Radiazioni e sicurezza

(Natale Caronia)

Il recente fuoripista di un aereo in fase di atterraggio a Punta Raisi avrebbe individuato, nella carenza di un sistema di rilevamento di venti anomali, la mancata segnalazione preventiva del fenomeno che avrebbe potuto evitare l’incidente, fortunatamente senza vittime. E’ venuto fuori, così, che ad opporsi da anni all’installazione di un sistema di rilevamento radar nel territorio di Isola delle Femine è stata quella comunità, nella persona del Sindaco, preoccupata della vicinanza di un emettitore ritenuto potenzialmente pericoloso. Dall’altra parte, il responsabile dell’Ente Nazionale Aviazione Civile ritiene indispensabile, per la sicurezza, l’installazione di quel sistema di sorveglianza.
Per orientarsi bisogna chiarire cosa si intende per campo elettromagnetico e per radiazioni.
Un campo elettrico è quello esistente in un conduttore a cui viene applicata una differenza di potenziale: la corrente elettrica. Ad essa è sempre inerente un campo magnetico.
Se osserviamo un traliccio su cui sono sospesi dei cavi elettrici sotto tensione, attorno al cavo esiste un campo magnetico la cui intensità dipende dal voltaggio (differenza di potenziale) e dall’amperaggio (intensità della corrente). Così, in tutti gli elettrodomestici funzionanti con corrente elettrica, si genera un campo magnetico, ivi compresi rasoi elettrici, phon, televisori, computers, stampanti, telefonini etc.
Giornalmente, quindi, siamo sottoposti ai campi elettromagnetici, ivi compresi quelli terrestri, ma, dirà qualcuno, non è motivo di sommarne degli altri. Ed in effetti la comunità internazionale ha stabilito delle soglie di valori a cui la Comunità Europea si è adeguata con un’attenta legislazione.
Le cosiddette radiazioni si distinguono in non ionizzanti ed ionizzanti.
Le non ionizzanti comprendono le correnti alternate, le onde radio, le microonde, l’infrarosso, la luce visibile e l’ultravioletto che sono tutte onde elettromagnetiche che si differenziano soltanto per la lunghezza d’onda, più ampia per le onde herziane (radio e microonde), meno ampie (quindi più frequenti) per l’infrarosso, lo spettro visibile e l’ultravioletto.
Le radiazioni ionizzanti comprendono i raggi X, i raggi gamma ed i raggi cosmici, anch’essi differenziati dalla lunghezza d’onda, maggiore per i raggi X, minore per i raggi cosmici.
Mentre sappiamo che le radiazioni ionizzanti, insostituibili nella diagnostica medica (Raggi X, TAC, Medicina Nucleare PET/TC) sono capaci di generare neoplasie, cosa attribuita alla produzione di ioni liberi, che possono determinare anomalie cromosomiche ed alterazioni nella moltiplicazione cellulare, per le radiazioni non ionizzani (NIR) non sono sufficientemente dimostrati i rapporti tra esposizione prolungata e sviluppo di tumori, mentre sono abbastanza codificati altri effetti possibili.
Molti tessuti corporei (pelle, sangue etc.) si riproducono continuamente; ad esempio, la vita di un globulo rosso è di tre settimane. La continua riproduzione cellulare garantisce l’integrità del corpo e la sua riparazione ed è garantita dal nostro patrimonio genetico che controlla “la catena di montaggio” cellulare per evitare mutazioni anomale, sì che cellule aberranti possano prendere il sopravvento causando tumori. Le radiazioni ionizzanti possono causare, col meccanismo di impatto sul DNA cellulare, alterazioni nella catena dei cromosomi e la conseguente creazione di cellule tumorali.
Per quanto attiene, invece, per le radiazioni non ionizzanti, sappiamo che per i campi sopra i 10 GHz (gigaherz) come nei radar di potenza, l’assorbimento di 100W/m2 produce aumento di calore nei tessuti, con effetti lesivi a carico del cristallino (cataratta), della pelle (ustioni) e dei testicoli (infertilità), cosa che riguarda gli operatori in prossimità delle apparecchiatura e non la popolazione, interdetta all’accesso; peraltro è noto che l’intensità di campo magnetico decresce con quadrato della distanza (più si è lontani, meno intenso è il campo).
I campi compresi tra 10 GHz e 1 MHz (megaherz), utilizzati per antenne MF, generalmente poste in luoghi inaccessibili, possono determinare anch’essi aumenti di calore corporeo; per valori di assorbimento di 0,4 W/m2 sono segnalati effetti non termici a lungo termine, dovuti a modificazioni funzionali cellulari e caratterizzati da facile affaticabilità, impotenza, perdita della memoria e, ventilata, la possibilità di genesi di tumori.
