LA MUNNIZZA E’ NOSTRA E GUAI A CHI CE LA TOCCA

Appello di Carlo Barbieri

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Guardate che meraviglia. Vista da lontano, la munnizza palermitana sembra un bouquet di fiori, ha i colori della Vucciria dipinta da Guttuso. E allora, visto che ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, perché non cominciamo ad apprezzarla? A valorizzarla? Perché non le diamo un posto stabile nel panorama ludico-culturale della vita cittadina? Ma pensate: si potrebbero organizzare cacce al tesoro tipo ago nel pagliaio, "Trova l’ago e vinci l’AIDS", gare di cani di riporto da pannolone, battute di caccia al sorcio che si concluderebbero in allegre arrostite alle falde dei cumuli più alti… e se il Comune riuscisse a farsi prestare un cannone da neve da un sindaco del Nord, ecco che avremmo pure piste da sci sotto casa. Ma a pensarci bene potremmo farci pure i soldi con solide attività economiche. C’è la crisi o no? C’è.

Ed è vero o no che in tempo di guerra si inventarono "gli orti di guerra" dove si coltivavano patate pure nelle aiuole spartitraffico? Verissimo. E noi allora trasformiamo i cumuli di munnizza in fungaie. Magari evitiamo di darle in appalto a qualche società controllata dal Comune, se no finisce che ogni fungo ci costa cento euro e per di più magari è una amanita, selezionata da qualche furbissimo funzionario "perché sono i funghi più belli".  Ma basta che uno si metta a pensare ed ecco che le idee fioccano. Sentite questa: ci facciamo una montagna di soldi con la ricerca scientifica. Come? Ve lo dico subito. Pensate quanto pagherebbe una multinazionale farmaceutica per mettere le mani oggi su batteri e virus ancora sconosciuti. Ho pronto lo slogan: "Venite a Palermo a studiare oggi quello che colpirà il mondo domani". Giocherebbero d’anticipo sulla concorrenza e noi diventeremmo tutti ricchi. Insomma, signori amministratori di Palermo Felicissima, non facciamo che un giorno ci svegliamo e ci ritroviamo che avete liberato le strade dalla munnizza? Non facciamo scherzi.

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