PASQUALE HAMEL LA REGALITÀ SICILIANA ed.KALÒS
Regine e Re di Sicilia, dalla fondazione al vicereame
La storia, secondo Braudel, non è altro che una continua serie di interrogativi rivolti al passato in nome dei problemi e delle curiosità, nonché delle inquietudini del presente che ci circonda e ci assedia. Più di ogni altro universo umano ne è prova il Mediterraneo che ancora si racconta e si rivive senza posa, come dimostra la sua composita realtà antica e odierna. Questo mare è al centro degli eventi storici anche nel periodo preso in esame da Pasquale Hamel, 1130 – 1412, che ha il suo centro nella Sicilia, strada maestra tra Occidente ed Oriente. Opera meritoria questa di Hamel che vuole arginare l’odierna tendenza all’oblio del patrimonio storico che è dovuto, prima ancora che alla perdita della memoria storica, allo smarrimento del senso stesso della storia. Oggi ci si concentra unicamente sugli attimi fuggenti della propria vita quotidiana, dimenticando il vitale rapporto col proprio passato. Quest’ultimo è da intendere secondo l’ accezione nietzscheiana, non come modello immutabile da imitare passivamente o come una sorta di reperto archeologico da ricostruire fedelmente, ma in modo critico, distinguendo, cioè, al suo interno, quanto è dotato di una dimensione valoriale, da trasmettere anche alle epoche successive, da quanto è destinato a scomparire, insieme allo scorrere del tempo. Per tutto questo Pasquale Hamel con La regalità siciliana. Regine e Re di Sicilia, dalla fondazione al vicereame. Ed.Kalòs si rivolge a un vasto pubblico di lettori più che a storici professionisti. La regalità siciliana offre al lettore una prospettiva esauriente di un periodo storico importante per la Sicilia che va dal 1130 al 1412, dalla fondazione del regno di Sicilia ad opera di Ruggero II d’Altavilla al suo più modesto ruolo di vicereame voluto dagli Aragonesi, successori del glorioso re Federico III d’Aragona, il figlio di Pietro d’Aragona e Costanza , figlia di Manfredi. L’ultimo re aragonese di Sicilia, Martino I, rimase sempre sotto l’influenza del padre Martino re d’Aragona ,che acquisì la Sicilia, come vicereame, con la conseguente perdita della personalità politica dell’isola come stato indipendente dopo la morte prematura del figlio. Importante risulta la considerazione fatta dallo storico, che gli impegni politici degli Hohenstaufen che spesso li allontanavano dalla Sicilia, abbiano contribuito ad allentare i “vincoli dei sudditi nei confronti della corona”, favorendo usurpazioni e rivolte. Dopo l’acme de ‘l secondo Federico ( Inferno ,X,119) l’ambizioso Manfredi, (biondo era e bello e di gentile aspetto- Purgatorio,III,107) idealizzato da Dante, nello spazio mediterraneo cercò alleanze con il Regno d’Aragona e lo fece ricorrendo alla politica matrimoniale: diede in sposa la figlia Costanza ( genitrice dell’onor di Cicilia e d’Aragona – Purgatorio, III ,114-115 ) al principe ereditario Pietro, il futuro Pietro III, uno dei protagonisti del Vespro”. La regalità siciliana è un libro completo, frutto di un lavoro storiografico attento, meticoloso e approfondito, come attesta la vasta bibliografia, e nello stesso tempo un’opera narrativa chiara e godibile. Per quanto remoti sembrino cronologicamente i fatti narrati nell’opera al lettore moderno, questi sono il fondamento della situazione presente, a cui forniscono la sua ragion d’essere. In un certo senso la storia è paragonabile alla memoria. Un processo storico, per quanto sia segnato al suo interno da eventi casuali, è pur sempre dotato, di una consequenzialità, per la quale gli eventi portanti di esso possono generare degli effetti di lunga durata, che, in misura maggiore o minore, incidono sulla evoluzione, positiva o negativa, dei successivi processi ed eventi. La regalità siciliana offre al lettore una storia multiforme e ricca di eventi che collega la Sicilia all’Africa, al Levante, all’Europa, perché la strada tra Occidente e Oriente passava per lo Stretto di Messina, dando all’ isola un particolare valore strategico ed economico. Tutto questo ha creato una esotica fusione di culture che ha conferito un fascino particolare alla storia siciliana. Ma nello stesso tempo ha causato l’impoverimento irreparabile dell’isola, dovuto sia alla rapacità dei governanti, sia alla lontananza dei sovrani dal territorio del regno, perché impegnati in altri settori ritenuti fondamentali come quelli imperiali, sia anche a causa delle divisioni insanabili tra i siciliani stessi. La regalità del titolo indica la condizione di regno, ma anche la prassi dell’esercizio del potere. La ricostruzione storica di Pasquale Hamel ricorda la tolleranza normanna nei confronti delle identità religiose e culturali preesistenti e il solido esercizio del potere centrale sotto il regno di Ruggero II, che divenne talmente rilevante, da destare una notevole preoccupazione nelle maggiori potenze politiche del tempo. Hamel tiene presente anche che a partire dal XII secolo, l’arrivo delle spose “straniere” portò influenze francesi e iberiche nel Sud Italia favorendo la fusione di più culture nella stupefacente epoca normanna. In quell’epoca , le donne di elevato lignaggio, pur istruite e facoltose, erano considerate pedine strategiche, il cui destino era predeterminato fin dalla nascita. La loro importanza risiedeva principalmente nella capacità di garantire alleanze politiche e accrescere il potere familiare. Spicca tra tutte la vicenda della Regina Maria, figlia di Federico IV e di Costanza d’Aragona. La sua storia, scrive Hamel, sarebbe stata difficile e a tratti dolorosa, in balia di personaggi arroganti e spregiudicati e delle loro ambizioni di potere. Durante il suo regno, almeno fino al matrimonio forzato con Martino il Giovane- col quale peraltro condivideva stretti vincoli di sangue- fu solo formalmente regina di Sicilia, perché il potere rimase saldamente nelle mani dei “quattro vicari”. Una storia quindi di luci ed ombre nella quale non mancano episodi di crudeltà. Ne costituisce un esempio Enrico VI, marito della Gran Costanza, quando costrinse ”la moglie ad assistere alle tremende torture inflitte ai conterranei che avevano promosso e capeggiato il complotto: esemplare fu la sorte riservata a Guglielmo Monaco, signore di Castrogiovanni, che nel caos generale alcuni conti normanni di Sicilia avevano eletto re. Con grande strazio della regina Costanza, al nobile normanno, che era stato fatto sedere su un trono di ferro arroventato, fu inchiodata sul capo una corona”. Pasquale Hamel, assegnando pari spazio di narrazione ai personaggi ed agli eventi del periodo normanno, angioino ed aragonese testimonia il suo obiettivo di fornire una visione realistica dei fatti storici, sfrondandoli dalle interpretazioni, spesso più lusinghiere, che li hanno accompagnati nella tradizione. Un elemento di rilievo dell’opera è la cronologia degli eventi e le descrizioni accurate delle genealogie e dell’intrecciata storia delle casate nobiliari che nel tempo si sono avvicendate, la cura dell’aspetto mediterraneo della storia siciliana causa di una Koinè che permane nei luoghi dell’isola.

