SULLA SOLITA BANCARELLA

Testo e fotografie di Andrea di Napoli

Ormai sono trascorsi molti anni, ma ricordo ancora distintamente che da bambino, quando percorrevo il marciapiedi di una strada cittadina parecchio frequentata, notavo inevitabilmente una bancarella che restava montata stabilmente e sulla quale nel corso dell’anno si alternavano con regolarità le merci  caratteristiche delle diverse ricorrenze stagionali.

 Le maschere e i coriandoli  comparivano sulla bancarella qualche settimana prima del Giovedì Grasso e, insieme alle trombette e alle colorate lingue di Menelik, si potevano trovare anche dei diabolici dispositivi ideati per fare dei piccoli scherzi di pessimo gusto. Gli articoli carnascialeschi ben presto venivano sostituiti dalle primaverili composizioni floreali e dalle uova di Pasqua. Appena la temperatura registrava un lieve innalzamento, i soliti venditori ambulanti esponevano i salvagenti, le palette e i secchielli per giocare in riva al mare durante le vacanze estive. Inspiegabilmente i commercianti riuscivano a vendere ai distratti clienti di passaggio delle cianfrusaglie che già allora sembravano oggetti antiquati ed obsoleti. Con la riapertura delle scuole sulle lunghe tavole della bancarella comparivano i quaderni, le matite colorate, qualche zainetto ed il materiale di cancelleria. L’attività più frenetica, però, si registrava con l’esposizione e il commercio degli alberi, delle palle e degli addobbi natalizi. Le lucine colorate e il resto del materiale in questo periodo occupavano molto più spazio del consueto e una illuminazione continua ed abbagliante prendeva il posto della deprimente penombra abituale. Probabilmente non ho mai acquistato nulla presso la “bancarella di Natale”, tuttavia, qualche volta sarà capitato anche a me di curiosare, come tutti, tra candeline, chincaglieria varia e stelle filanti di cui, in realtà, non avevo affatto bisogno. Eppure, nonostante siano ormai del tutto superflue, sia in occasione delle fiere che durante un breve giro turistico, le bancarelle continuano ad affollarsi e, nell’immaginario collettivo, rappresentano ancora dei comodi “punti vendita” utili per soddisfare l’irragionevole  “shopping compulsivo” di acquirenti senza troppe esigenze.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il nostro sito web utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione. Per maggiori informazioni sui cookie e su come controllarne l abilitazione sul browser accedi alla nostra Cookie Policy.

Cookie Policy