CALATAFIMI E IL TEMPO LUNGO DELLA DEVOZIONE

Francesco Pintaldi

Il ritorno della Festa del Santissimo Crocifisso

Dopo oltre un decennio di attesa, Calatafimi Segesta torna a vivere uno dei momenti più intensi della propria identità collettiva: la Festa del Santissimo Crocifisso, nei giorni 1, 2 e 3 maggio 2026, culmine di un percorso devozionale che, come documenta il programma ufficiale, si apre già il 5 aprile e attraversa l’intero mese. Non è una festa come le altre. È una memoria che ritorna.

Una storia antica, custodita nella comunità

La festa affonda le sue radici in un tempo lontano, segnato da eventi ritenuti straordinari e dalla nascita di una devozione profonda verso il Crocifisso custodito a Calatafimi. Nel corso dei secoli, questo culto si è strutturato non solo come rito religioso, ma come forma di organizzazione sociale, capace di coinvolgere l’intera comunità. I protagonisti sono i ceti, antiche corporazioni di arti e mestieri, che ancora oggi rappresentano un elemento distintivo della festa: non semplici figuranti, ma soggetti attivi di una tradizione che si rinnova.

Il lungo avvicinamento: aprile come tempo di preparazione

La festa non si esaurisce nei tre giorni centrali, ma è preceduta da un intenso periodo liturgico. Già dal 5 aprile si apre il calendario con celebrazioni e momenti simbolici, tra cui il trasporto della Santa Croce e l’avvio delle funzioni religiose. Seguono settimane di preghiera, con novene e messe in suffragio, che preparano spiritualmente la comunità. Il 29 e 30 aprile segnano una prima intensificazione: celebrazioni eucaristiche, sparo di mortaretti, suono delle campane e le prime uscite della banda musicale restituiscono alla città un ritmo festivo che cresce progressivamente .

I giorni della festa: il popolo in scena

1 maggio

La festa entra nel vivo. Dopo le celebrazioni religiose, ha inizio la processione dei ceti, accompagnata dalla banda musicale. Ogni gruppo offre il proprio omaggio al Crocifisso, in un susseguirsi di gesti rituali che uniscono devozione e identità sociale .

2 maggio

Il secondo giorno prosegue con ulteriori celebrazioni e con la partecipazione corale dei ceti riuniti. Particolarmente significativo è il momento della processione serale con il cosiddetto “carro dei massari”, simbolo del legame tra lavoro, terra e fede .

3 maggio – Solennità del Santissimo Crocifisso

È il giorno culminante. Dopo la benedizione degli animali e il giro della banda musicale, la celebrazione eucaristica introduce alla grande processione del simulacro del Crocifisso, affiancato da quello di Maria Santissima di Giubino . La giornata si conclude con il rientro del simulacro al santuario e con i fuochi d’artificio: segno visibile di una festa che, pur nella sua solennità, resta profondamente popolare.

Una festa rara, quindi più intensa

Ciò che distingue questa ricorrenza è la sua non periodicità. Non si celebra ogni anno, ma ritorna dopo lunghi intervalli. Questo elemento, lungi dall’indebolirla, ne rafforza il significato: ogni edizione diventa un evento straordinario, capace di mobilitare energie, memorie e partecipazione. Non è una consuetudine. È un’attesa che si rinnova nel tempo.

 

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