I GENI DI PALERMO

Francesco Paolo Rivera *

Affrontare l’argomento indicato nel titolo non è sicuramente facile sia per il significato della parola che per l’elevato numero di Geni … presenti in Città. Iniziando col determinare il significato della parola “genio” il dizionario siciliano del Mortillaro (1) definisce “geniu” uno “spirito” … “un angelo buono o cattivo” … “si prende anche per quegli spiriti che presedono ai luoghi, città, arti liberali, virtù, vizi … inclinazioni d’animo”; … “geniu e curcati ‘nterra” un modo di dire che suggeriva “nella scelta delle mogli, alle ricchezze, le simpatie”. Il Genio raffigurato dal vecchio Re barbuto con la corona in testa, assiso sul trono, col serpente attaccato al petto era la personificazione e l’emblema della Città, il simbolo dei suoi abitanti, di ogni appartenenza etnica, culturale, religiosa e sociale (2), e come tale, denominato sia con l’appellativo di “Genio” che con quello di “Palermo”, le cui origini sono incerte e da ricercarsi nell’antichità pre-romana. Secondo i miti della preistoria (3) raffigurava il “genius loci”, cioè quella entità legata a un luogo di culto nella religione al tempo dei romani,  il genio del luogo abitato dall’uomo. Secondo lo storico Vincenzo Di Giovanni (4) il vecchio barbuto raffigurava il condottiero punico (di nome) Palermo (fondatore della città), mentre il serpente raffigurava Scipione l’Africano che, aiutato dai palermitani nella guerra contro Annibale, donò alla città una conca d’oro con al centro una statua di un guerriero che nutriva un serpente: la Conca d’Oro è il sito in cui sorge Palermo, la statua del Genio (“Palermu ‘u nicu”) è inserita in una piccola conca ove è inciso “Panormus conca aurea suos devorat alterius nutrit” (5) … che diede (e dà, ancora oggi) molte le ipotesi interpretative …, comunque … nel 1400 i Giurati di Palermo adottarono l’immagine del Genio nel loro stemma! Durante il Festino, per tradizione si inneggia “Viva Palermo e Santa Rusulia” … dove, con “viva Palermo” si intende “viva il Genio” il cui nome è appunto “Palermo” che viene accomunato a quello della Santa protettrice della Città. Del Genio ne esistono ben otto rappresentazioni monumentali, sei sono sculture, una è un dipinto, e uno è un pannello musivo (eseguito con la tecnica del mosaico), alle quali se ne possono aggiungere altre (a livello di opere d’arte). Eccone una sommaria descrizione:

