L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA UTILITÀ ED ETICA

Ciro Cardinale*

Ogni giorno si parla sempre di più di Intelligenza Artificiale (IA); ogni giorno sempre di più c’è chi la vede come la soluzione a tanti problemi e c’è chi invece la considera il male assoluto. Ma cos’è l’IA e come funziona? L’IA non è una “testa pensante”, come potrebbe ingannare il nome, ma una rete di sistemi informatici connessi tra loro, in grado di risolvere problemi e compiere azioni complesse che, fino a pochi anni fa, richiedevano la capacità umana. Il cuore dell’IA è il Machine Learning, l’apprendimento automatico, perché l’IA impara dall’esperienza, a differenza dei vecchi software che invece richiedevano l’impostazione di rigide regole da parte dei programmatori per potere funzionare. Attraverso le reti neurali artificiali, dei modelli matematici ispirati alla struttura del cervello umano, il sistema analizza una quantità enorme di dati presenti in rete, li connette tra loro, scova gli schemi ricorrenti e impara a fare previsioni e trovare soluzioni. Così, se mostriamo all’IA una serie di foto di gatti senza spiegare che cos’è un gatto, sarà lei stessa a “capirlo”, confrontando tutti i parametri che caratterizzano il gatto ricavandoli dalle foto dei felini che le abbiamo messo a disposizione. È del tutto evidente allora l’enorme aiuto che l’IA può offrire nella vita di tutti i giorni, al lavoro, a casa, nello studio, nel tempo libero… In alcuni ospedali e centri di ricerca stanno già insegnando all’IA a riconoscere anticipatamente l’insorgere di tumori, riuscendo a fare diagnosi precoce sulla base delle migliaia di cartelle mediche esaminate. In questo modo l’IA tira fuori i tratti comuni che precedono l’insorgenza dei vari tumori in modo da essere in grado di prevederli. Tuttavia, non sempre è tutto così rose e fiori, perché bisogna considerare anche il rovescio della medaglia, rappresentato dall’opacità del sistema. Non sappiamo, infatti, del tutto esattamente perché mai l’IA abbia preso quella determinata decisione o come sia giunta a quella soluzione, senza contare pure i rischi che possano derivarne per la privacy o per l’automazione spinta del lavoro, a seguito del ricorso massiccio all’IA. Negli Usa stanno sperimentando l’IA anche come strumento per predire la commissione di reati e quindi per prevenirli. Hanno così “educato” l’IA con migliaia di dati di crimini già commessi, affinché il sistema possa predire se, come, dove e quando potrà essere commesso in futuro un reato. Bellissimo, ma c’è un problema. Poiché in alcuni territori o per alcuni tipi di reato coloro che li commettono di solito sono in maggioranza afroamericani, c’è il rischio concreto che l’IA possa operare in modo discriminatorio, considerando tutti o quasi tutti gli afroamericani come potenziali delinquenti. E qui entriamo nel campo dell’etica nell’uso dell’IA. L’IA non è mai neutrale e non può esserlo, perché viene addestrata su dati storici, tendendo per ciò stesso a cristallizzare e amplificare i pregiudizi del passato, rischiando però al contempo di ripetere e anzi amplificare tale discriminazione. Dobbiamo allora capire e sapere da quale fonte l’IA preleva i dati che utilizza, come li conserva e come li elabora, sennò potrebbe pure capitare che essa, interrogata circa il motivo della persecuzione degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale da parte della Germania, possa prendere per buone le deliranti tesi espresse da Hitler nel suo Mein Kampf. Altra cosa importante è sapere di chi è la responsabilità legale delle azioni commesse dall’IA. Se – per fare un esempio – una macchina controllata dall’IA causa un incidente o sbaglia un’operazione chirurgica di chi sarà la colpa? Del progettista, del produttore o della macchina stessa? Capiamo allora che appare necessario come l’IA debba rispettare almeno tre parametri, trasparenza, responsabilità e inclusività, con l’obiettivo di non rendere il sistema “più buono”, ma quanto meno di progettarlo affinché resti sempre al servizio dell’uomo e della sua dignità, a suo fianco come un potente alleato. E così la sfida dei prossimi mesi non è quanto l’IA potrà diventare intelligente, ma quanto saremo noi così saggi nel decidere quali pezzi di società affidarle e quali, invece, lasciare sotto il nostro esclusivo controllo.

* Lions club Termini Himera Cerere

 

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