TURISMO IN BIBLIOTECA – L’ESEMPIO DI POLIZZI GENEROSA

Ida Rampolla del Tindaro

Polizzi Generosa- Chiesa madre

Tra i monumenti e i palazzi visitati dai turisti nelle città d’arte non figurano quasi mai le biblioteche. Solo alcune – citiamo, fra quelle italiane, almeno  la biblioteca malatestiana di Cesena , un vero piccolo gioiello, e, fra quelle straniere, la Mazarine di Parigi, con le preziosissime raccolte bibliografiche del cardinale Mazzarino ( figlio di un palermitano) ,   la Biblioteca imperiale di Vienna e la grandiosa Alexandrina di Alessandria d’Egitto –  sono incluse nei circuiti turistici e lasciano sempre, nel visitatore, un profondo senso di ammirazione sia per la bellezza artistica delle costruzioni che le ospitano, sia per i tesori d’arte che contengono. L’incunabolo e il libro antico – a parte naturalmente l’importanza del testo – vanno infatti considerati autentiche opere d’arte per la preziosità dei fregi e delle miniature, per la ricchezza delle rilegature, per l’eleganza dei caratteri  e la presentazione tipografica. La biblioteca potrebbe essere visitata dai turisti esattamente come un Museo, specialmente quando ospita, come oggi si verifica sempre più spesso anche nei piccoli centri, delle esposizioni permanenti di interesse storico e artistico. Le antiche biblioteche cercano oggi di diventare, oltre che luoghi di lettura, anche centri culturali.Tra quelle che stanno seguendo questo esempio, bisogna citare quella di Polizzi Generosa, ubicata nel monumentale  antico Collegio dei Gesuiti. Con i suoi oltre 50.000 volumi, tra cui decine di preziosi incunaboli e con una ricchissima collezione di manoscritti, stampe, incisioni, disegni e antichi manifesti, la biblioteca costituisce uno dei patrimoni culturali più preziosi dell’intero comprensorio madonita.  E’ intitolata al duca Federico Lancia di Brolo, grande poliglotta, scienziato e letterato nello stesso tempo, ma anche appassionato collezionista di cimeli vari  che oggi hanno un valore storico, come ad esempio i volantini pubblicitari, i manifesti, le foto e i disegni, che riservano spesso autentiche sorprese. Basterebbe citare, ad esempio, una caricatura  di Daumier, il noto caricaturista francese, al quale la Francia ha dedicato qualche anno fa un’importante mostra al Centro Pompidou.   La biblioteca  di Polizzi ha già organizzato  esposizioni che hanno riscosso notevole successo: la mostra degli ex-libris, rassegna di libri d’artista a cura di Antonina Greco, quella dei giocattoli antichi, provenienti in gran parte dalla collezione della pittrice polizzana Francesca di Carpinello, quella dei cappelli d’epoca appartenenti a una collezionista palermitana, la signora Giovanna Lagumina Gagliardo, il cui marito era di origini polizzane , e, per il 150° dell’Unità d’Italia, quella di manifesti e documenti relativi al Risorgimento siciliano , appartenuti al Duca Lancia di Brolo.   Alcune di queste mostre sono diventate permanenti, come quella dei giocattoli antichi, che sono in gran parte di manifattura locale, che rivelano il livello dell’artigianato polizzano e  che consentono di conoscere ambienti e modi di vita siciliani dall’Ottocento alla prima metà del Novecento. Vi sono infatti, in miniatura, interni di case contadine con mobili e accessori tipicamente ottocenteschi che riproducono, in chiave siciliana, le casette delle bambole molto in voga nei paesi europei. A queste si aggiungono, in forma di giocattolo, altri oggetti di uso quotidiano abituali nelle case paesane di un tempo, come i forni per il pane, le pile di legno per il bucato o i bracieri di rame con la cupoletta rotonda di legno formata da strisce incrociate.  