LA NECESSITÀ DELLA CULTURA

Gabriella Maggio

Per tutta la sua breve intensa vita Piero Gobetti è stato un uomo d’azione, coerente e coraggioso. La sua azione è stata essenzialmente culturale attraverso l’ideazione e diffusione di riviste come “Energie Nuove”, “Rivoluzione liberale”,”Il Baretti”. La riflessione di Piero Gobetti prende le mosse dal Risorgimento, giudicato fallito perché circoscritto nell’ambito di un’élite  e rimasto estraneo alla coscienza del popolo. Per questo auspicava il superamento del paternalismo e del riformismo, facendo appello alle energie giovanili e agli ingegni più vivi e aperti. L’inizio della sua auspicata rivoluzione liberale ( da intendere non soltanto nell’ottica del liberalismo, ma soprattutto in funzione attiva come  liberante in senso morale) comincia dalla cultura e dalla morale, dalla «serietà e intensità al lavoro». Avversario del nazionalismo, che si diffondeva all’indomani della Prima Guerra  Mondiale, Gobetti si oppone con tenacia  al fascismo che considera, in un articolo  di “Rivoluzione liberale”, l’autobiografia dell’Italia : « Il fascismo in Italia è un’indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo». Come editore Gobetti pubblica le opere di John Stuart Mill, espressione del pensiero liberale classico, le opere di Luigi Einaudi, gli “Ossi di seppia” di Eugenio Montale e diverse traduzioni dal russo. Tutte le sue edizioni recano in copertina un motto alfieriano in  greco : «Τί μοι σὺν δούλοισιν;» (“Cosa ho a che fare io con gli schiavi?”). Incarcerato due volte, picchiato dagli squadristi, Gobetti subisce la perquisizione della casa e il sequestro  dei suoi scritti. Di Giacomo  Matteotti scrisse che  rappresentava l’italiano ideale, perché: « non se la intende col vincitore, combatte alla luce del sole, conosce il disprezzo delle sagre, dei gesti, non si arrende alle allucinazioni collettive, non ha bisogno di chiamare eroismo la sua ferma coscienza morale». Successivamente gli giunge l’ingiunzione di cessare definitivamente le pubblicazioni e chiudere la casa editrice per «attività nettamente antinazionale». Nel febbraio del 1926, Gobetti parte da solo per Parigi dove muore per le complicazioni di una grave bronchite a soli venticinque anni. Oggi nel centenario della morte Piero Gobetti è un luminoso esempio di dignità, impegno morale e civile per migliorare l’Italia, come sottolineano le parole della moglie Ada  in  Diario partigiano, 1956  : « Pur nella sua breve esistenza, Piero aveva compiuto il suo destino, assolto il suo compito, detta la sua parola» . Lo scrittore  Paolo Di Paolo  ricorda la figura di Piero Gobetti in “Un mondo nuovo tutti i giorni” ed. Solferino, ne celebra la ‘vita al presente’, il suo  esempio  contro l’indifferenza e un antidoto contro il cinismo.

 

 

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