IL MITO TEBANO E L’APOTEOSI DELLA GUERRA INTESTINA

(Carmelo Fucarino)

I sette a Tebe

Dopo le riflessioni pre- e post- spettacolo, scambiate nel breve tragitto di transfert, durante questo emozionante rito di socialità e di cultura che un nocciolo fedele di questo Lions Vespri rinnova puntuale annualmente, vissuto in questo 2017 con un prologo nel barocco di Scicli e Modica sulle piste di “Montalbano sugnu” e in una immersione di arte birraia e aromatica, vorrei far ordine anche per me sulla scelta tematica di questo 53° Ciclo di Rappresentazioni classiche nel teatro greco di Siracusa. Nel primo anno della direzione artistica di Roberto Andò, chiamato dal commissario straordinario Pier Francesco Pinelli, la commissione, formata dal direttore, da Massimo Bray e da Luciano Canfora, ha voluto offrire al pubblico di Siracusa due versioni dello stesso nucleo tematico del mito tebano, nella finalità conclamata ed esplicitata di porre al centro della realizzazione di questo 53° Ciclo 2017 la polis, nell’occorrenza del 2750° anniversario della fondazione di Siracusa. Essa è stata storicamente registrata nel 734-33 a.C., un anno dopo la prima fondazione ellenica di Naxos, almeno secondo quanto si ricava dalla celebre “archeologia” posta da Tucidide ad inizio del libro VI (3, 2) della sua Guerra del Peloponneso, sicuramente fededegna in quanto ripresa come fonte dall’indiscutibile storiografo siceliota, Antioco di Siracusa. Ma al di là della frenesia degli anniversari, per noi la scelta assume anche una chiara portata filologica e storica, perché risulta utile a marcare nei termini lo sviluppo della tragedia greca, nella sua morfologia strutturale e nei suoi contenuti a partire dal primo tragediografo Eschilo (Eleusi, 525-24, Gela 456 a.C.) del quale ci sono pervenute sette tragedie su 90 (13 vittorie olimpiche), all’ultimo Euripide (Atene 485-480, Pella 406 a.C.) del quale ce ne sono pervenute diciotto su 92 in 23 tetralogie, ma con 4 sole vittorie. Di eccezionale valore per noi è il dramma satiresco di quest’ultimo, Il Ciclope, l’unico pervenuto intero e prova straordinaria di traduzione in dialetto di Luigi Pirandello, ‘U Ciclopu, ripresa nella originale performance di Vincenzo Pirrotta. Tenendo conto del considerevole stacco generazionale, essendo nati alla distanza di 40 anni circa l’uno dall’altro, i due tragediografi svilupparono lo stesso tema: Eschilo nei Sette contro Tebe (o a Tebe, vv. 1078, dubbia la versione di Antigone ed Ismene dell’ultimo centinaio di versi), rappresentati nelle Grandi Dionisie ateniesi del 467 a.C., ed Euripide nelle Fenice (ben 1766 versi) alle Dionisie del 408 a. C. Ciò avvenne pertanto alla non indifferente distanza temporale di circa 58 anni. La tragedia di Eschilo occupava il terzo posto della canonica tetralogia a sviluppo tematico, proprio del teatro arcaico e suo, preceduta dalle tragedie Laio ed Edipo e seguita dal dramma satiresco Sfinge, in una precisa sequenza mitica del ciclo tebano. Quella di Euripide fu rappresentata assieme alle tragedie perdute, che rappresentavano sviluppi collaterali del ciclo tebano, Enomao con la celebre sfida alle quadrighe per ottenere le nozze con Ippodamia, e Crisippo, l’amante di Laio.

