PALERMO -TOPONOMASTICA AL FEMMINILE

Antonella Grandinelli

Via Maria Accascina

Maria Accascina

Nella storia dell’oreficeria siciliana il genio decorativo dell’isola si espresse sempre nella materia aurea con voce costante. Nei tesori delle Madonie questa voce si ascolta chiara, limpida e alta. Così,  in Ori, stoffe,e ricami nei Paesi delle Madonie , Bollettino d’arte , gennaio 1938,  Maria Accascina descrive la pionieristica Mostra d’Arte sacra nelle Madonie da lei organizzata. Allieva di Adolfo Venturi alla R. Scuola di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna dell’Università di Roma si laurea con una tesi sull’Oreficeria medievale, segnando così uno di quelli che saranno i suoi filoni di ricerca prediletti. Tuttavia  amplierà i suoi orizzonti affrontando la ricerca e lo studio sull’arte decorativa soprattutto siciliana, spaziando nei più diversi settori dal periodo medievale, al moderno fino al contemporaneo.  La sua metodologia di studio si  basa  sulla ricerca sul campo, sul  “vedere e rivedere” Alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico l’Accascina affianca anche l’impegno civile del restauro e della conservazione delle opere. Nel 1928 le viene  affidato l’importante incarico di ordinare la sezione delle opere d’arte medievali e moderne del Museo Nazionale di Palermo. Le sue proposte dipendono  non soltanto da sicurezza conoscitiva, ma anche da una concezione della museografia spesso in seguito ignorata per una troppo rarefatta e perciò quasi astratta rappresentazione di opere. Invece sono le stesse opere a suggerire  una disposizione, l’ esposizione alla luce o inclinazione dei supporti non il gusto dell’espositore. Sono i pezzi che insegnano in un contesto di assoluta semplicità in cui devono essere i soli protagonisti. Maria Accascina diceva infatti che  “gli eccessi di umiltà dei sostegni, come gli eccessi di sontuosi velluti o cornici mi appaiono biasimevoli, perché, tanto i primi quanto i secondi, vengono spesso dettati da presupposti razionalistici non suggeriti dall’opera stessa”. La denuncia del degrado in cui versava il patrimonio artistico isolano emerge forte in un articolo del 1938 a proposito di Italianità dell’arte siciliana: “Lasciamo ad esempio che la Zisa, unico palazzo rimasto con stalattiti, mosaici e gorgoglii d’acqua diventi letamaio e la Cuba sia recinta non dai laghetti dove i grossi pesci sguazzavano sotto la chioma degli alberi riflessi, ma da abbeveratoi di pingui muli; la Chiesa dello Scibene abitata, ora da porci, ora da galline; chiusa da vent’anni la chiesa S. Salvatore….”. Nata a Napoli nel 1898, ma siciliana di origini Maria Accascina lavora a Palermo e a Messina, dove s’impegna  nell’ardua impresa di ridonare un passato alla città distrutta dal terremoto del 1908. Muore a Palermo nel 1979, rimpianta da tutti quelli che l’hanno conosciuta.

 

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