MITI, MEMORIE, EUROPA

(Irina Tuzzolino)

Ulisse e le Sirene-Vaso ateniese VI-V sec.  a. C

Una memoria comune per essere tale e per essere considerata un valore dev’essere ben presente e condivisa.  La memoria comune europea ha un  carattere prettamente culturale e generalmente viene tramandata più con l’istruzione, che  con l’educazione. Fra i due termini corre una certa  differenza: l’istruzione è una trasmissione di sapere attraverso l’insegnamento o l’addestramento, mentre l’educazione è sviluppo di attitudini e facoltà, come correzione di comportamento, trasmissione e acquisizione di elementi culturali, estetici, morali.  Questa differenza la cogliamo spesso perchè  la  memoria storica  rimane sottovalutata e trascurata dai più che preferiscono le facili sollecitazioni semplificanti fornite dalla  connessione costante sui social. Anche la globalizzazione tende  a cancellarla, dando il primato alla sincronia sulla diacronia. Coloro che amano le belle favole raccontano che la memoria era una dea, Mnemosine, figlia di Urano e Gea, e che da Giove aveva  generato le Muse. Naturalmente la favola  è una metafora perché la memoria genera ancora oggi i principi civili e le arti, ci aiuta a leggere il presente, a distinguere, selezionare,   comprendere, ci indica quella che in sintesi è stata chiamata la  dignitas hominis, che non ha confini, temporali o geografici, se non l’uomo stesso .Il  concetto di dignità umana  è ancora vivo se lo invochiamo  se si parla delle carceri o degli ultimi della  società o lo usiamo in altri ambiti.  La memoria comune è in fondo come una costellazione lontana, secondo la suggestiva metafora di Ernst Bloch, che noi guardiamo con ammirazione, curiosità, ma anche con la percezione  della sua distanza.  Alle origini  della memoria europea ci sono miti  molto antichi quali Ulisse, Enea, Prometeo, Edipo, Antigone, Oreste, ma anche formalizzazioni culturali che hanno segnato epoche culturali quali l’aristotelismo, il platonismo, lo stoicismo. In fondo la memoria comune europea è una ragnatela di storie e parole che s’incrociano e legano il passato al presente, come percepiamo non solo sfogliando libri, ma ascoltando musica e camminando per le strade delle città, leggendo i loro nomi. Ma questi fondamenti oggi avrebbero bisogno di una rappresentazione più concreta e soprattutto fruibile ai più distratti, diffondendone la conoscenza, con coraggio e passione, in partibus infidelium.

 

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