LUIGI PIRANDELLO “NON SI SA COME”
Gabriella Maggio
Ph. Teatro Biondo
Non si sa come di Luigi Pirandello è stato in scena al Teatro Biondo di Palermo, per la regia di Paolo Valerio, con Franco Branciaroli nel ruolo del protagonista, il conte Romeo Daddi, insieme a Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati. Ben armonizzati le scene e i costumi di Marta Crisolini Malatesta, le luci di Gigi Saccomandi, i video di Alessandro Papa. Lo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Biondo Stabile di Palermo, si distingue per l’interpretazione raffinata e incisiva di Franco Branciaroli, versatile nelle lacerazioni morali e psicologiche del personaggio che svela l’irrazionalità e la fragilità dell’uomo. La contaminazione multimediale, voluta dalla regia, potenzia l’interpretazione degli attori, restituendo amplificate le mutevoli sfumature psicologiche dei personaggi. Non si sa come è l’ultimo lavoro compiuto da Luigi Pirandello nel 1934, pochi giorni prima dell’assegnazione del Nobel per la letteratura; composto quasi di getto tra la fine di luglio e il settembre del 1934, durante un periodo di villeggiatura trascorso a Castiglioncello. In una intervista, Pirandello stesso suggerì la chiave di lettura : «Il delitto appartiene alla natura, ma il momento veramente drammatico è quello della giustizia ed è tanto più drammatico quanto più il tribunale è invisibile, cioè nella coscienza». La prima rappresentazione della piéce ebbe una realizzazione difficile ( soprattutto a causa del finale dell’opera e della morte dell’attore austriaco Alessandro Moissi, cui Pirandello aveva intenzione di affidare la parte del protagonista Romeo Daddi) per questo andò in scena al Teatro Nazionale di Praga il 19 dicembre 1934 con la regia di Karel Dostal, e Zdĕnek Stĕpánek nella parte di Romeo Daddi. La prima rappresentazione italiana ebbe luogo quasi un anno dopo a Roma, al Teatro Argentina, il 13 dicembre 1935 con scene su bozzetti di Cesare Ligini e la parte di Romeo Daddi interpretata da Ruggero Ruggeri. In quell’occasione le due parti femminili furono affidate ad Andreina Pagnani (Bice) e a Fanny Marchiò (Ginevra). La trama di Non si sa come riprende tre racconti delle Novelle per un anno: Nel gorgo (nella raccolta Dal Naso al cielo), La realtà del sogno (in Candelora) e Cinci (in Berecche e la guerra). Il tema è quello della possibilità di compiere un tradimento amoroso o anche un omicidio in un attimo, in modo quasi inconsapevole, senza alcuna intenzione, e quindi senza alcun rimorso. Ma nel corso della piéce il protagonista Romeo insiste sempre di più su questi “delitti innocenti” confessando i propri di cui prova rimorso. Le sue parole spingono gli altri personaggi a rivelare i propri delitti , accusandosi a vicenda. La messa a nudo dei tradimenti reciproci esaspera Giorgio che estrae la pistola e uccide Romeo. È interessante ricordare che nella stesura originaria non c’era il colpo di rivoltella finale, che tanto amareggiò Pirandello, che si piegò malvolentieri, dopo le rimostranze viennesi, alla morale dell’epoca. Secondo Pirandello il dramma consisteva nella scoperta di essere soggetti a forze psichiche fuori dal dominio della volontà e della ragione e nell’accettazione della vita com’è con sgomento e rassegnazione ironica. Lo scrittore riteneva il Non si sa come centrale nella sua produzione :«avrebbe dovuto essere il proemio della mia produzione teatrale e ne sarà, invece, quasi un riepilogo». Lo poneva sullo stesso piano del romanzo Uno, nessuno e centomila : «il romanzo della scomposizione della personalità», che evidenzia il carattere filosofico ultimativo, il suo giungere «alle conclusioni estreme, alle conseguenze più lontane». Il finale pensato inizialmente da Pirandello portava alla ribalta il problema dell’uomo freudiano rispetto alla società, cioè come far convivere la scoperta dell’inconscio con la responsabilità dei nostri atti, con l’etica innanzi tutto e conseguentemente con il tribunale della giustizia della società.

