“ Un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l’umanità” (N. Armstrong )

(Gabriella Maggio)

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Il 20 luglio 1969 Neil A. Armstrong, sbarcato dall’Apollo 11, fa il primo passo sulla superficie lunare, lasciandovi l’impronta che viene riportata su tutti i mezzi d’informazione. Ieri il suo cuore ha cessato di battere. La notizia mescolata ad altre non meno tristi, ma tali da minacciare il nostro modo di vivere, ci ha particolarmente turbati tanto da renderci consapevoli della fine di un ciclo storico, apertosi negli anni Sessanta. Così scrisse, infatti, Dino Buzzati sul Corriere della Sera all’indomani dell’impresa spaziale : “ Tutti di colpo hanno capito, tutti, anche gli scettici, sono stati presi da uno sgomento sconosciuto. Si è avuta l’impressione di essere passati oltre una porta fatale e proibita…..”. Dopo più di 40 anni, pur avendo in larga parte usufruito ed usufruendo ancora delle tecnologie sviluppate per realizzare quell’evento unico, ci sembra tutto lontano.

“ Le magnifiche sorti e progressive” implicite nel “grande balzo dell’umanità” , non si sono verificate. Non soltanto per crisi finanziarie, ma per crisi di progetti ideali, cioè di grandi e coraggiose idee. Dallo spazio sconfinato ci siamo ricoverati nel nostro piccolo spazio vitale , incuranti di quello che abbiamo intorno un po’ oltre la nostra mano che tiene stretto un apparecchio elettronico, anche il più sofisticato, di cui facciamo un uso strettamente limitato e personale. Non è un ponte verso l’altrove, ma soltanto una funzione fatica del linguaggio : “pronto ‘? Dopo l’esperienza scientifica sembra che la luna sia tornata l’astro di sempre da chiamare a testimonio dei propri sentimenti . Nel nostro immaginario s’insinua, forse, il cinismo del film “Capricorn One “ del 1978, diretto da Peter Hyams ? Ma lui, il protagonista Armstrong , è rimasto più in disparte che ha potuto, quasi irritato dai media e dalle inevitabili celebrazioni. Chi compie un’azione che viene definita eroica, non posa ad eroe, non ha bisogno dell’enfasi retorica perché la contestualizza nella su vita e le dà il peso che merita. Le speranze di chi guarda il cielo con occhio scientifico adesso sono affidate al rover Curiosity, la più complessa macchina che mai sia stata costruita, che percorre un tratto della superficie marziana per cercare molecole organiche sul pianeta.

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