RICORDI “PERONISTI”

( Gianfranco Romagnoli*)

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Nello scrivere queste note, non intendo certo farmi laudator temporis acti nei confronti di un regime straniero, del quale la natura dittatoriale e la compromissione con il nazifascismo dovrebbero indurre, quanto meno, alla cautela; voglio soltanto dare una testimonianza, che potrebbe risultare di un qualche interesse, su come ho vissuto da bambino, direttamente pur se in Italia, un’epoca storica. Per chiarire a quale titolo mi ritenga abilitato o portato ad una tale impresa, devo premettere che mia madre, figlia di un colonnello dell’esercito argentino, sposò mio padre che visse sette anni in quel Paese, del quale prese la cittadinanza, svolgendo l’attività di giornalista: rientrò poi in Italia dove si stabilì definitivamente a Roma, lavorando per la Pubblica Amministrazione in qualità di interprete. Come figlio di argentina nativa e di argentino naturalizzato, io stesso ho avuto la doppia cittadinanza italiana ed argentina sino all’età di diciotto anni, entro la quale avrei dovuto optare per una di esse, ciò che feci per facta concludentia rispondendo alla chiamata di leva militare italiana.

Sorvolo sui miei primi ricordi, che coincidono con gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, con i bombardamenti di Roma e con l’ingresso nella capitale degli Alleati, che vidi sfilare per la via Appia, per venire ai rapporti della mia famiglia con l’Argentina. Nel periodo immediatamente postbellico mio padre passò a lavorare presso il Consolato Argentino di Roma all’Esquilino, dove fu messo a capo dell’ufficio passaporti: conservo ancora, compilato da lui, il mio passaporto di cittadino argentino. Il lavoro era impegnativo: con le difficoltà economiche indotte dalla guerra e con il clima teso che si era creato, era ripreso imponente il flusso migratorio verso l’Argentina, sicché numerosissimi furono i passaporti rilasciati in quell’ultimo scorcio degli anni ‘40. Lo stato sudamericano, che già contava una massiccia presenza di immigrati italiani, era un paese prospero a fronte di un’Italia ancora povera e “ammaccata”, alla quale generosamente inviava aiuti in grano. Giungevano anche pacchi di aiuti alle famiglie: yerba mate, burro salato, dulce de leche e altri prodotti tipici argentini. Ai ricevimenti patriottici dati dall’Ambasciata a Roma per la festa nazionale del 25 maggio (dopo la Messa mattutina nella Chiesa Nazionale Argentina di Piazza Buenos Aires) o per altre occasioni e ricorrenze, venivano invitate le intere famiglie degli argentini residenti.

 

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Juan Domingo Perón e la moglie Eva nel 1945

Erano gli anni del peronismo: grande fu l’eccitazione quando Evita Perón, nel corso del suo viaggio in Europa quale ambasciatrice del regime, giunse a Roma, ricevuta dalle massime autorità italiane e dal Papa. La sua visita fece epoca: bella, sfarzosamente elegante, era un mito della nazione argentina, chiamata dai descamisados Madona de los humildes per la sua instancabile attività a favore dei poveri; amatissima, ma odiata con pari intensità dagli oppositori democratici e dai militari. Nel ricevimento che si tenne all’Ambasciata venne distribuito agli invitati un distintivo che riproduceva la testa di Evita in metallo dorato tra le due bandiere italiana e argentina ed il libro della stessa Evita La razón de mi vida insieme ad un altro intitolato, non so se ricordo esattamente, La doctrina del Justicialismo (cimeli storici che purtoppo non possiedo più); si canticchiava, non come inno ma in tono salottiero, questa canzoncina: Yo te darè/te darè una cosa/una cosa muy hermosa/una cosa che empieza con pe: Perón!  Il clima nella piccola comunità del Consolato era familiare e simpatico: alla mia cresima e prima comunione (allora si facevano insieme) intervenne il viceconsole argentino. Poi, il tempo trascorse, vennero gli anni cinquanta con l’inizio della ripresa economica, mio padre passò a svolgere un’attività imprenditoriale e i legami con l’Argentina si allentarono. Ma di quell’epoca -non di quel regime- favolosa per me bambino, mi è rimasto dentro un ricordo, che, insieme all’ammirazione per i tre piloti argentini, Fangio, Gonzales e Marimón, che dominavano la Formula 1, e ai film messicani dell’epoca come La perla, è all’ origine della mia passione per gli studi sul mondo ispanico e latinoamericano.

* Vicepresidente e Delegato per la Sicilia del Centro Internazionale di Studi sul Mito

Un pensiero riguardo “RICORDI “PERONISTI”

  • 11 settembre 2011 in 10:51
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    Gentile Prefetto, il suo interessante articolo sull’Argentina, suo Paese di origine, mi ha fatto rivivere il meraviglioso viaggio a Buenos Aires intrapreso da me e mio marito nel marzo dello scorso anno. Buenos Aires mi ha colpito come nessun’altra città da me visitata aveva mai fatto, ispirandomi un racconto che ho intitolato “Fantasmi a Buenos Aires”, dove per fantasmi non si intendono presenze sinistre, ma angeli protettori che suggeriscono come dare una svolta positiva alla tua vita. Se poi questi fantasmi hanno il volto di Borges, di Gardel e della poetessa Alfonsina Storni, possiamo comprendere meglio l’importanza del loro dono. Ora possiamo vedere le statue di cera di questi tre grandi al caffè Tortoni, nell’Avenida de Mayo dove gli avventori sogliono prendere il gelato che racchiude un cuore di dulce de leche, che è il sapore stesso di Buenos Aires, mentre dal piano inferiore, dove ogni sera si dà uno spettacolo di tango giunge una voce simile a quella di Gardel che ci invita a tornare. Volver …

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