LA BOHÈME AL MASSIMO DI PALERMO
Gabriella Maggio
Ph. Teatro Massimo
Sin dal debutto il 1 febbraio 1896 al Regio di Torino con la direzione di Arturo Toscanini la Bohéme di Giacomo Puccini ha riscosso un successo continuo nei teatri di tutto il mondo. Le vicende dei giovani artisti squattrinati, narrate nel romanzo Scènes de la vie de bohème, di Henri Murger, interessarono subito Puccini che incaricò Luigi Illica e Giuseppe Giacosa di realizzare il libretto. Nello stesso tempo Ruggero Leoncavallo componeva un’opera ispirata alla vita bohémienne e fu inevitabile il contrasto tra i due. Ma Puccini battè sul tempo il rivale mettendo in scena per primo l’opera, che oscurò completamente quella concorrente. Il pubblico dimostrò subito di apprezzare i temi universali dell’opera pucciniana, l’unione di idillio e tragedia, spensieratezza e realtà, sostenuti da un libretto pregevolissimo che intreccia stile aulico, quasi sempre impiegato con un distacco ironico, e lessico comune e familiare. La Bohème è un’opera armoniosa nelle proporzioni, lontana sia dal dramma romantico sia dalla tradizionale opera comica; guarda alla lezione di Falstaff, del quale condivide lo sguardo ironico e disincantato per certi temi della drammaturgia romantica e dell’intera tradizione melodrammatica italiana. L’articolo dedicato alla Prima di Bohème dal Corriere della sera riportò apprezzamenti al compositore : «Puccini ha compiuto un notevole passo sulla via del progresso…la musica corre lesta ed agile, ora briosa, ora straziante, senza che sia concesso di fermarsi per ricercare effetti maggiori di quelli che le situazioni comportino». Anche Il Secolo “XIX“, del 3febbraio 1896 : «Musica chiara, semplice, melodica, piena di passione; musica che scuote e conquide anche a prima giunta e strappa l’applauso pur senza attendere la fine d’atto; i brani scintillanti di pensiero bello e scorrevole che restano di dominio pubblico appena sentiti. Trovate musicali, poderosità originali forse non se ne odono, ma Puccini è riuscito a mettere assieme tanta e si affascinante melodia da convincere anche i meno eclettici a deciderli a scordare qualche convenzionalismo di forma».» L’allestimento del Teatro Massimo di Palermo, in scena a dicembre scorso, diretta da Claudio Montanaro per la regia di Mario Pontiggia conferma il successo di pubblico. L’opera è ben riuscita nel complesso, sebbene l’orchestra tenda sempre a sovrastare le voci dei cantanti, soprattutto di Rodolfo interpretato da Arturo Chacón-Cruz , che si riscatta con la buona presenza scenica. Sovrasta l’orchestra la sontuosa voce di Anastasia Bartoli, che appare una Mimì tutt’altro che fragile e malata. Di buon livello l’interpretazione di Jessica Nuccio nel collaudato ruolo di Musetta. Modesti il Marcello di Giulio Mastrototaro e il Colline di George Andguladze. Ben riuscito il Benoît di Giuseppe Esposito ed il Parpignol di Francesco Polizzi. Eccellente Diego Savini nei panni di Schaunard. Buona l’interpretazione del Coro, diretto da Salvatore Punturo, e del Coro di voci bianche, diretto da Riccardo Scilipoti. Classiche le scenografie di Antonella Conte. Completano la scena le luci invernali di Bruno Ciulli ed i costumi di Francesco Zito. Il pubblico palermitano ha a lungo applaudito lo spettacolo.