Insieme alle suppellettili in miniatura delle case contadine sono esposte quelle delle case aristocratiche, come alcuni preziosi servizietti di porcellana danese o le riproduzioni in piccolo di pregiati mobili d’epoca. Di particolare interesse  poi gli animali di cartapesta, come i cavalli dagli eleganti finimenti  o la mucca con la testa mobile collegata a un meccanismo interno che, ad ogni movimento del capo, produceva un suono simile a un muggito. Si tratta di una vera anticipazione di quei giocattoli parlanti che si affermeranno solo in un periodo successivo : ma è anche una dimostrazione del livello raggiunto dall’artigianato locale. I giocattoli di provenienza straniera, soprattutto tedesca e francese, confermano invece l’apertura di Polizzi alla cultura europea. E’ esposto infatti uno dei primi carillons, di produzione tedesca di fine Ottocento  , formato da una gabbietta di ferro con  due uccellini ricoperti di piume che, azionati da una chiavetta, cinguettano e agitano le ali.  Di marca tedesca  anche le prime macchinette per cucire, ancora perfettamente funzionanti.  Ma fra i manufatti stranieri spicca una  di quelle antiche bambole di legno snodabili prodotte in alcuni paesi europei. Si trattava di bambole di fattura molto raffinata che servivano raramente per giocare e che erano riservate in ogni caso a bambine di grandi famiglie ( la regina Vittoria , da bambina, ne possedeva parecchie): erano considerate oggetti ornamentali o da collezione, tanto da essere custodite, come la bambola di Polizzi, sotto una campana di vetro. Secondo una valutazione della Sotheby’s di Londra,  si tratta  di un raro esemplare di fabbricazione tedesca del 1845, di particolare valore. Il clima dell’epoca è dato, nella mostra,  anche dall’esposizione di alcuni sontuosi abiti femminili, appartenenti sempre alla famiglia Carpinello, che ricordano il periodo in cui anche in paese, nei circoli e nei palazzi, si svolgevano feste  in cui le signore gareggiavano in eleganza. Ma è particolarmente interessante un raro esemplare di vestitino da cerimonia per bambini di nobile famiglia: l’abitino, risalente alla fine del XVIII secolo, è formato da una redingote intessuta in oro e da calzoncini in seta finemente ricamati.   Dopo la solenne inaugurazione del 1910 la mostra, grazie a donazioni di privati, si è arricchita di altri giocattoli in gran parte meccanici. Le innovazioni tecnologiche rappresentate da alcuni esemplari consentono  così di conoscere l’evoluzione del giocattolo fino alla prima metà del XX secolo.  Un altro insolito piccolo museo è quello della scuola, che comprende anzitutto una ricca collezione di quaderni donata dalla Presidente della Biblioteca. Le copertine illustrate offrono la possibilità di conoscere anzitutto l’arte e le tecniche grafiche dei vari periodi. Si passa infatti dai quaderni Liberty, dalle raffinate decorazioni floreali che riflettono l’eleganza della Belle Epoque , alle foto ancora sfocate e imperfette della Prima Guerra Mondiale e ai quaderni dell’epoca fascista, con le foto delle varie manifestazioni belliche, sportive, campestri ecc., presentate sempre con finalità propagandistiche.  Ma i quaderni servivano anche a coadiuvare i programmi scolastici: vi sino infatti serie dedicate alla storia, ai grandi personaggi, alle opere letterarie, alle bellezze naturali e artistiche d’Italia, alla scienza, allo sport e così via. Molte copertine si ispirano alla letteratura  ( vi sono alcune rarissime riproduzioni del primo film muto sui Promessi Sposi) e altri rispondono a finalità educative e morali, come quelli che invitano al risparmio, distribuiti in omaggio dalla Cassa di Risparmio.  