L’ELISIR D’AMORE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

(Gabriella Maggio)

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Il 12 giugno 2012 è andato in scena al Teatro Massimo di Palermo un brioso allestimento dell’Elisir d’Amore di Gaetano Donizzetti. Non più la originaria ambientazione campagnola ha fatto da sfondo al timido amore tra Nemorino e Adina, ma un attualissimo stabilimento balneare, meta di gente che vuole divertirsi anche con l’aiuto di bibite stimolanti. Certamente il regista Michieletto, che ha curato l’allestimento per il Palau de les Arts Reina Sofìa di Valencia, ha avuto coraggio sfidando il tradizionalismo della lirica, ma ne è stato ben ricompensato perché il pubblico ha mostrato di gradire l’attualizzazione.

La messinscena che ad un primo approccio può sembrare la protagonista dello spettacolo, di fatto promuove ed esalta il cast dei cantanti di alto livello,impegnandoli anche nella recitazione, spesso trascurata nel melodramma, che per tradizione è incentrato sulle voci. In perfetta sintonia le scene di Paolo Fantin ed i costumi di Silvia Aymonino. Nemorino, ben interpretato da Celso Albelo, a parte il nome agreste, ben si cala nei panni di un bagnino sfortunato e il Dulcamara di Paolo Bordogna, rappresenta con efficacia la duttilità equivoca dell’ingannatore. Intensa ed emozionante l’interpretazione di Desirèe Rancatore , che mette in scena una Adina forte e sicura di sé.

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Qualcuno ha parlato di tradimento del testo composto da Donizetti, perché la realizzazione è sembrata appiattita su uno stile da cartoons. Secondo la storia L’elisir d’amore è un melodramma giocoso in due atti musicato da Gaetano Donizzetti su libretto di Felice Romani, che a sua volta ha rielaborato il libretto di Eugène Scribe per “Les philtre” di Daniel-François-Esprit Auber; Donizetti lo scrisse in soli quattordici giorni, ispirato da un estro felice. Tale felicità ha sempre accompagnato l’opera, sin dalla prima rappresentazione a Milano nel 1832, perché è stata considerata interessante per la sua caratteristica di unire comicità e riflessione. Per unanime parere è stata considerata un’opera senza tempo e proprio per questo, cioè per la storia del testo, non mi pare che si possa parlare di tradimento. L’attualizzazione mantiene fedelmente i chiaroscuri del testo nella direzione dell’orchestra di Paolo Arrivabeni e nelle romanze come la notissima “Una furtiva lagrima”. Non credo che si senta la mancanza dell’ambientazione paesana, che avrebbe avuto un effetto straniante. Il pubblico della Première palermitana, ha infatti apprezzato lo spettacolo con prolungati applausi e richieste di bis. Interessante fuori programma il lungo spontaneo applauso a Leoluca Orlando, presente sul palco reale, tornato da sindaco della città a presiedere la Fondazione del teatro, che contribuì a far riaprire nel maggio del 1997, dopo 23 anni di chiusura.

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