  • Genio del Porto”, detto anche “Genio di Palermo al Porto” o “Genio del Cippo Smiriglio” (dal nome dell’architetto Mariano Smiriglio – 1561-1636 -, che sistemò la zona). E’ un antico altorilievo marmoreo, inserito sulla cima di un cippo all’ingresso del Porto (in via Emerigo Amari) sul lato che guarda verso Monte Pellegrino (6).
  • Genio di Palazzo Pretorio”, denominato anche “Palermu ‘u nicu” (per distinguerlo da quello denominato “Palermu lu grandi”) facente parte di un gruppo scultoreo, di autori ignoti, posto sullo scalone del Palazzo Pretorio (sede del Comune). Questa statua fu rinvenuta nel 1596 nelle cantine del Palazzo Pretorio (7) (o Senatorio, o delle Aquile, o di Città) dimenticata – chissà da chi – e venne sistemata nello scalone del palazzo. L’insieme si compone di un alto basamento in pietra di Billiemi al cui centro si erge una colonna tronca in porfido rosso con un capitello (in marmo di Carrara) e una stele funeraria in forma di bulbo con una vasca sopra (sul bordo della quale è la iscrizione citata sopra), entro la quale è sistemata la statua del Genio con la corona in testa e il serpente attaccato al petto, assemblata con altre sculture del XV° e XVI° secolo. Sul basamento, seduti su cubi, due paggi in marmo di Carrara, che reggono ciascuno uno scudo (in quello di sinistra è scolpito lo stemma della città). Questo gruppo scultoreo, composto da molti elementi di diversa provenienza, fu ricomposto dagli scultori Domenico Gagini (1420-1492) e Gabriele di Battista (morto nel 1505) autori delle sculture.
  • Genio del Garraffo”, detto anche “Palermu lu grandi” (per distinguerlo dal precedente). E’ una scultura marmorea realizzata da Pietro de Bonitate nel 1483, che fa parte di un gruppo scultoreo in una edicola del XVII° secolo, posta in piazzetta del Garraffo, nel mercato della Vuccirìa. Storicamente i mercanti genovesi, pisani, amalfitani e catalani, che da tempo immemore avevano le loro logge alla Vuccirìa, vollero omaggiare la città, nella quale mercanteggiavano, con una fontana a cinque cannoli in bronzo sulla quale collocare una statua del Genio, per adornare il piano del Garraffo (dall’arabo “gharraf” abbondanza di acqua) e ne affidarono la realizzazione allo scultore Pietro de Bonitate (8). Nella seconda metà del XVII° secolo la fontana venne sostituita con un’altra fontana barocca (opera dello scultore Gioacchino Vitagliano – 1669/1739, cognato e allievo di Giacomo Serpotta) e la statua fu sistemata in una edicola muraria (opera dell’architetto del Senato Paolo Amato – 1634/1714) (9) ed è sovrastata da una grande lapide in marmo datata 1663.
  • Genio di piazza Rivoluzione”, detto anche “Genio della Fieravecchia”. E’ una statua in marmo di Carrara, opera di autore ignoto del XVI° secolo, che si erge su un “monticello roccioso” che troneggia entro una vasca marmorea quadrata insita in una vasca circolare del XIX° secolo, bordata da una cancellata di ferro. Ha una notevole importanza storica per la Città, infatti fu teatro di sommosse contro i Borboni, nei moti del 1820 e del 1848. La statua fu ammantata dai rivoltosi nel tricolore o nel tricolore con la “Triscèle” (il simbolo della Trinacria), tanto che il Luogotenente del Re, Carlo Filangeri p.pe di Satriano, nel 1852 la fece smontare e conservare nei depositi comunali dello Spasimo. Il 7 giugno 1860, all’ingresso di Garibaldi, la statua venne rimessa al suo posto e la piazza assunse la denominazione di “Rivoluzione”. Una targa marmorea ricorda l’avvenimento “Questo marmo simbolo temuto di libertà sottratto agli occhi del popolo dalla inquieta tirannide. Il Popolo vincitore ripose nel 1860”. Anticamente nel piano della Fieravecchia c’era una fontana dedicata a Cerere, prima trasferita alla Marina, poi, nel 1816, distrutta.
  • Genio di Villagrazia”, detto anche “di Villa Fernandez”. E’ un bassorilievo marmoreo (annerito) di autore ignoto, realizzato sul modello (non copia) di quello che si trova al Porto, su un muro di tufo all’esterno della villa seicentesca (intorno alla quale è sorta l’intera borgata), posta nella borgata di Villagrazia in via Crimi; definita opera di rara bellezza.
