JÜRGEN HABERMAS
Pino Morcesi
In questi giorni è scomparso a 96 anni il filosofo tedesco Jürgen Habermas, esponente della teoria critica della società, nata dalla Scuola di Francoforte. È stato protagonista, nel corso della sua lunga vita (1929-2026), del dibattito europeo dal secondo dopoguerra sino ai giorni nostri. Con lui viene meno l’ultimo epigone dell’ Illuminismo. In particolare il suo pensiero faceva leva sulla speranza che i conflitti potessero essere risolti se non proprio con la forza dell’argomento migliore, almeno con gli sforzi della diplomazia. A questo aveva lavorato affinché una guerra mondiale non si dovesse ripetere mai più. È solo provando a parlare gli uni con gli altri- diceva- cercando di raggiungere un’intesa, anche se fragile e provvisoria, e mai completamente trasparente, che potremmo riuscire a individuare le storture, le ingiustizie e i problemi che ci opprimono e sconquassano, e fare qualcosa per rimediarvi. L’ideale, per Habermas non era altro dal reale,era il suo cuore pulsante. Non potremmo esistere- diceva- nella forma di vita che conosciamo, se rinunciassimo, se abdicassimo completamente alle idee di giustizia, o di vita buona. Questo non ha implicato però che dobbiamo idealizzare il reale. Libertà è dire di no, sottrarsi a relazioni malsane, camminare verso un altrove, impegnarsi, con i propri mezzi e talenti, a costruire una piccola porzione di mondo più libero e buono.

