Dante a New York

(Carmelo Fucarino)

image

Capitano nella vita strane e imprevedibili coincidenze, magici incontri. Non avrei potuto lontanamente immaginare che un amico newyorchese potesse scegliere per me un albergo proprio davanti al parco dedicato a Dante. Certamente anche lui o il suo amico che glielo aveva raccomandato non doveva sapere nulla della piazza, essendo l’indirizzo indicato con i sibillini incroci newyorkesi, 44 West 63 Rd Street, in una eccezionale intersezione della Broadway con la Columbus Ave. Forse l’attrazione era il monumentale Lincoln Center for the Performing Arts e da altro lato i pochi metri che lo staccano dal Central Park e dal Columbus Circle. Un quadrato magico indicato nelle cartine con Times Square. Tutto in tono con la mia italianità, Colombo intorno, davanti Dante che si stagliava alto nel cielo fra le fronde verdi. Ci mancava l’altro simbolo italiano, Garibaldi a cavallo (in Washington Square Park di Giovanni Turini, autore anche del busto di Mazzini in Central Park).

Ma quella statua che mi dava le spalle a scrutare un triangolo di un piccolo parco! Solo l’indomani per la mia innata curiosità di leggere le epigrafi dei piedistalli, mi sorprese. A ben guardarlo davanti con il suo alloro in capo, mi sembrava di conoscerlo bene, di ritrovare un amico con il quale si sono fatte le scuole assieme. Fra le mani sul petto un libro aperto, oh!, La Divina Commedia. È veramente imponente (alta 265 cm), come la descrisse Giovanni Pascoli che la definì la migliore figura di Dante mai scolpita (una copia al Meridian Hill Park di Washington). E in linea con le idee megalomani all’americana di Bersotti che voleva qualcosa di grandioso per stupire. E pensare che una prima statua per Times Square era stata rifiutata, ma un’altra prima versione di Ettore Ximenes, era stata pure respinta dalla Art Commission, perché… eccessivamente grande, con l’assemblaggio di 230 pezzi e un pesante piedistallo in granito dello stesso scultore (sul fronte in bronzo il nome Dante sovrapposto ad una ghirlanda). Nella segnaletica del parco la storia: «Per molti anni, il sito di Dante Park e la parte al suo nord furono entrambi considerate parte di ciò che era noto come Empire Park. Il lotto fu alla fine separato in due parchi, Empire Park North ed Empire Park South. Nel 1841 gli Assessori cittadini crearono il loro straordinario piano di reticolo, che si estese alla 155th Street. Il disegno incorporò la corsia serpeggiante di Bloomingdale Road (ora chiamata Broadway) e i punti ai quali questo percorso incrociava il nuovo reticolo divenuto, etc. Nel 1906 l’area intorno all’intersezione di Broadway e Columbus Avenue fu ufficialmente chiamata Lincoln Square dagli Assessori di New York City».

 