  • Genio di Palazzo Isnello”, detto anche “Palazzo Termine d’Isnello” o “Palazzo Sant’Antimo al Cassaro”. Il Palazzo (corso Vittorio Emanuele 204) è stato costruito (da architetto ignoto) tra il XVI° e il XVIII° secolo, in stile post barocco siciliano con elementi che anticipano l’architettura neo classica. La facciata principale sporge sul Cassaro, quella sud su piazza della Borsa e su piazzetta Visita Poveri, dagli altri due lati via Isnello e via Visita Poveri che collegavano il quartiere Fieravecchia con il borgo dei Lattarini. Fu il palazzo abitato da Michele Amari. Molti gli affreschi, all’interno, realizzati da Francesco Sozzi (10) e Vito D’Anna (11), e proprio quest’ultimo realizzò nel 1760, nel soffitto del salone da ballo di Palazzo Isnello, l’affresco, considerato uno dei capolavori del D’Anna e della pittura siciliana del XVIII° secolo, denominato “L’Apoteosi di Palermo”. Trattasi dell’allegoria trionfale di Palermo, la glorificazione a livello divino, l’assunzione al cielo del Genio, l’antico nume pagano tutelare della città, l’unico rappresentato sotto forma pittorica. Il vecchio Genio è raffigurato in alto, al di sopra di alcune figure allegoriche rappresentanti la fame, la giustizia e l’abbondanza e di altre figure mitologiche.
  • Genio di Villa Giulia”, detto anche “Fontana del Genio a Villa Giulia”. E’ una statua in marmo di Carrara, che ricorda – nell’aspetto – il Genio rappresentato da Vito D’Anna nell’Apoteosi di Palermo, che si erge su un monticello roccioso che troneggia entro una vasca simile a quella di piazza Rivoluzione. La scultura è opera dello scultore Ignazio Marabitti (12) che la realizzò nel 1778, su progetto di Nicolò Palma (13), e venne posta in prossimità dell’Orto Botanico, in fondo al viale di accesso alla villa sul lato mare. La fontana, affine (anche se più piccola) alla Fontana del Genio di piazza Rivoluzione (con le caratteristiche del tardo barocco siciliano) è realizzata in “pietra di Billiemi” (14), Il Genio, che nutre dal petto, un serpente, vestito con una armatura romana e con lo scettro regale in mano, ha accanto un aquila (insegna della città), ai piedi un cane (simbolo di fedeltà) e un fascio littorio (simbolo di potere), sulla rocca, sulla quale è assiso, vi è una cornucopia (simbolo di abbondanza), uno scudo con la Triscèle (la Trinacria), e una targa con la iscrizione “Prima sedes, Corona Regis et Regni Caput” (simbolo della Capitale), e un’altra lapide marmorea con inciso un distico del poeta palermitano Giuseppe Delfino “Anguem, aquilam atque canem prudens, augusta fidelis Palladis et Cereris dona Panormus Habet” .
  • Genio del Mosaico”. E’ un pannello musivo (15) posto sopra la porta d’ingresso della Cappella Palatina a Palazzo dei Normanni, che raffigura il Genio di Palermo, vestito da antico romano, con corona in testa, sorvolato dall’aquila, col cane e il serpente sulla gamba destra, e i ritratti di profilo di Ferdinando III° di Borbone e della moglie Maria Carolina d’Asburgo in un rosone pure alla sua destra, realizzato ai primi del 1800 da Pietro Casamassima. Oltre a quelli sopra sinteticamente descritti, ve ne sono altri:
  • Un bassorilievo in stucco, all’interno di una nicchia voltata sull’ingresso del palazzetto, del XIX° secolo al civico 108 di via Oreto, di autore ignoto;
  • Un affresco sulla parete destra della Cappella di Santa Rosalia nella Chiesa del Gesù (Casa Professa) all’interno di una scena allegorica, attribuita al pittore Antonio Grano (1660-1718). Il Genio siede al centro della composizione, un uomo (raffigurante l’inverno) e il fiume Oreto lo affiancano, mentre la peste lo avvicina per flagellarlo, e un angelo inviato da Santa Rosalia allontana il contagio;
  • Nella sala delle armi di palazzo Comitini, in via Maqueda n. 100, realizzato dall’Architetto Nicolò Palma (1694-1779), intorno al 1776-1778 è conservato un arazzo, che riporta i canoni del Genio di villa Giulia, e raffigura il Genio all’interno di un giardino rigoglioso seduto in mezzo alla vegetazione.
  • Nella Fontana di Piazza Pretoria, opera realizzata nel 1554 da Francesco Camilliani di Firenze (16), trasferita a Palermo nel 1581, una statua (che probabilmente in origine raffigurava Bacco e a seguito del trasferimento venne definita) del Genio.

