MARCO ONOFRIO “UN UOMO È UN UOMO” Edilet 2025

Gabriella Maggio

Oggi che, come osserva Giulo Ferroni, al termine della sua Storia della Letteratura Italiana, “tutti sono poeti” e la poesia sembra divenire sempre più asservita al narcisismo esibizionistico e alla spettacolarizzazione proprie della società contemporanea, Un uomo è un uomo, Poesia civile ( 2008-2025) Edilet2025 di Marco Onofrio di distingue perchè testimonia  che è possibile superare il vissuto personale, troppo circoscritto, e aprirsi al mondo, alla riflessione sui diritti umani calpestati e sulle guerre “scandalo, scandalo osceno/ della storia umana!”.  Con l’animo risentito di chi vuole smascherare la condizione umana odierna, Marco Onofrio dichiara l’intenzione di cambiarla,  mettendo a nudo la responsabilità degli uomini, attraverso il valore e la forza della sua parola poetica nella difesa della comune umanità offesa. Il libro si pone nel panorama letterario attuale, lontano dallo sperimentalismo delle avanguardie, come pure dal pastiche postmoderno; piuttosto appare come una conversazione vittoriniana sugli aspetti disumanizzanti del nostro tempo che perdono l’uomo. I furori di Marco Onofrio prendono corpo e diventano concreti nella poesia di questo libro “militante”, che si assume una responsabilità verso gli altri uomini, attraverso una consapevole esperienza intellettuale e umana. La poesia che si fa luogo della critica di una situazione storica non accettata e non accettabile, si offre come  frutto di una vigile soggettività, impegnata  a precisare e definire la libertà  del canto poetico e la sua responsabilità nell’ indicare un cammino. Come Hölderlin che nell’elegia “Pane e vino “si chiede: “A che servono i poeti in tempi di miseria? Per poi aggiungere “….fuori dell’ anima oppressa splende un sorriso”, anche Marco Onofrio scorge  una speranza  e  per questo il(suo) cuore batte forte e non si arrende. La poesia di “Un uomo è un uomo” è perciò un’esperienza fondamentale e necessaria, una “resistenza”, come osserva il filosofo Massimo Cacciari a proposito della poesia, che ci riconnette alla complessità del linguaggio e all’essenza stessa dell’essere umano, contrapponendosi alla tecnocrazia imperante. S’instaura nell’opera una riflessione di ampio respiro sui rapporti tra letteratura e società, sui compiti e il ruolo dell’intellettuale moderno, lo scrittore-in-situazione, che s’impegna concretamente nel mondo presente per costruire l’avvenire. Attraverso le parole del poeta, che creano, come sosteneva P. Paolo Pasolini, lo stato di emergenza, nessuno ha più il diritto di ignorare il mondo e di proclamare la propria innocenza nei suoi confronti. Il poeta affronta nel libro un corpo a corpo con il silenzio, con la rassegnazione  diffusa con l’intento di evocare  e provocare. Marco Onofrio dimostra ancora una volta in “Un uomo è un uomo” di sentire la responsabilità dello scrittore nella società. Conosce bene il peso e la valenza della parola, che per essere efficace e onesta deve essere precisa, come ha già manifestato in ” Fissazioni” . “Un uomo è un uomo” si articola in tre parti : La cenere dei sogni, Intermezzo, Del sole malato. La prima sezione rende esplicita la civile indignazione dell’autore che ha origine dal tradimento dell’Amore, legge universale che dovrebbe regolare la vita di tutti gli uomini tra loro e con la natura. Qui il poeta denunzia il politicamente corretto, i sogni infranti, il consumismo, l’accettazione passiva di essere “ingranaggio funzionale”. In Intermezzo invoca libri catartici, denunzia il disagio della civiltà con l’intenzione di liberare le energie represse/ e rieducandole all’etica della vita/ nel suo sacro assetto elementare….ma nulla non accade/ se prima non accade/ dentro la coscienza…..Dateci un piccolo seme di speranza/ e noi daremo vita a un mondo nuovo. In Del sole malato indaga l’impervio cammino per salvare l’uomo e il pianeta azzurro, dall’inestinguibile sete di guerra . In Colloquio con il Comandante  l’autore scrive :”Io sono un parabellum…/Non posso volere la pace/se non la vogliono7 i miei finanziatori. Sennò che ci sto a fare ?”. Forte è il richiamo a Rilke, nella perdita del messaggio lasciato dagli angeli, nella riscoperta del sacro nascosto: “Non si scherza col sacro della vita”.  Come pure il richiamo a Klee , all’angelo che volge le spalle al futuro. Marco Onofrio non vuole lasciarsi andare alla corrente, il suo cuore “batte forte e non si arrende”. Un uomo è un uomo può considerarsi un’opera-manifesto che non si chiude in se stessa, ma rimanda continuamente al suo esterno, a valori da riconoscere e costruire fuori dalle pagine del libro; appare come un progetto non ancora realizzato, ma visto come raggiungibile. L’impianto concettuale evidente nell’opera indica il  modo di stare al mondo di Marco Onofrio, di creare  un rapporto con gli altri e con le cose. Una progettazione di cui la poesia deve farsi segno e vettore,  partendo dal rifiuto della situazione presente per giungere  all’affermazione di ciò che è valore e assume, quindi,  il ruolo di  termine necessario di confronto. Coerente la lingua usata, concreta, corporea che poco concede a slanci lirici : “Tu sei nato per splendere l’azzurro/ uniformemente su ogni terra/ senza riserve, senza preclusioni”. Le parole sono trasparenti come vetro, attraverso cui è possibile guardare alle cose senza falsificarle.

 

 

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