INTERVISTA A RAFFAELLO PIRAINO

(Gabriella Maggio)

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           Alcuni degli abiti della collezione Piraino esposti a Palazzo Sant’Elia

Il 15 dicembre 2012 a Palazzo Sant’Elia viene inaugurata la mostra permanente dei capi d’abbigliamento della splendida collezione di Raffaello Piraino. La città di Palermo viene così arricchita di un notevole patrimonio culturale, che testimonia la storia della Sicilia attraverso i suoi manufatti, le mode, le relazioni nazionali ed internazionali. Ho rivolto alcune domande a Raffaello Piraino.

Come è nata la sua collezione?

Mi sono accostato per caso al mondo del costume e la passione per il collezionismo ha avuto inizio trentacinque anni fa quando il teatro Massimo di Palermo mi ha chiamato a fare le scene e i costumi per l’opera lirica “Les mamelles de Tirèsias” di Francis Poulenc. Quella prima collaborazione ha favorito altre importanti partecipazioni in campo televisivo e cinematografico. Allo scopo di documentarmi sui diversi stili e sulle mode nel tempo, ho esplorato le soffitte polverose e abbandonate dei nobili palazzi palermitani. I manufatti rinvenuti mi hanno rivelato una grande aderenza ai dettami delle mode che da Parigi, Londra e Vienna arrivavano in Sicilia attraverso il costante invio di giornali e figurini di moda. Tali oggetti che oggi sono il corpus di questo nascente Museo del Costume, ho iniziato a raccoglierli, a schedarli e a restaurarli. Successivamente l’Accademia di Belle Arti di Palermo mi ha chiamato a insegnare Storia del costume e la raccolta, a quel punto, mi è stata di grande aiuto.

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Di quali elementi è costituita?

Attualmente la collezione comprende circa tremila oggetti tra abiti, corpini, douillettes, paletots, manteaux, robes volants, accessori, pizzi, tessuti, biancheria intima, stampe e riviste. La collezione comprende anche l’abbigliamento popolare, le uniformi civili, quelli militari, gli abiti etnici e i paramenti sacri. Provengono in massima parte da antiche famiglie siciliane ed appartengono ad epoche diverse (1700-1960). Questi reperti ci conducono, ben più largamente del guardaroba di un singolo personaggio, al gusto e alle mode diffusesi e avvicendatesi nell’isola, e da ciò, al grado d’accettazione che esse riscossero ed a quali tipi d’interpretazione andarono soggette, rendendo possibile stabilire, al contempo, per il lasso di tempo compreso dalla raccolta, i rapporti commerciali intercorsi con altre regioni ed altri paesi, connessi al settore dell’abbigliamento. La ricchezza dei tessuti e dei ricami, i pregiati merletti e le etichette apposte all’interno delle confezioni, rivelano la provenienza dalle più rinomate sartorie italiane quali ad esempio: La Ville de Lyon di Firenze; Serafina Barberis di Torino o la Angelici & Figli di Napoli, tutte fornitrici della Real Casa sabauda. Spesso gli abiti provengono da Parigi e sono giunti in Sicilia al seguito di dame abbienti che, due volte l’anno, andavano in giro per l’Europa per piacere e per fare acquisti. Nomi celebri di couturiers quali, ad esempio, Poiret, Fortuny, Worth junior, Doucet ed altri sono presenti nelle etichette. In Sicilia le sartorie e gli ateliers di moda si moltiplicarono. Esse ebbero però un ruolo esecutivo e non creativo. Prestigiose furono quelle aperte a Palermo di Madame P.J. Durand o della Pillitteri-Merlet che, rifacendosi ai modelli dei patrons parigini, vestirono la più esigente clientela siciliana. Un ruolo a parte ebbe la sartoria di Vittorio Zaban & C. La sede principale era a Parigi in Rue d’Hauterville 49 ma aveva due succursali in Sicilia, a Palermo e a Catania. Molte sartorie siciliane per essere à la page francesizzarono le loro insegne. Per la raffinata biancheria intima, ad esempio, le signore si recavano a Palermo in Via Cavour dalle “Mademoiselles Siracusà” (le signorine Siracusa) e per i busti e la corsetteria da Madame Dedés che, tra le sue clienti ebbe persino l’affascinante Donna Franca Florio, eletta regina della belle époque palermitana.

Qual è l’abito o l’oggetto più antico?

Una sola calzatura risale alla fine del XVII secolo mentre un abito femminile è datato alla seconda metà del XVIII secolo. Numerose invece le testimonianze abbigliamentarie relative al periodo Impero, Direttorio e Romantico.

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Come nasce la realizzazione di questa mostra permanente a Palazzo Sant’Elia ?

Lo studio sistematico e scientifico della collezione, iniziato solo da pochi anni da noti studiosi dell’Università di Firenze, ha reso necessaria l’istituzione di un museo aperto al pubblico per soddisfare l’interesse sempre crescente dei ricercatori. A tale scopo il Presidente della Provincia Regionale di Palermo, il Dott. Giovanni Avanti, ha destinato quattro sale del piano nobile di Palazzo Sant’Elia ad accogliere in modo permanente, la collezione. Un viaggio tra vicissitudini storiche e politiche, ma soprattutto un viaggio nel costume e nel gusto, tra sfarzi e ristrettezze, opulenze e austerità, atmosfere e umori che cambiano, ma sempre ruotano attorno al fulcro immobile della vanità, della bellezza e della seduzione.

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