IL GABBIANO DI ANTON ČECHOV IN SCENA AL TEATRO BIONDO
Gabriella Maggio
Teatro Biondo-ph. Serena Pea
Filippo Dini, nel doppio ruolo di attore e regista, porta sulla scena del Teatro Biondo di Palermo, nella traduzione di Danilo Macrì, Il gabbiano di Anton Čechov, testo di grande attualità. Stroncato dalla critica al debutto a Pietroburgo il 17 ottobre 1896, due anni dopo al Teatro d’Arte di Mosca arriva al pieno successo che dura fino ad oggi. Čechov, attento e disincantato osservatore degli uomini, vuole portare sulla scena la vita nel suo lento fluire, senza proclami, messaggi o soluzioni di alcun genere : “ nella vita si mangia, si beve, si fa all’amore, si dicono delle sciocchezze, afferma. È tutto questo che si deve vedere sul palcoscenico. Bisogna scrivere una commedia in cui le persone vanno, vengono, pranzano, parlano della pioggia e del sole, giocano alle carte non per volontà dell’autore, ma perché tutto questo avviene nella vita reale. Naturalismo alla Zola? No, né naturalismo né realismo. Bisogna lasciare la vita qual è, gli uomini quali sono, veri e non gonfi di retorica”. I temi dell’arte e dell’amore avvicinano Il gabbiano alla vita dell’autore che si ritrova sia in Trigorin, il romanziere di successo, sia in Treplev (Kostja), il drammaturgo che vuole rinnovare il teatro. La scena si svolge in una casa in riva a un lago dove il giovane Kostja ( Giovanni Drago) mette in scena il dramma che ha scritto e col quale vuole dare inizio ad un rinnovamento del teatro. Interprete la ragazza amata, Nina (Virginia Campolucci), che desidera diventare attrice. La rappresentazione viene interrotta per le critiche degli spettatori, in particolare della madre di Kostja, Irina Arcadina (Giuliana De Sio), attrice famosa e del suo amante Trigorin (Filippo Dini), scrittore di successo. Le relazioni tra i personaggi si complicano e precipitano nella tristezza e nell’incompiutezza quando Kostja uccide il gabbiano che volava sul lago. Di fronte alla violenza della realtà quotidiana svaniscono i progetti e i sogni, gli amori rappresentati dal gabbiano. Ciascuno vive la sofferenza nel proprio intimo, senza alzare la voce, senza scene di conflitto, o momenti di catarsi. Uno sparo fuori scena conclude il dramma, lasciando intendere che Kostja si è ucciso. La lenta e sottile erosione dei sogni dei personaggi genera nello spettatore, che pure ha più volte applaudito lo spettacolo, un sentimento di malinconia, una sensazione di vuoto. Completano il cast Valerio Mazzuccato, Gennaro Di Biase, Angelica Leo, Enrica Cortese, Fulvio Pepe, Edoardo Sorgente. Le scene sono di Laura Benzi, le luci di Pasquale Mari, i costumi di Alessio Rosati. L’opera è prodotta dal Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino- Teatro Nazionale, Teatro di Roma- Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro di Napoli- Teatro Nazionale.

