L’ALBERO DELLA VITA

Carmelo Fucarino

«Gli alberi sono sempre stati per me i più persuasivi predicatori. Io li adoro quando stanno in popolazioni e famiglie, nei boschi e nei boschetti. E ancora di più li adoro quando stanno isolati. Sono come uomini solitari. Non come eremiti che se la sono svignata per qualche debolezza, ma come grandi uomini soli, come Beethoven e Nietzsche. Tra le loro fronde stormisce il vento, le loro radici riposano nell’infinito; ma essi non vi si smarriscono, bensì mirano, con tutte le loro forze vitali, a un’unica cosa: realizzare la legge che in loro stessi è insita, costruire la propria forma, rappresentare se stessi. Nulla è più sacro, nulla è più esemplare di un albero bello e robusto…Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, conosce la verità. Essi non predicano dottrine o ricette, predicano, incuranti del singolo, la legge primordiale della vita. Un albero dice: in me è nascosto un seme, una scintilla, un’idea, io sono vita della vita perenne… Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi non brama più di essere un albero. Brama di essere quello che è. Questa è la propria casa. Questa è la felicità.» (Herman Hesse, 1877-1962, La Natura ci parla – Oscar Mondadori, Milano, 1990 – anche poesia Baum im Herbst).

Questa epigrafe mi sollecita il ricordo di Roberto G. Trapani della Petina, creatore nel 1982 e a lui titolato dell’Istituto Superiore per la Difesa delle Tradizioni (simbolo arx tricipitis aquilae, motto in voluntate omnia) della cui presidenza lo rappresenta degnamente la moglie Wanda Fabbri dopo la sua morte l’ottobre del 2014. giardino. Poeta e creatore della corrente poetica “Lirismo eroico” con un proprio Manifesto letterario ha fondato e diretto i periodici Sintaxis, Ghibli e Pianeta H e ha pubblicato diverse raccolte di liriche in dialetto siciliano ( Balsamo di Fuoco, 2004, Melagrana, 2006, Arcana Luci, 2014, Lu populu d’u marruggiu, 2014). Si è speso con interventi nelle scuole per l’affermazione dei principi democratici e dei valori del vivere civile, sul progetto di legalità e di cultura antimafia, a cominciare dalla memoria di Joe Petrosino, il detective italo-americano, il cui assassinio ha fissato con la targa sull’inferriata di Villa Garibaldi a Piazza Marina. Nel 2001 (Cerimonia per il Ventennale, 5 luglio 2021) ha dato il via a Pallavicino al Giardino della Concordia, primo “Giardino ideologico con aiuole pensate”, “scrigno di legalità”, in un terreno confiscato alla mafia ed abbandonato da oltre un ventennio, ove nel 2006 realizzava la “Biblioteca Internazionale della Concordia” con volumi in madre lingua donati da oltre venti Nazioni straniere. In linea e in attuazione dell’idea del recupero, bonifica e risanamento di aree pubbliche, abbandonate o non utilizzate, sono seguiti l’Aiuola dell’unità d’Italia con la terra inviata dalle 20 regioni d’Italia a Gratteri, il Giardino dei Valori a Montemaggiore Belsito in un terreno comunale incolto, la Conca del Memento all’interno di Villa Trabia grazie al recupero, al restauro e all’utilizzo di uno spazio verde dedicato al “Martire per la Civiltà”, il giudice Paolo Borsellino. Nella suggestiva cornice del Giardino della Concordia di Pallavicino l’Istituto Superiore per la Difesa delle Tradizioni “Roberto Trapani della Petina” ha presentato il 16 settembre 2021 alle ore 17,30 l’antologia Palazzo Adriano cuore, azione, memoria, curata da Carmela Di Giovanni, con interventi di alcuni rappresentanti del Comune. Si tratta di una ricca galleria di testimonianze su questa particolare comunità, tanto cara a Roberto e quindi alla moglie Wanda, resa celebre nel mondo dall’eccezionale esperienza di essere stata palcoscenico e protagonista con i suoi cittadini di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, premio Oscar nel 1990 come miglior film straniero. Da lì il Museo Cinema Paradiso con scene e retroscene del film e targhe nei vari siti cinematografici. Il paese oggi di circa 1.500 abitanti, sorto in area sicana, ma con maggiore certezza come insediamento romano (Palatium Adriani?), rientrò come Prizzi in quelle false donazioni di Matteo Bonello a conventi laziali e in una pergamena del capitolare di Agrigento, pubblicata nel 1960 dall’insigne prof. Paolo Collura, sarebbe stata donata in enfiteusi al monastero di Fossanova. In effetti la sua effettiva colonizzazione avviene per volontà dei baroni Villaraut di Prizzi che accolgono un gruppo di soldati arbëreshe profughi dall’Albania. Sulla piazza ove fu inventato il cinema Paradiso si fronteggiano la chiesa cattolica e quella, pur essa cattolica, ma di rito ortodosso dell’eparchia di Piana degli Albanesi. Persiste fra gli anziani la permanenza del linguaggio albanese, come a Contessa Entellina, Mezzoiuso e Piana, spazzata via ormai con il pregiudizio dell’unificazione linguistica dalla cosiddetta lingua italiana, in spregio della ricchezza lessicale del siciliano e della legislazione ancora vigente che tutela le minoranze linguistiche. Da ricordare anche il Museo del folklore e la Sezione museo geonaturalistico del Permiano del Sosio (Wordiano, 268-265 milioni di anni fa) con fossili del lembo permiano Pietra di Salomone, ridotta a poco, per il saccheggio (anche con esplosivo) di preziosi ed unici tesori acquisiti dal Museo Geologico Gemmellaro di Palermo e dai maggiori musei del mondo da Mosca a Pechino.

 

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