CIARLATANI DI PABLO REMON
Gabriella Maggio
Ph. Teatro Biondo
Quattro attori interpretano dieci personaggi che lucidamente riflettono sul mondo dello spettacolo, compiendo un viaggio nel cuore della creazione artistica, tra illusioni, crisi, trionfi e cadute. Difficile riassumere la trama di Los Farsantes, Ciarlatani nella traduzione di Davide Carnevali, ma così scrive il drammaturgo e regista Pablo Remon: “Ciarlatani è un insieme di storie legate dal desiderio di raccontare il mondo del teatro e del cinema. Anna Velasco è un’attrice la cui carriera si è fermata: insegna pilates, recita per bambini, sogna ancora il ruolo che le permetta di brillare. Diego Fontana è un regista affermato, alle prese con un grande progetto internazionale, ma un incidente lo costringe a fermarsi, a guardarsi dentro, rimettere tutto in discussione. Li unisce la figura di Eusebio Velasco, padre di Anna, regista di culto degli anni Ottanta, scomparso e isolato dal mondo. Ogni storia possiede un proprio ritmo e una propria forma: quella di Anna è più cinematografica, sospesa tra sogno e realtà; quella di Diego ha la solidità del teatro classico; infine, un frammento di autofiction in cui l’autore stesso si difende da un’accusa di plagio aggiunge un’ulteriore dimensione metanarrativa. Questi piani si intrecciano, si rispecchiano, si nutrono a vicenda, componendo una struttura che guarda al teatro con l’ambizione del romanzo e al romanzo con la forza del palcoscenico. Ciarlatani è una commedia brillante e malinconica, una satira sul mondo dello spettacolo ed insieme una riflessione universale sul successo, sul fallimento e sui ruoli che ognuno di noi interpreta – dentro e fuori la scena. Solo quattro attori attraversano decine di personaggi, tempi e luoghi, costruendo davanti agli occhi del pubblico un racconto vivo, mutevole, pieno di verità e di invenzione.” Più piani si sovrappongono, quindi, e raccontano storie diverse eppure accomunate o da legami che saranno noti alla fine, oppure per affinità tematiche. I personaggi non sono individui dotati di una loro psicologia, ma pure funzioni drammaturgiche allusive alle incertezze, agli eventi sfortunati della vita. La bravura di Silvio Orlando aiuta lo spettatore ad orientarsi tra i fitti dialoghi dei personaggi fino a fargli percepire che un’interpretazione plausibile dell’opera di Remon è considerarla metafora dell’oggi, competizione senza limiti che macina l’individuo. Insieme a Silvio Orlando Francesca Botti, Francesco Brandi, Blu Yoshimi. Ben assortiti le scene di Roberto Crea, le luci di Luigi Biondi, i costumi di Ornella e Marina Campanale. Lo spettacolo è prodotto da Cardellino S.r.l.-Spoleto Festival dei Due Mondi-Teatro di Roma-Teatro Nazionale.