Di particolare interesse storico sono poi i quaderni destinati a una materia oggi scomparsa, la calligrafia. La Bella Scrittura era una vera e propria arte, come dimostra la relazione, esposta nel museo, di una docente palermitana di calligrafia, la prof. Adele La Greca,  relazione premiata nel 1901 all’Esposizione universale di Parigi. Tra le due guerre, il bisogno di fantasia, tipico dei bambini, veniva soddisfatto dalle numerose copertine dedicate a fiabe e storielle, in cui è possibile cogliere l’evoluzione dell’arte del disegno. Le copertine dei quaderni sono spesso, in questo periodo, opere di autentici artisti, che si ispirano alle favole o a scenette buffe con graziosi effetti caricaturali, che oggi ci consentono di conoscere anche la rappresentazione dell’infanzia attraverso il tempo. Si passa infatti dai bambini candidi e ingenui del periodo anteguerra ai protagonisti dei fumetti moderni ( ad esempio Mafalda) , assai più smaliziati anche nelle battute scherzose.  Anche le copertine dedicate agli animali dimostrano i cambiamenti di mentalità da una generazione all’altra: dalle favole a sfondo moraleggiante ma dalla morale amara, che presentano animali che parlano e agiscono come uomini e dall’esaltazione della caccia e dei prodotti ricavati dagli animali si passa , in epoca più moderna, a nuove forme di amore e di rispetto ispirate da una nuova coscienza ecologica e animalistica.   Scompaiono, nei quaderni più recenti, diventati quadernoni dalle copertine patinate, con foto e disegni tecnicamente perfetti, i riferimenti alla storia, all’attualità o alla cultura in genere. Alcune copertine riproducono scene di violenza, come nella serie di Spider-man:  ma ve ne sono altre delicate e raffinate, come quelle realizzate dalla pittrice Anna Geddes  e altre che sensibilizzano gli alunni alle tematiche sociali, come quelle di Emergency. L’arte ispira una serie di quaderni dedicati all’Impressionismo, mentre la letteratura è presente solo con alcuni best-sellers, come il Piccolo Principe o la saga di Henry Potter.  Altri quaderni interessanti, mai visti finora nei musei scolastici, sono quelli dei paesi stranieri, tra i quali spiccano, per la loro originalità e la loro bellezza,quelli indiani, ispirati tutti alle divinità della religione indu, e quelli giapponesi, che riflettono l’amore per la natura. Ed è esposta anche una grammatica della lingua zulu, una lingua particolarmente complessa… La mostra comprende anche molti testi didattici, che, oltre a rispecchiare le concezioni pedagogiche del loro tempo, dimostrano l’attenzione dedicata alla scuola anche da parte  di noti scrittori. Vi sono infatti antologie e libri di lettura  scritti da Luigi Natoli, Vanni Pucci, Giuseppe Fanciulli, Grazia Deledda e tanti altri. Ma sono anche esposte , per la prima volta in un Museo, le opere scritte dagli alunni , a volte di notevole interesse, come tesine, saggi,schedine di ricerca elaborate spesso in maniera artistica: e vi sono diversi Annuari con i contributi scientifici degli insegnanti, che dimostravano così il loro amore per lo studio e per la ricerca.   Tra il materiale didattico, tra cui figura anche un antico e raro esemplare di calcolatrice, il Museo comprende, oltre a numerosi giochi e antichi cartelloni, la lavagna di feltro con le figurine autoadesive, utile per stimolare l’inventiva e accrescere la padronanza linguistica. Ma in questo campo Polizzi detiene un vero e proprio primato. Sono esposti infatti i Racconti muti del maestro Ernesto Ciralli, che insegnò a Polizzi sul finire del’Ottocento e che può essere considerato l’anticipatore di tante teorie didattiche moderne per lo studio della lingua. I Racconti muti, esercizi di composizione per le scuole elementari,  formati da scenette che dovevano essere descritte dagli alunni, furono premiati con medaglia d’argento nell’Esposizione Generale di Torino  del 1898. Quest’opera, oggi rarissima e praticamente sconosciuta, è esposta insieme alle moderne imitazioni, le strisce mute con scenette da descrivere e interpretare. Vi sono inoltre pagelle, diplomi e attestati di merito spesso artisticamente decorati e rilasciati perfino ai bambini delle scuole materne, a dimostrazione dell’importanza che si dava al riconoscimento del merito a qualsiasi età. Il modello di  uno di questi diplomi fu ideato da duca Federico Lancia di Brolo, a cui si intitola la Biblioteca.   