LA DOTTRINA DI JAMES MONROE
Daniela Crispo
Il presidente americano James Monroe nel 1823 pronunziò un discorso, meglio noto in seguito come “dottrina”. Allora gli Stati Uniti erano una giovane repubblica formata da ventisei stati e di fatto erano poco temibili dal punto di vista militare. Il senso del discorso del Presidente, scritto dal suo segretario di Stato John Quincy Adams, voleva però essere soltanto un monito alle potenze europee a non rimettere piede sul continente americano, dopo la cacciata dall’ America latina dei paesi colonizzatori, avvenuta tra il 1810 ed il 1822. A quel tempo il discorso non risultò efficace in quanto non impedì agli Inglesi di mettere piede in Honduras e conquistare le isole Malvinas, chiamate poi Falkland. Soltanto alla fine della guerra di secessione nel 1865 il discorso di Monroe venne eletto a “dottrina” su cui fondare la politica statunitense in America latina. Infatti furono estromessi i Francesi dal Messico, gli Spagnoli da Santo Domingo e con accordo bilaterale i Russi dall’Alaska. Inoltre gli Inglesi nei territori a nord oltre la frontiera con gli Stati Uniti formarono il Dominion of Canada. Nel tempo la dottrina di Monroe è stata più volte invocata fino all’ampliamento voluto da Th. Roosevelt per cui gli Stati Uniti avevano il diritto di intervenire in America latina in caso di “illeciti”. Per l’ultima volta la “dottrina” è stata invocata d J.F.Kennedy durante la crisi di Cuba. Successivamente gli Stati Uniti hanno “dimenticato” Monroe tanto che nell’America latina sono sorti diversi governi vicini al socialismo europeo con lo scopo di esercitare la propria libertà ed autodeterminazione. Oggi nel sud del continente americano è cresciuta l’influenza cinese e i recenti fatti di cronaca statunitense rendono piuttosto confusa la situazione e sembrano voler ridare slancio, forse anacronistico, alla “dottrina” di Monroe.

