L’INFANZIA RITROVATA

(Gabriella Maggio)

Solo i ricordi ci permettono di vivere, la dolcezza di un bacio, la nostalgia di una parola…Guai a cancellare dalla mente e dal cuore i ricordi, sarebbe la morte ( p. 113) . Uno sfrigolio, poi l’odore penetrante della cipolla rossa che frigge nell’olio caldo insieme a piccole fette di pomodoro succoso, tagliato con gesti rituali dal padre col suo coltellino ricurvo che porta nel taschino del gilet…Prima colazione con gelsi neri che tingono le labbra di sangue….il melo….la mula e la cagna Diana, il bel S. Giorgio  sono i punti cardinali tra i quali si dipana l’infanzia ritrovata di Carmelo. Ritornando dopo anni al paese natale, Prizzi, rivede alla luce dell’esperienza che gli ha dato la vita, i luoghi che evocano ricordi di cose e persone care, dai  quali giunge all’ immaginazione  un dolce rimembrar  leopardiano, e vuole fermarli sulla pagina per comunicarli  ai lettori. Chi ha avuto da bambino un suo Royaume in campagna, mi  riaffiora l’espressione da Il grande Meaulnes di A. Fournier, comprende  ancora di più le emozioni e i sentimenti dell’autore. Novello Ulisse, Carmelo, ritorna alla sua terra oggi cambiata, come cambiata è Itaca. Il turista Carmelo invano vi  cerca le tracce del meraviglioso e ammaliante mondo epico che lo conquistò bambino sui sonanti endecasillabi di Vincenzo Monti e sul quale ha commisurato le battaglie della sua vita. Oggi l’assale il dubbio di una guerra combattuta per niente, come tutte le guerre a partire da quella di Troia. Ma vale a salvare quel mondo che vive nella sua mente  e nell’esperienza di insegnante l’entusiasmo del visitatore che con animo sospeso ne cerca almeno un vestigio. Tornando ai luoghi natii, al contrario  Carmelo ritrova con immediatezza attraverso il ricordo dell’infanzia  il senso della vita, vissuta nella sua fisicità fatta di  odori, sapori, suoni, affetti inespressi, quello del padre soprattutto, ma tenaci e sinceri che si esprimono con gli occhi. La narrazione condotta sul filo emozionante di una poesia interiore si arresta alla fioritura del melograno a i bei vermigli fior, alla giovinezza e all’amore con le sue paci e le sue guerre. E fu altra storia, ancora da completare, se Dio vuole (p.215). Il melograno simbolo di vitalità  giustamente si adatta ad una biografia in divenire.

 

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