LA RIGENERAZIONE AL TEATRO BIONDO
Gabriella Maggio
Ph. R.Garbo
In scena al Teatro Biondo di Palermo, in coproduzione col Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, La rigenerazione di Italo Svevo. Regista Valerio Santoro, protagonista Nello Mascia ben accompagnato da: Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio, Roberto Mantovani. Coerenti e funzionali alla regia le scene di Luigi Ferrigno, le luci di Cesare Accetta, i costumi di Dora Argento. Protagonista della commedia è Giovanni Chierici, un uomo anziano apparentemente disarmato e distratto, ma concentrato su se stesso, che respinge le regole del mondo familiare ha stabilito per lui, ormai vecchio. Giovanni si ribella e fa un bilancio della sua esistenza. Scopre di essere passato di rinuncia in rinuncia, di aver sposato la donna che le circostanze gli hanno consigliato di sposare, e non l’amore di gioventù che ora gli torna prepotentemente davanti nelle fattezze della giovane e avvenente cameriera. Per tutto questo decide di sottoporsi a una operazione di ringiovanimento, affidandosi ai medici e ai loro esperimenti. Non per se stesso, ma perché tutti gli altri si rendano conto che un vecchio-giovane può ancora lottare e desiderare, senza dover provare la fastidiosa sensazione di essere immorale. L’operazione viene eseguita, ma nessuno sembra credere al ringiovanimento di Giovanni che però ha acquisito la consapevolezza di essere tornato nella posizione giusta da cui può attendere che tutti si convincano a operarsi in modo che si possa vivere in una società di uguali. Tuttavia non può non tener conto della propria consapevolezza, della moralità e della responsabilità e decide di restare al suo posto di vecchio. Giovanni possiede una pars construens importante e conserva la capacità di guardarsi dentro, con limpidezza e senza ipocrisie. La rigenerazione è l’ultimo dei tredici lavori drammaturgici di Italo Svevo, composto tra il 1926 e il 1927. Ed è, come tutti i grandi classici della letteratura e del teatro, un testo che tratta temi universali e sempre urgenti. Il teatro sveviano è fatto di piccoli fatti nei è studiato e rappresentato il compiersi del trasferimento della legge morale della vita nelle norme pratiche che regolano l’esistenza quotidiana, e la sua sostituzione con queste nella società secolarizzata. La trasformazione dei conflitti tragici in argomento di commedia, ha chiarito Lukacs, ha luogo perché “la necessità tragica dell’agire viene socialmente e storicamente a cadere”. Valerio Santoro dice nelle note di regia: « Italo Svevo è un maestro nel delineare le crisi e le nevrosi dell’uomo moderno, complice anche il tessuto culturale dei suoi tempi, la nascita della psicoanalisi di Freud e i fermenti sociali dell’epoca. L’ eroe sveviano è l’uomo con le sue fragilità e le sue inettitudini di fronte al susseguirsi delle vicende della vita. La feroce ironia contro coloro che non vogliono rassegnarsi all’inevitabile trascorrere del tempo sarà il fulcro dello spettacolo, che si prefigge di essere vivace, giocoso, libero ed equilibrato. L’allestimento scenico di Luigi Ferrigno punta ad essere dinamico e suggestivo, per rappresentare al meglio la dimensione reale e borghese dove si muovono i personaggi e quella onirica, dove verrà relegato in nostro protagonista. L’impostazione sarcastica e beffarda dello spettacolo mirerà a smantellare tutti i pregiudizi che nel tempo hanno reso e rendono insostenibile il binomio vecchiaia-giovinezza. Vorrei che il pubblico, attraverso lo spettacolo, analizzasse lucidamente le falsità delle maschere che la società ci impone per abitudine e consuetudine». Il pubblico ha apprezzato la rappresentazione con prolungati applausi.