Altre curiosità sono rappresentate dal materiale riguardante l’Università. E’ esposto ad esempio uno dei primi diplomi di laurea in giurisprudenza rilasciati dall’Università di Palermo nel 1818 a un polizzano, Giovanni Borgesano, che divenne poi notaio. Il diploma è in realtà un fascicoletto in pergamena con copertina in pelle scritto interamente in latino e inneggiante agli studi giuridici. E’ esposto anche il caratteristico cappello goliardico a punta, di ispirazione medievale ( era il cappello di Robin Hood) , rimesso in onore dagli studenti pisani che lo indossarono durante le battaglie del Risorgimento, in cui molti di loro si immolarono insieme ai loro docenti. Ma bisogna anche sottolineare un altro aspetto tipico della goliardia,  il papello, cioè il documento scritto in latino maccheronico e scherzoso, rilasciato dagli studenti “anziani” alle matricole come “ricevuta” di un’offerta destinata a “sbagnare”, come si diceva un tempo, l’ingresso all’università. Nel Museo è esposto uno di questi caratteristici papelli, tra cui figura anche la firma di qualche studente palermitano divenuto poi molto illustre.  Ma c’è anche un altro tipo di papello ancora più raro, almeno da noi: quello che veniva rilasciato ai neolaureati, in cui si magnificavano, ma  sempre in maniera scherzosa e ironica, le qualità e le capacità di chi aveva conseguito la laurea.Nel caso di quello esposto a Polizzi, si trattava di un oriundo polizzano laureatosi in ingegneria all’università di Padova e fattosi poi molto onore nella vita professionale, l’ing. Francesco Rampolla del Tindaro, divenuto anche un eroe della Resistenza , come Comandante della brigata Osoppo. Nel settore dedicato all’università  è riprodotto anche l’inno internazionale della goliardia,  un fenomeno oggi scomparso ma che in passato conobbe, specialmente a  Bologna, grazie all’avallo del Carducci, grandi manifestazioni ispirate a ricostruzioni ambientali del Medio Evo. Della goliardia, di cui gli studenti d’oggi non sanno nulla,  in un pannello, è rapidamente tracciata la storia.   Un altro museo di interesse storico  è quello  etno-antropologico, realizzato grazie alla ricca donazione fatta da Alfino e Giuseppina Zafarana, un medico e una docente di Polizzi, di antichi oggetti, manufatti e arnesi di lavoro di uso contadino e quotidiano, legati alla terra e ad attività ormai quasi scomparse. Si tratta di testimonianze importanti della vita del passato, come aratri, telai ( tra cui uno monumentale di particolare interesse storico) , suppellettili varie, accompagnate a ricostruzioni di ambienti, come le stanze da letto con i letti dalle testate in ferro battuto e le tipiche coperte bianche ornate di frange ricamate ,  le cucine con il vasellame  in rame o terracotta,  e poi  i tipici abiti dei contadini polizzani, come lo scappulare,  cioè il pesante mantello di panno blu con cappuccio incorporato, e così via. E non mancano anche gli antichi gioielli, le immaginette  e le stampe religiose, le foto d’epoca e  mille altri reperti che consentono di conoscere la vita di un tempo e che i due donatori hanno voluto salvare dall’oblio, offrendo i visitatori un perfetto spaccato della vita polizzana dei secoli scorsi.  