imageimage 

Tutto si deve ad un pisano, accusato di patriottismo assai interessato, il cav. Carlo Barsotti, forte del suo giornale Il progresso italo-americano, primo ad essere fondato nel 1880 assieme a V. Polidori e chiuso per vertenze sindacali nel 1988. Il quotidiano che appoggiò la politica di Salandra e Sonnino, ma pubblicò anche la preghiera per la pace del Papa e articoli sulla vita religiosa della provincia italiana sotto la luce dell’italianità, ebbe due edizioni quotidiane e addirittura un Supplemento illustrato della domenica, e si servì di collaborati di fama fra i migliori letterati e giornalisti italiani o ne riportò gli articoli (L. Barzini, G. Ferrero, A. Fraccaroli, G. Podrecca, A. Castelli, A. Labriola, V. Pareto, V. Morello). Nel 1989 un suo gruppo di giornalisti fondò un nuovo quotidiano, America Oggi, la principale fonte di informazione e di cultura italiana (allegato a La Repubblica e visitabile online). Giocando sul forte sentimento patriottico degli immigrati, Barsotti promosse tutta una serie di iniziative. Fu soprattutto promotore di grandiose sottoscrizioni per l’erezione nei punti strategici di New York di statue agli italiani illustri, cominciando nel 1888 con il monumento a Giuseppe Garibaldi in Washington Square. In questo fervore nazionalistico gli artisti impegnati furono in larga parte siciliani, Gaetano Russo di Messina per il monumento a Cristoforo Colombo (1892) in Columbus Circle, Pasquale Civiletti per il complesso statuario a Giuseppe Verdi (1906) in Verdi Square, attorniato dalle statue di Aida, Falstaff, Otello e Forza del destino, inaugurato nel 1906 alla presenza di Puccini. Sì proprio quel Pasquale, fratello e discepolo di Benedetto, il cui Monumento ai caduti di Prizzi fu inaugurato il novembre 1929. Oltre alla statua di Dante il palermitano Ettore Ximenes (Palermo, 1855 – Roma 1926) realizzò nel 1909 pure il Giovanni da Verrazzano Memorial al Battery Park di New York, davanti a quel Castello del porto, ora ricostruito in Museo, ove approdarono i primi nostri sbrindellati concittadini. Intorno alla sottoscrizione per il monumento a Dante, promosso dalla locale Società Dante Alighieri per la celebrazione del 50° anniversario dell’unità di Italia nel 1912, sorse un’aspra polemica con G. Preziosi che sul giornale L’Italia all’estero accusò i metodi spiccioli di propaganda di Barsotti che trascurava i veri problemi degli immigrati. Perciò l’inaugurazione che sarebbe dovuta avvenire nel 1911 con la parata di una nave da guerra italiana alla foce dell’Hudson fu rinviata. Il processo per diffamazione svoltosi a Roma si concluse con l’assoluzione di Preziosi nel dicembre 1912 e servì a denunciare lo sfruttamento del patriottismo, l’affarismo e le clientele. L’inaugurazione avvenne solo nel dopoguerra. Ma non si trattò solo di questo. Ci si mise anche l’Art Commission. La statua di Dante fu in effetti inaugurata nel 1921 nel 600° anniversario della sua morte. Quello che più mi ha stupito è stata l’approssimazione della biografia dantesca sul cartello segnaletico:« Dante Park is named after Italy’s great poet, Dante Alighieri (1265-1321). Born to a noble Florentine family [Sapegno, “di piccolo nobiltà, “modesta condizione sociale”], Dante immersed himself in the study of philosophy [diciamo, dell’arte retorica di Latini] and Provenzal poetry [imparò da sé l’arte di poetare]. In 1302 Dante was banished from Florence for his political views and become a citizen of Italy [proprio così, «divenne un cittadino di Italia»]. While in exile, he composed The Divine Comedy, the first vernacular poetic masterpiece [forse]. It tells the tale of the poet’s journey from Hell to Heaven, presenting a changeless universe ordered by God. Throughe The Divine comedy and his many other works, Dante [proprio lui?] established Tuscan as the literary language of Italy and gave rise to a great body of literature». In altra biografia si dice: «educated in the classics and Christianity. Dante was the greatest Italian poet, and spent much of his life traveling. His most famous poem is ‘Divine Comedy’ (‘La Divina Commedia’). It is a narrative poem in terza rima, containing 14,233 lines organized into 100 cantos, approximately 142 lines each. Dante wrote in the first person, and told of his journey through the realm of the afterlife: Hell, Purgatory, and Paradise. Through The Divine Comedy and his other works, Dante established Tuscan as the literary language of Italy. He regularly condemned the popes for their involvement in politics». Perché questa linea antipapista in una biografia italiana? E dire che a promuovere l’opera era stata la Società Dante Alighieri, quella per la quale ogni anno a scuola ci richiedevano il tesseramento obbligatorio dietro il rilascio di una piccola tessera. Anche allora non ci si preoccupava tanto di servirsi di esperti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il nostro sito web utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione. Per maggiori informazioni sui cookie e su come controllarne l abilitazione sul browser accedi alla nostra Cookie Policy.

Cookie Policy