CHIESA E MONASTERO DI S. MARIA DI TUTTE LE GRAZIE (DETTI DI S. VITO) DELLE FRANCESCANE

(Giacomo Cangialosi)

Fianco del bastione di S. Vito oggi

L’8 settembre  1627 i fratelli don Giacomo e don Nicolò Zummo e don Giovanni Guadagnino decisero di  fondare un monastero e chiesero l’autorizzazione al Cardinale Doria che negò il nulla osta stante la grande quantità di monasteri già esistenti a Palermo, pertanto decisero di trasferire la fondazione a Monreale nell’Ospedale di S. Caterina. La regola fu scelta a sorteggio fra quelle benedettina, domenicana e francescana e uscì il bussolotto con l’immagine di S. Francesco. L’ingresso nel monastero di Monreale delle sedici postulanti avvenne il 1 aprile 1629, ma dopo pochi anni, per la lontananza dalla città e per l’aria malsana venne fatta un’ulteriore supplica all’Arcivescovo che questa volta acconsentì. Pertanto il benefattore don Giaimo  pose le mire sulla chiesetta di S. Vito della confraternita omonima la quale, sotto la clausola di fondare per loro un nuovo oratorio di fronte a quello antico, diede il permesso. L’oratorio doveva essere simile, secondo i capitoli stilati, a quello di S. Stefano al Monte. Ottenuta quindi la chiesa e comprate alcune case vicine si diede inizio ai lavori che si conclusero il 6 ottobre 1630 giorno in cui le monache vennero accolte dallo stesso cardinale Giannettino Doria nella nuova Casa.  Il 15 maggio 1698 infine venne ottenuta anche la clausura strettissima. Le monache di S. Vito oltre i voti ordinari (povertà, castità e obbedienza) avevano anche quello di poter parlare con i familiari dietro le grate della clausura solo quattro volte all’anno e il voto di non pretendere superiorità sulle consorelle. L’abito era quello francescano con in petto un Bambino Gesù dormiente dentro un cuore.

Il chiostro

La chiesa era con la facciata rivolta ad occidente nel piano di S. Vito di fronte il nuovo oratorio (ancora esistente) ed era divisa in tre navate per mezzo di colonne, era ornata di stucchi toccati in oro. Vi erano quattro altari oltre quello maggiore. Nella chiesa vi erano alcune tele pregevoli tra cui una “Madonna delle Grazie con diverse monache con la croce che ascendono un monte” attribuita al Novelli ma forse della scuola.

Dello stesso era una “Sacra Famiglia” e un “Annunziata”. In sacrestia un altro quadro della “Madonna del Rosario” di Pietro Novelli. In chiesa viene anche ricordato un bellissimo Crocifisso in avorio su croce di ametista probabilmente inserito in un armadio-reliquiario. Nel parlatorio erano esposti i ritratti dei fondatori che erano seppelliti dentro la chiesa. Il monastero era molto vasto con chiostri e tutte le comodità. Nel 1781 le monache ebbero concesso dal Senato il baluardo (detto di S. Vito) dove impiantarono un giardino pensile raggiungibile con il cavalcavia ancora esistente su via Mura di S. Vito.  Dopo il 1866 il monastero e la chiesa vennero soppressi, i locali vennero utilizzati come caserma dei carabinieri (funzione che mantiene tuttora) e la chiesa non venne distrutta ma trasformata con tramezzature e solette perdendo del tutto la sua fisionomia anche all’esterno dove s’intuiscono solo i volumi di fronte l’oratorio di S. Vito. Sussiste l’elegante chiostro colonnato.

 

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