Un piccolo museo del tutto particolare è quello dedicato alla storia della didattica del francese, l’unico in Italia. La mostra ha preso l’avvio dalla convenzione stipulata nel 1915 tra il Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo  e la Biblioteca di Polizzi Generosa per l’istituzione di un fondo documentario destinato alla disciplina.  La Biblioteca è stata scelta per la sua ricca dotazione di testi legati alla lingua e in genere alla cultura francese, provenienti dal patrimonio librario del duca Lancia di Brolo a cui si intitola la Biblioteca,  insigne francesista, scienziato,  bibliofilo e membro di parecchie Accademie francesi.  Il materiale legato alla cultura d’oltralpe , tra cui un rarissimo Atlante francese del XVIII secolo , oltre a disegni e incisioni di autori importanti,  è stato già esposto nella Biblioteca in occasione della visita di alcuni rappresentati dell’Ambasciata di Francia, che lo hanno grandemente apprezzato.   Grazie alla Convenzione, la Biblioteca è stata inserita in una rete universitaria europea per la mobilità studentesca e per la dimensione europea dell’educazione e nel progetto Forthem , che promuove multiculturalismo e multilinguismo, in partenariato con sei università europee, attraverso  anche l’organizzazione di seminari, summer school, ecc. Nel Novembre 2021 si è svolta infatti, nell’ambito di una summer school, una giornata di studio nella Biblioteca di Polizzi, in cui la Presidente della Biblioteca e  Direttrice del Polo Didattico , Ida Rampolla del Tindaro, ha illustrato agli studenti stranieri gli scrittori siciliani che avevano scritto in francese e in inglese( tra cui, naturalmente, il polizzano G.A.Borgese),  e il prof. Alexandre Madonia, referente per il Dipartimento di Scienze umanistiche,  l’importanza dell’educazione multiculturale  e del  plurilinguismo. La Biblioteca ha anche partecipato, offrendo premi in libri, a un concorso  riservato agli studenti liceali e universitari organizzato dall’AMOPA ( Association Membres Ordre Palmes Académiques, onorificenza creata da Napoleone per i cultori del francese) per una recensione dell’opera di un autore francese contemporaneo.   Il patrimonio del Fondo, grazie a numerose importanti donazioni, tra cui  quella dell’intera biblioteca  di un’illustre francesista dell’Università di Bergamo, Fiorella Brisotto, si è ulteriormente arricchito di una raccolta, unica nel suo genere, di testi scolastici dall’Ottocento ai giorni nostri. I manuali scolastici di solito non sono conservati nelle Biblioteche e dopo qualche anno scompaiono anche dai circuiti commerciali, diventando introvabili. Gli editori, spesso , li destinano al macero.  Rappresentano però l’applicazione pratica delle varie metodologie didattiche , consentendo di vagliarne l’efficacia e la validità. Ecco perché una raccolta di testi scolastici può essere utile per la storia delle metodologie e del’evoluzione della lingua. E lo stesso può dirsi per le storie letterarie, sempre più sensibili  alle nuove tecniche per l’interpretazione dei testi, e per i manuali tecnici  e commerciali, oggetti a un continuo aggiornamento non solo per il progresso delle varie discipline ma anche per l’evoluzione dei relativi linguaggi. Un settore a parte è rappresentato poi dalle opere letterarie commentate per la scuola, attraverso le quali è possibile cogliere il  cambiamento dei gusti e degli orientamenti della critica. I commenti di queste opere servono anche a scoprire l’interesse per la scuola di noti studiosi e critici  francesisti, come Ferruccio Centonze, Guglielmo Lo Curzio e l’oriundo polizzano Vincenzo Errante Jr.  La preziosa donazione dell’Avv. Nicola Gagliardo, che, in memoria del padre avv. Rosolino Gagliardo, di origine polizzana, ha offerto alla Biblioteca opere, documenti e lettere  in francese di G.A.Borgese, ha ulteriormente arricchito il fondo, che offre in tal modo molteplici possibilità di approfondire la conoscenza della lingua e della cultura francese anche nei suoi aspetti interculturali.   