VENT’ANNI DOPO

( Gabriella Maggio)

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Non si tratta della continuazione dei Tre Moschettieri di A. Dumas , ma di un capitolo dei meno esaltanti della storia italiana. Ancora oggi siamo tutti concordi nel ricordare l’eroico magistrato e nel considerare la sua atroce morte più rilevante perché conclusiva di un lungo periodo ed annunciata. Non la sorpresa , che in qualche modo entra sempre nella vita umana, la rende particolarmente tragica, ma l’attesa, la speranza e la disillusione mai accettata fino alla fine. In questi giorni di ennesime e vaghe ricostruzioni è echeggiata l’espressione “Ragion di Stato”. Veramente io credevo che fosse ormai desueta, una di quelle che tutti gli studenti di scuola media superiore hanno studiato nel ‘600, nell’epoca dello stato assoluto. Eppure non è così . Anche nella nostra sempre citata e celebrata democrazia è forte la ragion di stato. E naturalmente anche la “dissimulazione onesta “ sviscerata e prescritta da Torquato Accetto, autore del ‘600. Se riflettiamo sono concetti vecchi, superati dalla democrazia che di lì a poco compie i primi passi come ci ricordano le ricorrenze settecentesche di luglio: il 4 in cui si celebra l’indipendenza degli Stati Uniti dall’Inghilterra, il 14 in cui viene presa “la Bastiglia”, baluardo esemplare dello stato assoluto. Una data per quanto importante e tragica da sola non basta. Acquista senso se inserita in una sequenza. Oggi il 19 luglio non è soltanto un evento da non dimenticare, ma un’azione di civiltà e democrazia alla quale tutti noi siamo chiamati.

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