NOVE IN UN CARRETTO

Romanzo di Franco Carollo- ed. Spazio Cultura

(Gabriella Maggio)

Il romanzo di Franco Carollo , Nove in un carretto,  edito da Spazio Cultura nel 2017, racconta la storia di nove personaggi che casualmente, ciascuno per motivi propri  e con tempi diversi,  si ritrovano sul carretto di Salvatore. Nel gruppo ci sono relazioni preesistenti all’evento che li riunisce : il prof. Vena e la Sig.na  Crocifissa che già si conoscevano,  condividono l’amore per la  musica,  frequentano con spirito critico i salotti cittadini,  dove quella sera incontrano Padre Matteo;  Salvatore e Rosalia sono popolani fuiuti; Rosa la Vecchia e u’ luordu e il cane Vento sono accomunati da una storia dolorosa che sarà svelata nel corso della narrazione, Ninuccio e Falconeri danno  voce  al  tema politico e al progetto di  cambiare la società. Tutti  i personaggi interpretano, secondo l’appartenenza ai loro diversi ambiti socio-culturali,  i fatti storici  accaduti; hanno progetti e aspettative diverse, ma tutti proiettati  in un futuro da costruire. Durante il viaggio verso Palermo i personaggi scoprono una unità  d’intenti, percependo mentalmente i pensieri e le aspirazioni  degli altri, grazie alla  contiguità del carretto e  ai motivi musicali proposti dal prof. Vena : E il prof. Vena provò ad alzare la voce:  Domandan vendetta gli altari spogliati, le donne, i fanciulli dall’empio svenati. Stavano uscendo da un prima di cui ignoravano tutto, stavano entrando in un dopo di cui non sapevano nulla: ma non percepivano sensi di vuoto…… Il prof. Vena cominciò a modulare un motivo molto orecchiabile…: Tutti giuriam difenderla col sangue nostro ancora..s’appressa un dì che all’Austro funesto sorgerà in cui di tante ingiurie a noi ragion darà. Giuriam…e tutti , uno dopo l’altro si lasciarono contagiare. Due luoghi sono emblematici nel romanzo, l’Orto Botanico che col suo ordine si distingue dal caos esterno e Palazzo Branciforte, sede del Monte di S. Rosalia dove  i poveri danno in pegno i loro oggetti; anche questo è un  luogo ordinato, ma al razionalismo e alla simbologia vitalistica del primo si sostituisce quella della privazione e della mancanza. E in questo luogo si cementa realmente l’unità d’intenti dei nove e si trova la soluzione all’assedio dei militari in cui si sono trovati coinvolti.  L’incipit e l’explicit del romanzo sono affidati a Mastru Saru, raccontatore di storie e bambiniddaru, padre di Ninuccio, grande lavoratore, che, impegnato nella ricerca delle scatole nelle quali ha conservato i pastorelli del presepe che via via ha confezionato, riflette sulla Storia, trovando un punto di convergenza tra questa e l’artigiano-bambiniddaru  che fa  bambinelli Gesù e pastori e  li dispone  nel presepe  secondo un suo criterio. L’esperienza della strada  gli ha svelato  che i presepi possono essere tanti e tutti diversi a seconda del punto di vista  come gli episodi storici. Dopo avere ritrovato sotto il letto le scatole dei pastori ben confezionate, ma ricoperte di polvere, decide di disporli tutti in una vetrina che colloca nella parete di fronte al tavolo dove consuma i suoi pasti solitari, pensando al figlio pastorello,  per averli sempre presenti agli occhi e alla mente. Si chiede infatti : Si può dormire  sopra tutto questo ? Ḗ  evidente che Mastru Saru  è “figura” dell’autore che vuole riportare alla luce un episodio della storia palermitana, la “ Rivoluzione dei sette e mezzo” , avvenuta tra il 15 e  il 22 settembre 1866 ferocemente repressa col sangue, scatenata  dal fiscalismo sabaudo e dal tradimento delle promesse garibaldine. Tranne il “leggendario” Falconeri nessuno dei personaggi ha partecipato alla rivoluzione, ma la viene scoprendo e interpretando attraverso i segni che la città e gli uomini offrono. La rivoluzione  è perciò narrata da diversi punti di vista, dall’autorità militare al popolano, al  borghese, al clero, al patriota, componendo una polifonia che, attraverso la decostruzione del romanzo storico tradizionale,  rappresenta  la complessità del reale secondo l’asse paradigmatico del linguaggio che ordina le cose e crea le connessioni tra i fatti. La lingua usata è composita,  presenta  voci dotte,  letterarie e dialettali, che  armonizzano l’alto e il basso. L’alternarsi di tondo e corsivo, le spaziature, l’uso personalissimo della punteggiatura e della maiuscola conferiscono al testo la dinamica spontaneità  dell’azione drammatica che veicola il forte impegno politico del testo che,  attraverso la ricostruzione della “Rivoluzione del sette e mezzo” , giunge fino alla considerazione dell’oggi e ci interroga : Si può dormire  sopra tutto questo ?

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