L’antico Collegio dei Gesuiti, divenuto poi Palazzo Comunale e oggi, su iniziativa dell’attuale sindaco Gandolfo Librizzi, Palazzo della cultura, ospita anche il Museo Archeologico, che non è annesso alla Biblioteca ma è   particolarmente importante per  il numero e la preziosità dei reperti, provenienti dalla necropoli ellenistica scoperta in contrada S.Pietro. Gli scavi , iniziati nel 1992, hanno portato alla scoperta di una città di notevole importanza.L’allestimento museale è stato curato dall’archeologo prof. Amedeo Tullio,  dell’Università di Palermo, che ha pubblicato anche diversi  importanti studi sull’argomento. Il museo comprende una sezione stratigrafica, una sezione didattica e una tipologica, che consentono di conoscere la cultura , la vita e l’importanza anche commerciale dell’antico centro  che alcuni identificano con l’Atene siciliana di cui parlano gli antichi storici. Il materiale esposto è molto vario e del più alto interesse: si va dal biberon di terracotta con la pallina antisoffocamento a una statuetta di attore comico di aspetto sileniforme  , da un grande tripode di ferro agli strigili di bronzo che documentano un’intensa attività sportiva  , dalle spille che fermavano i pepli delle donne  ai dadi che venivano adoperati per i giochi infantili e ai vasetti porta unguenti   Ma sono di notevole interesse  le sepolture infantili, alcune delle quali realizzate con la giustapposizione di due tegole curve,  le ceramiche e i vasi figurati , riproducenti eleganti figure femminili o cigni  dipinti in nero. Tra le figure dipinte in rosso, una bella olpe a testa femminile attribuita al pittore Nyn ( seconda metà del IV sec. a.C.).

Anfora di Herakles con il leone nemeo.Ph Museo civico archeologico

Ma il reperto più interessante è l’anfora protosiceliota raffigurante, da un lato,  Heracles e il leone Nemeo, e, dall’altro una scena di toletta. L’opera, databile nella prima metà del IV secolo a.C., è attribuita al cosiddetto “Pittore di Polizzi” , una  significativa personalità artistica che Amedeo Tullio inserisce nel quadro dei rapporti tra la ceramografia protosiceliota e quella proto campana, sottolineandone l’originalità. Il museo archeologico di Polizzi consente quindi di fare molte interessanti scoperte legate non solo all’arte ma anche alla storia e alla vita di un antico centro siciliano di indubbia importanza.  Ma il Palazzo della cultura ospita un altro piccolo museo del tutto insolito, ispirato a criteri modernissimi: quello dell’Abies nebrodensis,  cioè l’abete bianco, che cresce solo in territorio polizzano. Si tratta di una specie botanica rarissima , scomparsa nel resto d’Italia dall’ epoca dei ghiacciai , che è stata definita, nel corso di un simposio internazionale di botanica svoltosi a Palermo nel Giugno 1983, “una forma ancestrale, una specie di dinosauro, un fossile vivente che è stato salvato un minuto prima che venisse ad estinguersi”. Solo nel I957 un gruppo di botanici scoprì, nel Vallone Madonna degli Angeli presso Polizzi Generosa, una trentina di esemplari di quella che veniva considerata una specie ormai estinta. La Società botanica italiana lo ha designato  pianta conifera simbolo della Sicilia “ per la valenza storico-scientifica, per peculiarità bio-geografiche e per  la bellezza”. Il Museo , originalissimo, è stato realizzato con la collaborazione di diversi Enti, tra cui, naturalmente, l’Ente Parco delle Madonie , insieme a vari Ispettorati e Ministeri e alla Rete ecologica Natura 2000 adottata dall’Unione Europea per il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali minacciati o rari a livello