Fenice

Bisogna comunque precisare per inciso che la narrazione tragica più completa del ciclo tebano a noi pervenuta è quella di Sofocle (Atene 497-496/405 a.C.), il più prolifico drammaturgo, con 124 drammi in 31 tetralogie e ben 18 vittorie, anche perché produsse fino ai suoi novant’anni. Egli riprese il mito in tre tragedie che sono l’eccellenza di tutto il teatro mondiale di ogni tempo: l’Edipo tyrannos del 433-410, l’Edipo coloneo, del 401, novantenne e dato postumo, e l’Antigone del 443-442. Come appare evidente, egli non si occupò della guerra tebana fratricida. Ma esaminiamo la storia del mito. Esso è il più solido e famoso della tradizione mitologica, battuto soltanto dalle immense rifrazioni narrative e dai numerosi filoni in cui si articolava l’oceanico epos troiano, che comprendeva ben sette poemi epici, a cominciare da una Cosmogonia: i Cypria, l’Etiope, la Piccola Iliade, l’Iliou persis o Caduta di Troia, I nostoi o Ritorni, la Telegonia. Non vuol essere millantata erudizione, ma semplice dimostrazione della immensità di queste vicende legate alla contesa delle dee, alla celebre mela per la più bella e al rapimento di Elena, alla guerra conseguente. Era naturale che queste leggende si articolassero in un complesso intreccio di miti e personaggi, se si considera che avevano il loro antefatto in questa massa immensa di narrazioni legate ai poemi ciclici troiani, ma cuciti e rese eccelsa poesia, sintesi della vita, nell’epos cosiddetto omerico, Iliade ed Odissea. Eppure il ciclo tebano non doveva essere da meno, con una lunghissima rielaborazione tragica della maledizione della stirpe dei Labdacidi, da Cadmo a Laio, alla madre maledetta che attraverso il teatro latino, rinascimentale e moderno avrebbe infine attivato le elucubrazioni di Freud, con i suoi “complessi”, e dei seguaci e continuatori. Intanto esso trovava consacrazione alta nello stesso ciclo epico troiano, detto omerico, anche se nella probabile più recente narrazione dei “ritorni” e in modo specifico nel ritorno più celebre, quello dell’Odissea. Nel celebre libro XI, titolato Catabasi, in effetti Nekyomanteia (vv. 271-280), era riassunta nelle linee essenziali l’intera vicenda con la conclusiva vendetta delle Erinni:

 D’Edipo ancor la genitrice io vidi,

La leggiadra Epicasta, che nefanda
Per cecità di mente opra commise,
L’uom disposando da lei nato. Edipo
La man, con che avea prima il padre ucciso,
Porse alla madre: nè celaro i Dei
Tal misfatto alle genti. Ei per crudele
Voler de’ Numi nell’amena Tebe
Addolorato su i Cadméi regnava.
Ma la donna, cui vinse il proprio affanno,
L’infame nodo ad un’eccelsa trave
Legato, scese alla magion di Pluto
Dalle porte infrangibili, e tormenti
Lasciò indietro al figliuol, quanti ne danno
Le ultrici Furie, che una madre invoca

(trad. di Ippolito Pindemonte, vv. 347-361).

Certamente per il ciclo tebano non si aveva la complessità e la varietà di vicende di quello troiano. Però si svolgeva anche questo in una serie di generazioni che riguardavano la saga dei Labdacidi attraverso le maledizioni che erano state lanciate da padre in figlio. Nella tradizione epica tutto era cominciato con i 6.600 versi della Edipodia del mitico Cinetone di Sparta, secondo Eusebio dell’VIII secolo a.C., autore anche di poemi del ciclo troiano (Piccola Iliade e Telegonia), il cui stile pomposo delle profezie Plutarco condannava (Sugli oracoli della Pizia, 407b). Questi cantava della profezia della morte di Laio per mano del figlio, dell’incesto involontario di Edipo e della fuga da Tebe. Secondo questo epos i figli fratricidi non erano però nati da Giocasta. Seguivano una Tebaide, attribuita pure ad Omero, con gli eventi della guerra di Tebe, e gli Epigoni, i discendenti, con una seconda guerra tebana. Il ciclo si chiudeva con l’Alcmeonide in cui si cantava della uccisione della madre Erifile per vendicare la morte del padre Anfiarao e la conseguente ira delle Erinni. Se ben si riflette sull’immensa mole di miti che erano sviluppati nei cicli epici e sul loro svolgersi nel canto aedico, accompagnato dalla cetra, in tutte le corti i cui re governavano le poleis del Mediterraneo, dalla Ionia orientale, la gloriosa Cuma e Mileto e Smirne, per ritornare ed espandersi nella madre patria, si può con amarezza rilevare la povertà della nostra cultura, ma anche della creazione fantastica che rilevava speranze ed attese e riempiva il vuoto delle coscienze e l’inganno dell’esistenza. Chi pratica Siracusa, ha compreso come la tragedia racchiudesse e rappresentasse l’esistenza intera. È ridicolo oggi assumere come mito la Ferrari o la Cocacola o ben più effimeri gladiatori mercenari come gli inseguitori di una palla in un campo da gioco. Là era la sintesi completa della vita, rappresentata per miti simbolici, quello che i moderni da Gustav Jung in poi hanno assunto come “archetipi” psicologici fino all’assoluta psicologia archetipica o archetipale di James Hillman.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il nostro sito web utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione. Per maggiori informazioni sui cookie e su come controllarne l abilitazione sul browser accedi alla nostra Cookie Policy.

Cookie Policy