PAROLA DI DANTE

Irina Tuzzolino

Tacersi

Dissemi: “Qui con più di mille giaccio:
qua dentro è ‘l secondo Federico
e ‘l Cardinale; e de li altri mi taccio”.

 

(Inferno X, 120)

Camminando tra le tombe infuocate dove giacciono   gli epicurei e le mura della città di Dite, una voce sconosciuta apostrofa Dante. È Farinata degli Uberti, capo ghibellino, salvatore di Firenze durante le sanguinose lotte intestine , che conversa col poeta di argomenti politici, poi  nomina  soltanto gli altri uomini  illustri che si trovano nella sua stessa tomba, Cavalcante de’ Cavalcanti, padre dell’amico Guido, Federico II di Svevia  e il Cardinale Ottaviano degli Ubaldini. Nei versi riportati :”E de li altri mi taccio” quel mi oggi  sembra grammaticalmente superfluo.  In realtà per l’italiano del tempo di Dante  questa forma pronominale del verbo era assolutamente normale. Si diceva tacersipensarsi, starsi, ecc. e perfino essersi morirsi. A volte questi usi sono rimasti nascosti in qualche combinazione di parole (qual-siasi, dove il secondo segmento nasconde la forma essersi) o affiorano in espressioni colloquiali: statti fermo! invece di stai fermo! Ma in altri casi, come questo, si riprendono a scopo espressivo, come quando, dopo un lungo discorso, diciamo, tra ironico e solenne: “e qui mi taccio”.

 

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