I campi di intensità inferiore ad 1 MHz, che si riscontrano generalmente nelle attività di manutenzione delle linee di alta tensione ed in alcuni ambienti di lavoro, inducono correnti e cariche elettriche, determinanti contrazioni muscolari, vibrazione dei peli. Sperimentalmente, su conigli e gatti, sono state segnalate alterazioni cerebrali, riferite all’azione del campo sugli ioni calcio tissutali.
Controversa è la correlazione tra queste radiazioni e le leucemie infantili.
I campi magnetici statici (Risonanza Magnetica) usati in medicina, comportano l’impiego di potenze 100.000 volte superiori a quello del campo magnetico terrestre, tuttavia non si manifestano effetti indesiderati sino alla potenza di 2 Tesla (le apparecchiature generalmente in uso hanno potenza oscillante tra 0,5 e 1,5 Tesla).
La nota informativa n.5/2001 STOA (Scientific and Technolical Options Assessment) del Parlamento Europeo, dice che: “ stabilire gli effetti a lungo termine sul corpo umano è per il momento impossibile, essendo troppo recenti gli studi effettuati sul cosiddetto elettrosmog….I rischi sono numerosi. Dalle alterazioni al metabolismo alle conseguenze prodotte dai radicali liberi emessi dai campi elettromagnetici: danneggiamento delle proteine e delle membrane cellulari, modificazioni dei geni e del DNA, riduzione degli ormoni antiossidanti, alterazione dei processi enzimatici e biochimici essenziali, alterazione dei livelli di calcio presenti nel sistema nervoso centrale, del cervello e del cuore. Possibili rimedi, secondo lo STOA: lontananza dalle fonti che producono campi elettromagnetici, riduzione dell’uso dei cellulari ed elettrodomestici, dieta antiossidante”.
Esiste una ricca giurisprudenza al riguardo e, ad ogni livello, è prevalsa la tesi che la tutela alla salute è cautelata dalla vigente legislazione nel senso che, se i valori di esposizione accertati rientrano nei limiti di legge, le azioni legali intentate contro antenne e tralicci vengono respinte.
In sostanza, le sentenze sono adeguate al buon senso; possiamo altrimenti rinunciare alla corrente elettrica, televisori, internet, elettrodomestici, telefonini, computers etc?.
A maggior ragione allora dovremmo rinunciare prima di tutto alle automobili, i cui gas di scarico sono sicuramente cancerogeni, mentre è noto che il benzene, usato nel carburante come additivo, causa leucemie; ma quanti di noi sono disponibili a rinunciare alle auto?
In conclusione, è pensabile privilegiare la tutela della popolazione da un danno ipotetico, rispetto al pericolo certo della vita dei passeggeri (cinque milioni l’anno nell’aeroporto di Punta Raisi) e della sicurezza dei voli (incidente accaduto), una volta che l’installazione dei sistemi radar venga effettuata con l’osservanza delle leggi sulla protezione della popolazione?
Sembra evidente che carenza di informazione e mancanza di ricerca di consenso siano alla base dell’attuale conflitto tra comunità di Isola delle Femine ed ENAV.

Legislazione.
Ministero della Sanità. Circolare 12 novembre 1982 n.69. Radiazioni non ionizzanti. Protezione da esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde.
Decreto Ministero dell’Ambiente n.381 del 10 settembre 1998. Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.
Legge 22 febbraio 2001 n.36. Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.
Decreto Ministero dell’Ambiente n. 381 del 10 settembre 1998. Stabilisce i limiti massimi di esposizione ai campi elettromagnetici .
Decreto del Presidente del Consiglio del 23 aprile 1992; regolamenta l’altezza minima dei tralicci d’alta tensione in funzione della corrente trasportata.
Le norme CEI ENV n.111-2 e 111-3 prevedono i limiti massimi di esposizione per la popolazione in funzione della frequenza delle radiazioni.
Per i lavoratori esposti ai campi elettromagnetici esiste una legislazione dedicata, che riguarda la sorveglianza sanitaria DPR n.303/56 e DL n.626/94.
Giurisprudenza su Internet alla voce elettrosmog.

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