PARROCCHIA DI S. GIOVANNI DEI TARTARI

(Giacomo Cangialosi)

Deriva il suo nome, probabilmente, dall’essere questa zona abitata da saraceni o, secondo altri,  quando i turchi (detti tartari) nel XIV secolo abitarono questa zona del Giardinaccio. Questa chiesa era fin dal 1330 annessa ad un ospedale poichè si ricava che anche questo venne annesso all’Ospedale Grande e Nuovo. Nel 1410 la chiesa divenne parrocchia. Il primo parroco dopo la riforma del 1600 fu don Nicolò Cangiamila che era seppellito al centro della navata. L’edificio in origine aveva la facciata ad occidente e l’altare ad oriente, ma nel 1626 il parroco don Girolamo Danieli la restaurò e invertì l’orientamento affinchè l’entrata fosse nella strada principale detta appunto Strada della parrocchia di S. Giovanni dei Tartari. Nel 1660 subì un ulteriore restauro per opera del parroco don Tommaso Vassallo e successivamente decorata con stucchi e affreschi e ancora nel 1771 dal parroco don Pietro Del Castillo che vi realizzò anche due nuovi altari. Il 30 novembre del 1874, a causa delle condizioni fatiscenti della chiesa, il titolo parrocchiale venne trasferito nell’ex chiesa degli Agostiniani Scalzi, S. Nicolò da Tolentino, dove vennero portate anche alcune opere d’arte. Poco dopo l’edificio sacro venne distrutto, oggi al suo posto troviamo un edificio scolastico.

Giovanni Battista

La chiesa era a navata unica con presbiterio e quattro altari laterali, due per lato. Alle pareti e nella volta affreschi con storie del Precursore di Cristo. Vi si accedeva da due porte: la principale sulla via omonima (dove probabilmente era la statua dell’Immacolata Concezione) e la secondaria rivolta a settentrione. L’altare maggiore era dedicato all’Eucarestia con custodia artistica e aveva due cantorie con gli organi alle pareti laterali. La prima cappella di sinistra era dedicata al Crocifisso e vi era un affresco ritrovato nel 1628 dal parroco Danieli durante i lavori di restauro.  Seguiva il pulpito e la successiva cappella era dedicata a S. Giovanni Battista dove si venerava la statua gaginesca del santo. La parete destra presentava anch’essa due cappelle: la prima dedicata a S. Giuseppe con tela di scuola bolognese (secondo alcuni opera di Pietro Novelli) e la successiva dedicata alla Madonna con quadro dipinto su ardesia con aspetto bizantineggiante (secondo la tradizione ritrovata nel 1716). Presso la porta era il fonte battesimale del 1494 con piedistallo del 1626 e le due edicole marmoree custodie degli oli santi, dalla parte opposta un medaglione marmoreo con il busto di don Saverio Furnari, duca di Furnari, verosimile benefattore della chiesa. Molte delle opere d’arte furono trasferite nella chiesa di S. Nicolò da Tolentino e infine negli anni ’80 del XX secolo il titolo parrocchiale venne sostituito con quello della chiesa ospitante perdendosi anche la memoria storica di questa parrocchia.

Edicola per l’olio dei catecumeni

Nell’attuale chiesa parrocchiale ritroviamo nella prima cappella di destra il fonte battesimale originario (con un moderno orribile coperchio in rame) con alle pareti le custodie per gli Oli santi. Nella successiva la statua marmorea del Battista. Nella sacrestia e nell’archivio parrocchiale sono custoditi, oltre i documenti antichi, anche molti ritratti dei parroci, una pianta del territorio parrocchiale e varie tele. I due altari realizzati dal parroco Del Castillo furono sistemati, per volontà del cardinale Michelangelo Celesia, nelle absidi laterali della chiesa dei Ss. Pietro e Paolo in via Bentivegna dove ancora si trovano, mentre l’altare maggiore fu portato a S. Eulalia dei Catalani. L’affresco con il Cristo crocifisso che dava il titolo ad un altare si trova esposto alla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis.

Battistero

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