TALEBANI E ICONOCLASTIA

Carmelo Fucarino

L’episodio sembrò chiuso, quando nel giugno del 2015 le statue distrutte dai Talebani rivivevano in immagine tra laser e luci 3D, proiettate su iniziativa di un team cinese, accantonato per costi ed ulteriori eventi il progetto di ricostruzione. Erano state le statue di Buddha più alte del mondo, 55 e 37 metri, per la loro storicità ed unicità patrimonio dell’Unesco.

Tutto era avvenuto in quell’Annus Horribilis 2001: il 12 marzo i cannoni dei fanatici avevano sgretolato quei simboli del buddismo afgano risalenti al III secolo, perché “idoli degli infedeli”. Era seguito l’11 settembre delle Twin Tower a New York e la richiesta di consegna di Bin Laden che servirono da pretesto a George W. Bush per far pagare all’intero popolo afgano il fanatismo religioso di un gruppo addottrinato e privo di scrupoli con l’occupazione del territorio e ventuno anni di stillicidi di reciproci morti. In sintesi 3.541 soldati morti della coalizione e 121 aeromobili persi, morti USA 2.403, Italia 53, feriti 23.348, morti civili si suppone innocenti tra 140 e 340 mila, Talebani morti o catturati 68.000 circa. Forze in campo ISAF e USA e Afgani 438.430 (statistica 2010) contro 93.000 Talebani di diversa provenienza. Il 18 agosto 2021 al ritorno dei Talebani, dopo gli accordi di Doha, propiziati da Trump e conclusi da Biden con la fuga dal suo fortino di Kabul, è saltata in aria la statua di Abdul Alì Mazari, proprio nella provincia di Bamiyan nel centro nord dell’Afganistan, dove gli “studenti coranici” avevano cannoneggiato i preziosi Buddha.

Gli Hazara fanno parte della minoranza sciita, tra il 9 e il 12 % della popolazione oggetto di attentati terroristici negli ultimi venti anni, perché ritenuti eretici e pertanto soggetti al pagamento dell’imposta jizya richiesta agli infedeli e ben nota in Sicilia ai tempi del loro Califfato. Celebre il vile attacco compiuto il 12 maggio 2020 presso il reparto maternità di un ospedale del distretto di Dasht-e-Barchi, nell’ovest di Kabul, ove operava il compianto Strada con Medici senza frontiere. Sembra però che in questa nuova fase si voglia applicare l’accordo della coesistenza e applicare l’amnistia, se esponenti talebani hanno partecipato negli scorsi giorni a una cerimonia della festività islamica di Muharram che ricorda la battaglia di Kerbala ove cadde il figlio di Alì, Husayn ibn Alì. Chi vuole strumentalizzare l’episodio e di chi è realmente la responsabilità materiale dell’atto? Siamo nell’ambito ancora dell’uso della sharia e della ortodossia islamica portata avanti dagli studenti coranici. Il 16 maggio 1204 la cattedrale di Santa Sofia (la Sapienza) ortodossa durante la IV Crociata (1204-1261) fu saccheggiata e profanata da Baldovino I che si fece elevare ad imperatore. Niceta Coniata elenca le rapine di reliquie dei latini, per dire cattolici: una pietra della tomba di Gesù, il latte della Vergine Maria, il celebre sudario e ossa di santi, il saccheggio come premio. L’iconoclastia dai secoli, cosiddetti bui, del Medioevo, sono tornate estremamente di moda e riflettono quella furia di annullare l’identità che si forma e consolida sul patrimonio e la memoria storica. Certo la mistica religiosa trascina le folle dal momento della nascita dei monoteismi dell’esclusione, dall’ebraismo mosaico, alla verità cristiana che ha insanguinato l’Europa dallo scisma ortodosso a quello luterano e calvinista fino alla Guerra dei Trent’anni, fino all’odierno islamismo scisso in sette divenute vere e proprie strutture militari al fine del sovvertimento degli Stati attraverso la  guerrilla collaudata in Europa dagli Spagnoli contro l’occupazione napoleonica. Eppure negli USA la mania iconoclasta è più farneticante ed assurda se l’oggetto dell’abbattimento è Cristoforo Colombo, semplice scopritore del continente e non genocida come i conquistatori anglosassoni nei riguardi degli Indiani ancora oggi reclusi nelle riserve. Perciò soltanto da scalmanati mentecatti l’abbattimento delle statue dello scopritore e le petizioni e i decreti in tanti stati o città di abolizione del Columbus Day, dichiarato  dal Presidente Benjamin Harrison nel 1893 (400° ) dopo il linciaggio di 111 immigrati italiani a New Orleans e vanta decenni di pacifica ed onorata celebrazione dell’identità italiana, dico di Italiani di Torino, Veneto e Sicilia, dalle Alpi alle Madonie e al Mare. Eppure un veneto, riverito segretario del Circolo PD di New York (convegno di marzo, “Progressisti nei contenuti, riformisti nei metodi, radicali nei comportamenti”), nel suo FB del 10 giugno decretava a commento, per finta modestia in quanto “impressione” personale: «Io ho l’impressione che il Columbus Day interessi solo gli immigrati dalle regioni meridionali di alcuni decenni fa. Ne stiamo ancora a parlare?». Mi dispiace, ma Colombo era di Genova, ma soprattutto italiano che ha consegnato un continente all’Occidente che non ne ha fatto buon uso, nel genocidio degli autoctoni, i cosiddetti Indigenous ai quali con ipocrisia ed estremo cinismo, si vuole attribuire il Day di Colombo, come Indigenous Day. Da estremo dileggio e pazzia di wasp saccheggiatori in vena di bandire la Pax americana nel mondo. Come la Pax Romana. Si dice che il tale abbia chiesto scusa davanti alle protese e alle accuse di cosiddetti “amici di FB”, ma la frase rimane online. Eppure «Voce del sen fuggita Poi richiamar non vale» (Metastasio, Ipermestra, atto II, sc. 1).

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