IL GIOCATTOLO DI D’AZEGLIO
Alessandro Montagna
Massimo D’Azeglio (1798-1866), figura di spicco nel Risorgimento italiano, politico torinese, scrittore, oltre che pittore, sarà il protagonista del ben più modesto aneddoto che ci accingiamo a raccontare. D’Azeglio, di cui molti ricordano per la celebre frase a lui attribuita: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”, da piccolo possedeva un modellino di carrozza trainata da cavalli che aveva ricevuto in dono durante una vacanza presso i Bagni di Lucca. Il giocattolo veniva venduto in una bottega da un artigiano e D’Azeglio, che lo ricevette, ben presto dovette farne a meno, poiché, in un gesto di generosità, lo donò al figlio del Conte Cinzano che in quanto nobile decaduto era spiantato e disponeva di pochi giocattoli. I genitori di D’Azeglio, venuti a sapere del gesto d’altruismo del proprio figlio, decisero di regalare a Massimo il pezzo più bello di carrozza esposto nel negozio dell’artigiano lucchese. L’essere umano ha da sempre giocato. Secondo l’interpretazione dello storico e filosofo olandese Huizinga, autore del saggio Homo ludens, la cultura stessa nasce sottoforma di gioco e tante parole, generate da “ludere” lo attestano, quali “alludere”, “deludere” e così via. I primi giocattoli nell’antichità erano costruiti in pietra, legno o argilla. Gli Antichi Greci giocavano con la palla (pensiamo all’episodio dell’Odissea in cui viene presentata Nausicaa, intenta a giocare con le amiche), con cerchi, carretti, astragali, trottole, rocchetti. I Romani giocavano con dadi, bambole in legno o in avorio, trottole, archi e frecce, cerchi da spingere, altalene ed aquiloni. I bambini greci e romani si divertivano inoltre a giocare con le noci da lanciare, impiegate come antenate di biglie e bocce, giochi tipici dei popoli del Mediterraneo. Nel Medioevo cominciano a far la loro comparsa i soldatini, i cavalli a dondolo, spade e scudi, barche con cordicelle, che si affiancavano agli antichi giocattoli tradizionali che abbiamo nominato. Nelle epoche successive, i giocattoli e i giochi in generale, si sviluppano e diventano sempre più articolati. Nel dipinto Giochi di bambini di Bruegel il Vecchio, datato 1560, vengono raffigurati circa 80 tipi di giochi d’infanzia che possono essere riconosciuti riuniti nella scena unica. All’inizio dell’Ottocento sorsero fabbriche che producevano in serie giocattoli, ma il periodo d’oro del giocattolo si attestò tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento quando vennero immessi nel mercato molti giocattoli di latta, trenini, automobiline, aereoplanini… L’industria del giocattolo nacque più tardi in Italia, con una fabbrica di giocattoli in legno ad Asiago nel 1885 e con una specializzata in bambole in provincia di Mantova. La ditta Lima, fondata a Vicenza nel 1946, produsse numerosi trenini elettrici a prezzi più contenuti, rendendo questi balocchi disponibili ad un pubblico più ampio. Negli ultimi decenni sono sorti diversi musei che celebrano la storia del giocattolo e molti pedagogisti hanno rivolto la propria attenzione sul gioco dal punto di vista educativo e come stimolo all’apprendimento (sin dai giocattoli montessoriani). Con il passare del tempo i giocattoli si sono trasformati: da oggetti fisici creati con materiali poveri nell’antichità, si è arrivati ai moderni videogiochi, che per fortuna non hanno sostituito del tutto i giocattoli fisici ed ogni bambino di oggi, possiamo esserne certi, ne ha sempre più di uno nel cuore e nei ricordi.