comunitario. E’ stato inaugurato solennemente nel Luglio 2019  e presenta, con l’aiuto dei più moderni supporti tecnologici, molte suggestive e originali vedute , con canti d’uccelli e immagini del “bosco incantato” quanto mai suggestive che ricreano il contesto naturale in cui sorge l’abete, del quale viene anche narrata l’incredibile storia. L’ultimo piccolo Museo , definito più propriamente “Sala dei cimeli” , è quello dedicato al Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, Segretario di Stato di Leone XIII, che nel Conclave del 1903, pur essendo il candidato favorito, non poté essere eletto Papa per il veto opposto dall’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. La mostra comprende parecchi interessanti cimeli , tra cui la famosa Table Féret , donata dalla Presidente della Biblioteca: un banco scolastico a elevazione automatica, che cresce con la statura dell’alunno e che è trasformabile in scrittoio, tavolo da disegno e leggio per musicisti. Il banco, che per l’originalità delle sue concezioni ebbe premi e medaglie d’oro nelle Esposizioni universali di mezzo mondo, risale alla fine dell’800 e fu donato dall’inventore francese  A.Féret, come testimonia la targhetta d’argento con dedica, al Cardinale Rampolla del quale era  ben noto l’amore per lo studio e per la cultura. La Table Féret anticipa molte concezioni sanitario-pedagogiche di cui solo oggi si comincia a comprendere l’importanza. Quella di Polizzi è l’unico esemplare esistente in Italia. Altrettanto importanti  e unici i piatti di porcellana della casa Doccia-Ginori fatti coniare espressamente per il Cardinale dall’Ambasciatore di Francia e decorati con lo stemma del prelato e i gigli di Francia. I piatti, che non figurano nemmeno nel Museo Ginori ,  e che sono particolarmente pregiati per la loro rarità, sono stati donati da un appassionato collezionista, l’avv. Nicola Gagliardo. La sorella  arch. Giada Gagliardo ha donato un altro importante cimelio: il testo originale del Concordato tra la Santa Sede e il principato del Montenegro,  curato dal Cardinale, che apre nuova luce sulle  grandi qualità diplomatiche del prelato.  E’ esposta anche la sua berretta cardinalizia, donata al Museo dal marchese  Giuseppe Parodi Domenech, di lontane origini polizzane.         Sono esposte anche le opere dell’altro grande figlio di Polizzi, G.A.Borgese, dedicate alla vicenda del veto e cioè  l’Arciduca e Il dramma di Mayerling,  più una ricca collezione di giornali e articoli sul cardinale appartenuti al Com.te Achille Rampolla del Tindaro, e numerosi volumi, foto, lettere, inviti e locandine  riguardanti manifestazioni e convegni relativi alla vicenda del veto. Altri libri, foto e giornali  sono stati dati in visione da un altro collezionista, l’ing. Salvatore Badagliacca.   La mostra è stata solennemente inaugurata il 17 Agosto 2021, con l’intervento di don Guido Colombo, studioso e giornalista della Società San Paolo, imparentato col Cardinale attraverso gli Errante ( la madre del Cardinale era Orsola Errante di Avanella, sorella dello storico , poeta, drammaturgo e patriota  Vincenzo Errante) , che ha tenuto la relazione inaugurale.  Anche attraverso le testimonianze di questo piccolo museo  i visitatori e gli studiosi possono dunque  avere la possibilità di conoscere meglio alcuni aspetti importanti della storia d’Italia. Biblioteca e musei  formano così un tutto inscindibile che conferma l’importanza della cultura nei suoi più diversi aspetti, anche quelli meno noti , invitando i visitatori alla scoperta e all’approfondimento , che possono essere soddisfatti soprattutto attraverso i libri e la lettura: da qui l’importanza di queste mostre in una biblioteca.

 

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