COMTE E LA BANDIERA DEL BRASILE

Alessandro Montagna

 

Le bandiere degli stati del mondo sono qualcosa di molto identitario e simbolico, riguardano usi, costumi, storia… e, come tali, hanno tanto da raccontare. Addentriamoci per scoprire più da vicino la bandiera brasiliana dal momento che essa custodisce una storia particolare. Quando il Brasile si rese indipendente dal Portogallo, nel 1825 (trattato di Rio de Janeiro), una corrente culturale si stava affermando, ossia il positivismo di cui il francese Auguste Comte fu un esponente di spicco (senza trascurare altri interpreti quali Spencer, Bentham e J. S. Mill). In generale, il positivismo deve il suo nome al sapere positivo (da positum, cioè certo, fondato, concreto), per cui si tratta di valorizzare un sapere fecondo, pratico e scientifico. I filosofi positivisti rigettano la metafisica e si concentrano su un sapere misurabile e concreto. Il progresso della scienza avrebbe a loro avviso consentito un’evoluzione della tecnica, a cui si sarebbe accompagnato anche un progresso a livello sociale. Questa corrente si diffonde in Francia nella prima metà dell’Ottocento per poi svilupparsi pienamente in tutta Europa verso metà Ottocento. Il motto della filosofia e della sociologia di Comte (1798-1857) si può riassumere in questa definizione “L’amore come principio e l’ordine come base; il progresso come scopo”: l’amore deve essere il principio che guida le azioni individuali e collettive, l’ordine consiste nel preservare ciò che è buono, bello e positivo, mentre il progresso mira allo sviluppo di tali principi cardine. Nella sociologia di cui Comte codifica le basi portanti, i fenomeni sociali si devono fondare sull’ordine e sul progresso, concetti che stanno alla base, rispettivamente, della “statica sociale” e della “dinamica sociale”. Prima di creare una vera e propria religione dell’Umanità con tanto di appositi calendari e catechismi di culti laici della scienza, Comte è sicuramente noto per la famosa legge dei tre stadi. Quest’ultima si presenta come un percorso di filosofia della storia attraverso tre tappe essenziali, vale a dire stadio teologico, metafisico ed infine positivo (concetto non dissimile dalle tre età della storia, nonché dai “corsi e ricorsi storici” di Vico). Al momento di dotarsi di una bandiera nazionale diversa dalla precedente, nel 1889, il Brasile decise di incorporare il motto di Comte “ordine e progresso” (Ordem e progresso in lingua portoghese) che infatti venne collocato in bella vista proprio al centro della bandiera, in stampatello e scritto in verde. La bandiera, una volta approvata la bozza degli ideatori Teixeira Mendes, M. Lemos, M. P. Reis e del disegnatore Vilares, era verde-oro, colori che gli appassionati di calcio conoscono bene visto che dagli anni ’50 la squadra nazionale sudamericana partecipa alle competizioni con una maglia gialla con inserti (tra cui i numeri di maglia) in verde. Per metonimia i “verdeoro” corrispondono ai brasiliani. Dei due colori predominanti, il verde sarebbe simbolo della fertile foresta amazzonica mentre il colore giallo è emblema delle riserve d’oro di cui è dotato il Paese. Il globo blu rappresenterebbe il cielo di Rio de Janeiro la mattina del giorno della proclamazione della Repubblica (15/11/1889), le 27 stelle, invece, alludono agli stati della federazione brasiliana. Un ulteriore aneddoto riguarda il fatto che in Brasile esiste ancor oggi una chiesa positivista con tanto di templi, così come in Francia dove è presente una cappella positivista. Un ministro brasiliano di fine Ottocento, B. Constant, era infatti un seguace della corrente positivista e si prodigava nel diffondere il pensiero sociale di Comte presso i giovani (come ministro dell’educazione) e nell’esercito brasiliano (quando fu ministro della guerra). Si può comprendere, quindi, come le ideologie siano resistenti ed identitarie, entrino nell’immaginario dei Paesi e talvolta possano assumere persino forme simboliche nelle bandiere, come abbiamo visto. Come scrisse Victor Hugo: “si può resistere alla forza degli eserciti, ma non alla forza delle idee”.

 

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