BREVE STORIA DELLA CAMELIA

Pino Morcesi

La prima Camellia japonica arrivò in Italia nel 1786, fu  impiantata dal giardiniere Andrew John Graefer nel giardino inglese della Reggia Reale di Caserta per desiderio della Regina Maria Carolina D’Asburgo di Lorena, moglie di Re Ferdinando di Borbone. Ancora oggi rappresenta una delle più antiche Camelie viventi in Europa. Il fiore divenne in pochi anni il prediletto dall’aristocrazia e dall’alta borghesia. Gli italiani intuirono l’affare e presto ne divennero i maggiori produttori, soprattutto nel Nord Italia dove la pianta trova il clima ideale.  Una particolarità di questa pianta è che il fiore si stacca dallo stelo ancora intero e non petalo dopo petalo come nelle altre.  Anche la pianta del tè appartiene alla famiglia delle Camelie. È originaria della Cina e prende il nome di Camellia sinensis. Tra la fine del ’600 e l’inizio del ’700, il tè divenne la principale voce delle importazioni dal Celeste Impero e determinò le fortune della Compagnia inglese delle Indie Orientali. L’Inghilterra intraprese vari tentativi per impossessarsi della pianta del tè, ma i cinesi ne impedirono l’esportazione perché volevano mantenerne il monopolio assoluto. A un certo punto un giardiniere cinese fornì delle piante agli inglesi, ma erano solo Camelie simili a quella del tè. Fu l’inglese Robert Fortune, che nel 1844 entrò nella Città Proibita agli stranieri travestito da cinese, abito locale, testa rasata e parrucca con codino. Naturalmente non poteva passare per un abitante di Pechino, ma la Cina era così vasta e le differenze tra le popolazioni delle diverse regioni così grandi che comportandosi come uno di loro poteva comunque essere scambiato per un visitatore locale. Fece dire dal suo domestico-interprete che parlava solo la lingua di corte. In questo modo si impossessò delle piante, ma riuscì a portare con sé anche capaci lavoranti in India al fine di migliorarne la qualità.

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