E altre ancora. Le raffigurazioni del vecchio Re assiso sul trono, con la barba, la corona e il serpente e in qualche caso con lo scettro, il cane, l’aquila, secondo illustri studiosi, rappresenta la spiritualità popolare antica, che ci rimanda alla tradizione pre romana del dio della medicina Asclepio (per i greci) o Esculapio (per i romani). Il culto pagano del Genio-Palermo è sempre stato vivo nei palermitani che lo hanno addirittura accomunato con il culto cattolico della Santa protettrice della Città, Santa Rosalia e continua ancora ad esserlo totalmente vivo, nei nostri giorni, tanto da prendere parte al Festino, ove si inneggia al Genio e alla Santa che, assieme, sono i protettori della città: “Viva Palermo e Santa Rusulia”!

*Lions Club Milano Galleria –Distretto 108 Ib-4

Note:

1) Vincenzo Mortillaro, marchese di Villarena (1806-1888) fu una dei più versatili ingegni siciliani; studiò l’arabo, le matematiche, si laureò in diritto all’Università di Palermo, ebbe incarichi amministrativi (Intendente della Provincia) e politici sia sotto l’amministrazione del Re Ferdinando (fu ricevitore del Macino, cioè dei dazi e delle dogane, fu membro del Parlamento Siciliano nel 1849) sia sotto la dittatura di Giuseppe Garibaldi, fu giornalista fondatore de “il Presente”, fu autore del dizionario Siciliano-italiano;

2) Così come l’hanno definito studiosi del passato e di epoche recenti;

3) Ovidio (I° secolo a.C.) e Pausania (scrittore greco del II° secolo d.C. detto il Periegesi in quanto intorno a un itinerario geografico raccoglieva notizie di popoli e civiltà);

4) 1550-1627;

5) “Palermo conca d’oro divora i suoi e nutre gli stranieri”, … e, quale il significato di questa frase? … secondo il Pitrè “Palermo fa vivere gli stranieri e trascura i propri figli”: secondo altri studiosi la figura retorica si riferisce a Kronos divinità greca dell’agricoltura, divoratore dei propri figli e simbolo di abbondanza; l’immagine del serpente è associata alla terra, all’acqua, al rinnovamento, mentre il serpente, simbolo di prudenza, è portatore di conoscenza, associata alla forza fisica; il serpente nutrito dal genio è indicativo di rinnovamento e trasformazione creativa:

6)  A Villa Fernandez, nella borgata di Villagrazia, si trova un altro altorilievo del XVII° secolo, molto simile a questo (“Genio di Villagrazia”) forse realizzato sul modello del primo;

7) Il primitivo Palazzo Pretorio fu costruito nel 1322 nei pressi della Chiesa di S. Francesco di Assisi. Venne ricostruito, nell’attuale sito, (secondo il Meli) tra il 1470 e il 1478 da Giacomo Benfante e ristrutturato nel 1615-1617 da Mariano Smiriglio (nel 1661 sul cornicione venne collocata la statua di S. Rosalia), architetto del Senato, protagonista della stagione tra manierismo e barocco siciliano. Progettò l’Arsenale, molte chiese, molte fontane e l’urna argentea ove riposano le spoglie di S. Rosalia;

8)Era denominato “lumbardus”, forse perché proveniente dalla Lombardia, fu attivo in Sicilia tra il 1466 e il 1501 e le sue opere contribuirono all’introduzione in Sicilia della cultura rinascimentale;

9)Nel XVI° secolo, in piazza del Garraffello (sempre all’interno della Vuccirìa) venne realizzata un’altra fontana (da non confondere con quella descritta prima) la cui acqua era ritenuta “miracolosa” per combattere molti malanni;

10) Pittore, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, (1732-1795), autore – tra l’altro (proprio entro il Palazzo Isnello) – degli affreschi Ispirati alle “Quattro Stagioni”. Cognato di Vito D’Anna;

11) Pittore palermitano (1718-1769) considerato il più raffinato e sensibile interprete del rococò palermitano e tra i maggiori pittori siciliani. Padre di Alessandro D’Anna, cognato di Francesco Sozzi e genero di Olivio Sozzi;

12)  Uno tra i maggiori scultori siciliani (1719-1797);

13) Architetto del Senato e ingegnere del Real Patrimonio (1694-1779), fu l’autore dello “schema geometrico” di Villa Giulia;

14)Fa parte della catena dei Monti del Palermitano. La pietra è di origine calcarea, ha colorito grigio e viene usata come “marmo” (in mancanza di marmi in Sicilia);

15)Letteralmente “opera delle muse”, cioè “mosaico”;

16) 1530-1576. La fontana fu costruita per adornare la villa di don Pedro di Toledo e venduta, nel 1573, dal figlio, al Senato di Palermo, dove fu trasportata frazionata in 644 pezzi.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il nostro sito web utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione. Per maggiori informazioni sui cookie e su come controllarne l abilitazione sul browser accedi alla nostra Cookie Policy.

Cookie Policy