PALERMO CREATIVA

 

( Gabriella Maggio)image

Il 22 maggio a Palazzo Sant’Elia l’Associazione VOLO ha riunito alcuni rappresentanti della cultura palermitana per discutere della città ed in particolare del suo aspetto creativo, traendo spunto dalla personale del pittore  Giacomo Failla. Hanno partecipato Giacomo Fanale esperto d’arte, Giovanni Isgrò docente universitario di teatro, Carmelo Fucarino storico, filologo poeta, Claudio Riolo giornalista , chi scrive,  ha assunto il ruolo di moderatore.

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L’incontro si è svolto alla presenza di un numeroso ed interessato pubblico. Lo spunto alla discussione è stato dato dalle frase di chi scrive : “ Nessuno meglio di uno scrittore può parlare della creatività della città di Palermo, dal momento che si pone nel territorio come un – guardiano—cioè uno sguardo che cerca una scheggia di senso nel caos dell’esistenza” . Ciascuno dei partecipanti ha affrontato il tema secondo la sua esperienza e le sue previsioni. Carmelo Fucarino ha preferito rivolgere lo sguardo al passato, ricordando le Accademie cittadine che sino al 1945 sono state centri di aggregazione e confronto, ed il gruppo ’63 , che ha fatto della città un centro di irradiazione culturale nazionale. Sulla stessa linea si è collocato Giovanni Isgrò che ha ricordato che la creatività siciliana e cittadina oggi è poco valorizzata, mentre negli anni Settanta veniva rappresentata alla Palazzina Liberty di Dario Fo da Ciccio Busacca, l’ultimo dei cantastorie. Oggi i tanti giovani  di talento incontrano molte difficoltà ad  inserirsi nel campo artistico   e spesso  si trovano ad un bivio : rinunciare o andare via .  Giacomo Fanale ha valorizzato l’apporto creativo dell’isola e di Palermo nel panorama nazionale delle arti figurative, ricordando Giacomo Failla e Carla Accardi. Lo sguardo di Claudio Riolo, giornalista milanese da poco trasferitosi a Palermo, è diverso dagli altri perché ha posto l’attenzione sulla pianta di Palermo, sugli scenari che si vedono a seconda dello sguardo orizzontale o verticale, per cui gli sembra che la città sia la sede ideale per  l’arte.  Anche lui costata che i giovani tendono ad andar  via, ma intravede  una soluzione   nell’unione di  creatività  e  commercio. Questa soluzione, secondo Riolo potrebbe salvaguardare i piccoli rivenditori, destinati a chiudere sopraffatti dai grandi centri commerciali. Chi scrive teme la fuga degli ingegni, che rendono vivo un luogo, gettando semi destinati a svilupparsi. Allontanandosi isteriliscono la vita della città.  

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