne parli già  nel 1149 quando a Milano i canonici di Sant’Ambrogio citano in tribunale l’abate perché nella festa di S. Satiro aveva ridotto il numero delle portate del tradizionale banchetto. S. Satiro era particolarmente caro ai canonici perché fratello, forse gemello, di S.Ambrogio e suo braccio destro nella gestione della diocesi milanese. Nel documento  tra le varie pietanze del banchetto viene elencato un lombolos cum panitio. Nella prima metà dell’Ottocento, quando Milano faceva parte del Regno del Lombardo-Veneto, sotto il dominio austriaco, qualcuno, riesaminando quelle antiche carte, interpretò panitio come impanatura e in questo modo dette alla cotoletta milanese il primato temporale su quella viennese, che pure faceva la sua comparsa sulla tavola negli stessi anni dell’Ottocento. La cotoletta alla milanese assumeva anche una connotazione patriottica ( già c’erano le prime avvisaglie risorgimentali) rispetto alla Wiener Schnitzel. In verità  la cotoletta che sarebbe diventata  “alla milanese” era già nota alla fine del ‘700 ma allora si chiamava alla molinara. Intanto i filologi con l’aiuto dei glossari medievali scoprivano che  panitio non indicava la panatura, ma una vivanda a base di panìco, così chiamato per le sue pannocchie, un cereale simile al miglio. I cultori della “cotoletta alla milanese” però ignorarono il fatto e dimenticarono i glossari. Tralasciando i campanilismi, la cotoletta è oggi uno dei piatti più diffusi e richiesti.

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