RIVALITÀ LETTERARIE
Irina Tuzzolino
Le rivalità letterarie sono probabilmente connaturate all’attività letteraria stessa. Anche il Sommo Poeta è stato facile alla critica esplicitamente e diverse volte nei confronti di Guittone d’Arezzo. Nel De vulgari eloquentia :
«Post hec veniamus ad Tuscos, qui propter amentiam suam infroniti titulum sibi vulgaris illustris arrogare videntur. Et in hoc non solum plebeia dementat intentio, sed famosos quamplures viros hoc tenuisse comperimus: puta Guittonem Aretinum, qui nunquam se ad curiale vulgare direxit, Bonagiuntam Lucensem, Gallum Pisanum, Minum Mocatum Senensem, Brunectum Florentinum, quorum dicta, si rimari vacaverit, non curialia sed municipalia tantum invenientur.» (De vulgari eloquentia, I, XIII, 1). (traduzione: «Dopo questi [i siciliani e altri] veniamo ai Toscani, i quali, a causa della loro folle sfrontatezza, sembrano arrogarsi il titolo di volgare illustre. E in questo non solo la plebe agisce sconsideratamente, ma abbiamo scoperto che parecchi uomini famosi hanno sostenuto ciò: per esempio, Guittone d’Arezzo, che non si diresse mai verso il volgare curiale, Bonagiunta da Lucca, Gallo da Pisa, Mino Mocato da Siena, Brunetto da Firenze; i cui componimenti, se si avrà la pazienza di esaminarli, si troveranno non curiali, ma municipali »)
Nel XXVI del Purgatorio vv. 120- 126:
A voce più ch’al ver drizzan li volti,
e così ferman sua oppinïone
prima ch’arte o ragion per lor s’ascolti.
Così fer molti antichi di Guittone,
di grido in grido pur lui dando pregio,
fin che l’ha vinto il ver con più persone.
In questi testi Dante accusa Guittone, notevole poeta toscano dell’età che lo precede, di avere usato una lingua e uno stile non illustri, ma locali, municipali, e di avere usurpato la fama. Le caratteristiche dello stile guittoniano sono la sovrabbondanza retorica e la tensione stilistica che si realizzano in un’espressione ermetica di difficile lettura. Dante punta proprio sull’oscurità guittoniana per promuovere la lingua degli stilnovisti, Guido Guinizzelli ( il padre mio, Purgatorio, id.), Cino da Pistoia e se stesso.
Nel XXIV ( vv. 55-59) del Purgatorio, il poeta Bonaggiunta Orbicciani da Lucca, che pure aveva difeso Guittone in polemica con gli Stilnovisti, dice:
O frate, issa vegg’io, diss’elli, il nodo
che ‘l Notaro e Guittone e me ritenne
di qua dal dolce stil novo ch’i’odo!
Io veggio ben come le vostre penne
di retro al dittator sen vanno strette,
che le nostre certo non avvenne…
Ciò nonostante nelle opere dantesche si trovano tracce del linguaggio guittoniano.


