PARROCCHIA DI S. IPPOLITO MARTIRE

(Giacomo Cangialosi)

Non si conosce l’anno di fondazione di questa parrocchia in quanto i vari manoscritti non lo indicano. Sicuramente il primo anno certo è il 1308. Il primo parroco dopo la riforma del 1600 fu don Giovan Battista Bramè. Nel 1718 si rinnovò il presbiterio che era stato edificato nel 1583, distruggendo la vecchia abside e le due piccole laterali, ma mentre si completavano i lavori di restauro, il 7 aprile 1719, notte del venerdì santo, rovinò parte dell’edificio presso la porta maggiore per cui il parroco don Giuseppe Sileci chiamò per dirigere i lavori l’architetto del Senato Andrea Palma. La chiesa fu riaperta al culto il 10 agosto 1728 con l’occasione della prossima solennità di S. Ippolito (13 agosto). Nel 1844, a spese del parroco don Filippo Sineri, l’interno venne decorato da Giovanni Patricolo con finti marmi e con tempere nella volta imitanti rosoni e finti cassettoni. Tra gli archi della navata centrale sei tondi dipinti a tempera con le allegorie dei Sacramenti. Al centro della volta un affresco con “Gesù che appare nel lago di Tiberiade” sostituito negli anni ’50 del XX secolo da una tela con “L’Apparizione a Tommaso” di scarso valore. Nel 2008, nel settimo centenario della parrocchia, il parroco don Salvatore Pagano ha fatto realizzare l’altare rivolto verso i fedeli sotto il quale sono venerate le reliquie di S. Mattia apostolo. La chiesa ha il frontespizio rivolto a occidente e l’altare maggiore verso oriente; ha tre porte sulla facciata, sopra la centrale una statua marmorea dell’Immacolata Concezione e in alto tre medaglioni in stucco con i Ss. Pietro e Paolo (quest’ultimo mancante) e al centro S. Ippolito. La chiesa è divisa in tre navate sorrette da 10 colonne di marmo di Billiemi. Profondo il presbiterio e davanti ad esso l’antititolo ricordo dell’antica chiesa a pianta basilicale. All’ingresso due belle acquasantiere secentesche marmoree. Nell’arco trionfale l’aquila senatoriale e sotto di essa una pregevole “Croce” dipinta del XIV secolo bizantineggiante. Nel profondo presbiterio l’altare marmoreo neoclassico con sopra la pala  con “Il martirio di S. Ippolito” (XVIII sec. ) attribuito a Gaspare Serenario ma forse di Filippo Randazzo. In alto, nel timpano, “Gloria della SS. Trinità” in stucco. Sul tabernacolo era un pregevole Crocifisso d’avorio (attualmente nella chiesa della Concezione). Nelle pareti laterali gli stalli per l’ufficiatura e sopra due cori lignei neoclassici con un organo settecentesco realizzato dall’Andronico. Notevoli anche le due credenze settecentesche con angeli reggimensa. Nella navata di destra nel primo altare: “Madonna del Rosario con santi domenicani e S. Rosalia”, tela settecentesca attribuita a Filippo Randazzo. Segue la cappella con le statue cinquecentesche dei “ Santi Medici Cosma e Damiano”, provenienti dall’omonima chiesa chiusa al culto nel 1970 circa. In fondo alla navata l’archivio parrocchiale che conserva ancora, dentro armadi dipinti del XIX secolo, tutta la documentazione dei sacramenti e stato d’anime del territorio parrocchiale dal cinquecento ad oggi (caso forse più unico che raro delle parrocchie cittadine).

Nella navata di sinistra in un piccolo vano il fonte battesimale del 1623 realizzato per volontà del parroco Scirrotta. Nel primo altare “Immacolata e Santi” attribuita a Filippo Randazzo e sotto un busto ligneo di “S. Giuseppe” di scuola napoletana. Segue nella terza lesena un affresco bizantineggiante raffigurante la “Madonna con il Bambino” testimonianza dell’antichità della chiesa. Nel secondo altare un “Crocifisso” ligneo settecentesco e una tela coeva  dell’Addolorata. Nel terzo altare “Immacolata” lignea di Vincenzo Genovese del XIX secolo. Interessante la grande sacrestia (già oratorio del SS. Sacramento) dove sono conservate tele di notevole interesse: “Lavanda dei Piedi” grande tela secentesca, “Madonna con il Bambino” lavagna secentesca, “Cristo con i simboli della passione” attribuita a Mario Di Laurito, “Sacra Famiglia” di Guglielmo Borremans e “Cristo con la croce” di Giovanni Patricolo. Si osservino anche i ritratti di alcuni parroci. Nella volta l’affresco secentesco con “Ercole che abbatte il leone (simbolo del Mandamento Monte di Pietà) e la SS. Eucarestia”. Notevoli i confessionali, gli armadi e il banco dei ministri provenienti dalla chiesa delle Stimmate come anche la sede presidenziale (reventemente sottoposta ad un “restauro” molto discutibile) e gli sgabelli. Accanto esiste ancora la canonica, con balconi a petto e belle mostre in tufo,  che necessita di restauri.

 

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