PREAMLETO AL TEATRO BIONDO DI PALERMO

(Gabriella Maggio)

(ph. La Repubblica)

Dal 14 al 19 marzo 2017 è andato in scena al Teatro Biondo di Palermo Preamleto di Michele Santeramo, per la regia di Veronica Cruciani  e l’interpretazione di Massimo Foschi, Manuela Mandracchia, Michele Sinisi, Gianni D’addario, Matteo Sintucci, prodotto dal Teatro di Roma. Il testo è una rivisitazione in chiave moderna dell’Amleto di Shakespeare, partendo da una lettura profonda del testo shakespeariano. Operazione culturale interessante e comune nella tradizione dell’Amleto di Shakespeare, a cominciare proprio da lui. Nelle saghe nordiche e nella Historia  Danica di Saxo Grammaticus  il principe di Danimarca è un eroe guerriero e sanguinario, ma nella poesia di Shakespeare diventa un carattere  straordinario ed immortale, che non appartiene più al mondo sanguinoso dei guerrieri, ma  alla modernità; è infatti un giovane colto che studia a Wittenberg ed è incline alla meditazione. Un eroe moderno lo considera  Luigi Pirandello ne “Il fu Mattia Pascal” dove viene contrapposto ad  Oreste, eroe classico. Tom Stoppard e Carmelo Bene hanno pure lavorato sulla storia di Amleto. Michele Santeramo nel suo Preamleto  cerca di ricostruire l’antefatto  della morte violenta di re Amleto. La scena si svolge in un unico ambiente , un bunker di cemento, dove il vecchio re vive senza memoria, ma esercita ancora il potere. Rispetto all’Amleto l’attenzione dell’autore si sposta dai personaggi, al potere ed al suo esercizio crudele ed implacabile sull’uomo che ne è vittima e causa allo stesso tempo. L’assassino del re che avviene non ostante i tentativi del figlio Amleto di evitarlo ha come movente il potere più che la passione tra Claudio e Gertrude. La regista Veronica Cruciani ha definito l’opera ”Uno spettacolo che attualizza Shakespeare senza tradirlo, ma cambiandolo”, piegandolo ad un’attualizzazione in chiave mafiosa. Buona l’interpretazione di Massimo Foschi, che ha dato spirito ad un testo complessivamente opaco e statico, che soffre tutta la differenza con l’opera shakespeariana.

 

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