IL FALSO PESCE CHE NON DIVENTO’ MAI PESCE D’APRILE

( Carlo Barbieri)

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Eccolo, il falso pesce che se non fosse stato divorato il 31 marzo, giorno di Pasqua, sarebbe diventato il primo Falso Pesce d’Aprile della storia. Proveremo a farcelo entrare comunque, nella storia come

Spigola alla Pilipintò.

Occorrente per 6 persone: 

– 1,5 kg di spigole (si chiamano anche branzini, eh?) freschissime di mare. Se non sono freschissime e di mare fermatevi qui e apritevi una scatoletta di tonno, mi rifiuto di collaborare;

– sale, olio extravergine di oliva, maionese, succo di limone. Per la decorazione: cetriolini, carote sottaceto, fette di limone e, se vi va, dadini di gelatina (che dovete preparare a parte: non vi spiego come si fa, si compra il preparato, è facile facile).   

– un artista per la decorazione. Meglio se è uno scrittore siciliano, andate sul sicuro.  

Si eviscera e squama il pesce su cui si praticano alcune incisioni per favorire la cottura, lo si sala e lo si unge appena con olio. Si fa cuocere al forno (già portato a 180 °C) per circa un’ora. Lo si lascia raffreddare e lo si spina. Il pesce, intendo, non il forno. Il forno potete spegnerlo senza bisogno di staccare la spina. Insomma non fatemi distrarre che ci metto poco a perdere il filo. La spinatura deve essere effettuata con estrema attenzione: una spinatura approssimativa è altamente indicata solo nel caso vogliate assassinare i commensali. Si insaporisce il pesce con un po’ di succo di limone e lo si condisce mescolandolo con la maionese, senza usarne troppa. Fate delicatamente, con le mani, se no trasformate il tutto in una poltiglia-mappazza.  

A questo punto fate intervenire l’artista, che spesso non è il cuoco. In casa mia per esempio è il sottoscritto.

Le false squame si ottengono tagliando i cetrioli in dischetti sottili che vengono ulteriormente divisi in mezzi-dischetti che vanno sistemati orientandoli tutti nello stesso senso. L’arancione della coda è ottenuto con carote sottaceto tagliate alla julienne, come anche la bocca. L’occhio viene bene sistemando un dischetto di cetriolo sopra un altro un po’ più grande di carota. Mancano le pinne laterali, che avevo fatto sempre con le carote. Sto ancora cercando di scoprire chi se le è fregate, ma mia moglie dice che me le sono semplicemente dimenticate e in genere ha ragione lei. Se avete preparato la gelatina, tagliatela in dadini e mettetela attorno al pesce.

Fatto. Buon appetito.

PS: Perché "Spigola alla Pilipintò"? Beh, Pilipintò, anzi per la precisione "Pilipintò – Racconti da bagno per Siciliani e non" è stato il mio primo libro. Ci sono rimasto affezionato e appiccico il nome a tutto quello che mi capita.

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